TOMAS CARINI. NICOLÒ GIANI E LA SCUOLA DI MISTICA FASCISTA
Mursia 2009 €. 21,00.
Come mai un giovane, nato nel 1976, iscritto alla facoltà di filosofia dell’Università di Torino, vincitore di una borsa di studio dell’Associazione Perseguitati Politici Italiani Antifascisti e dell’Istituto Storico della Resistenza, decide di fare la sua tesi di laurea in filosofia con un professore marxista, indirizzando le proprie ricerche verso un argomento sconosciuto ai più, rimosso non solo dalle cattive coscienze degli intellettuali antifascisti alla Bobbio, ma anche dalle conoscenze dei tanti pseudo neo o post fascisti, ritenuti tali solo per becere manifestazioni più o meno folcloristiche e non per vera riflessione storico-politica, come la Scuola di Mistica Fascista, fondata e diretta da Nicolò Giani?Questa la prima domanda che si pone alla riflessione dopo la lettura del libro, opportunamente edito da MURSIA, e tratto da quella tesi di laurea. Ma un altro interrogativo si trova all’interno dello stesso volume, e non è l’Autore a porselo, ma Indro Montanelli, che molti di quei giovani che in quella scuola discettavano di un Fascismo più puro, più aderente alle Idee e ai Principi della Rivoluzione, li aveva conosciuti e frequentati, il quale molti anni dopo, dalla sua comoda posizione di “giornalista di regime” (quello democristiano, come prima lo era stato di quello fascista), si chiedeva se non fossero stati proprio quei giovani, i Nicolò Giani, i Berto Ricci, i Guido Pallotta, benchè sconfitti assieme al regime che con la loro scuola avrebbero voluto riportare alla purezza delle origini, i veri vincitori, nel confronto con gli intellettuali, loro coetanei, che dopo la sconfitta, quello stesso regime condannavano e demonizzavano.Nel volume è contenuta anche una citazione interessante; è di uno studioso marxista, Luciano Canfora, il quale invita gli studiosi a non accontentarsi dei dati acquisiti da chi si è occupato in precedenza di una certa materia, ma invita a proseguire gli studi, attraverso la ricerca continua, consapevole che nuovi studi possono condurre a nuovi esiti.Alla fine del libro, quasi stupiti con l’autore del fervore e del rigore morale di Giani e degli altri allievi di quella Scuola, viene spontaneo un altro interrogativo: ma come mai, ancora ad oltre 60 anni dalla fine del regime fascista e del suo capo e fondatore, il fascismo suscita ancora interesse, il suo studio pone ancora interrogativi e promuove dibattiti accademici, pubblicazioni di saggi, come quello del torinese Carini o anche ambientazioni di romanzi “noir” come quello del torinese (anche lui!)Ballario? Che il “male assoluto” sia solo il pensiero debole di chi con quella fase volle definire quel periodo della storia italiana?
martedì 19 gennaio 2010
In ricordo dei caduti sul lavoro
Anche il 2010 si è aperto con un grave incidente sul lavoro, accaduto proprio nella nostra provincia a Sale, che ha fatto registrare ben due morti. Altri due lavoratori stroncati mentre andavano a guadagnarsi il pane quotidiano, altre due famiglie nel lutto e nel dolore. Mentre a Torino stancamente si apre il processo per i morti dell'amianto contro i vertici della Eternit, e prosegue quello contro i responsabili della Thyssen Krupp. Non vorremmo però più parlare di processi, di indagini, di risarcimenti: vorremmo parlare di "buone pratiche" per l'eliminazione degli infortuni sul lavoro o per lo meno per una significativa riduzione del loro numero e della loro gravità. Le leggi ci sono, bisogna applicarle e farle applicare, da un lato razionalizzando la complessa rete dei controlli e dall'altro, rafforzando gli organici degli enti (forse troppi) preposti a questi controlli. Intanto segnalo che negli stessi giorni la Commissione toponomastica del Comune di Alessandria, approvava all'unanimità la proposta di intitolare una sede stradale alle Vittime della Thyssen Krupp. Proponenti erano stati due consiglieri comunali il "compagno " Bellotti (PdS) e il "camerata" Rovito (La Destra). Forse perchè frastornati dalle polemiche un po' "retrò" per altre intitolazioni, i giornali locali non ne hanno parlato. Ci auguriamo che al momento dell'inaugurazione dell'intitolazione, non si elevino i soliti discorsi intrisi di retorica, ma si possa assistere ad una seria presa di coscienza di un problema che non saranno certo le "liberalizzazioni" (siano di Bersani o di tremonti, non importa) a risolvere.
ALESSANDRIA INTITOLERA’ UNA SEDE STRADALE A GIORGIO ALMIRANTE?
ALESSANDRIA INTITOLERA’ UNA SEDE STRADALE A GIORGIO ALMIRANTE?
Sembra di sì, stando al voto espresso dalla Commissione Toponomastica, che dobbiamo ricordare, non è una commissione con poteri decisionali, in quanto l’ultima parola spetta al Sindaco. Intanto, come cofirmatario col collega Bocchio della proposta di intitolare una sede stradale a Giorgio Almirante, voglio ringraziare pubblicamente i Gruppi Consiliari che hanno espresso parere favorevole: La Lega Nord, AN-PdL, Forza Italia - PdL, Prima Alessandria. Mi dispiace che gli altri gruppi, astenendosi, non partecipando al voto o votando contro, abbiano impedito una votazione unitaria, lasciando prevalere lo spirito di fazione su quello della pacificazione nazionale.Voglio qui brevemente ricordare uno solo dei meriti politici che la Storia ha già riconosciuto a Giorgio Almirante (tralascio pertanto di parlare di altre qualità che pur possedeva in sommo grado: la cultura, la capacità oratoria, l’onestà, la dirittura morale), per soffermarmi su un aspetto che va riconosciuto a Lui come Segretario per lunghi anni del Movimento Sociale Italiano e comunque come leader importante di quel partito anche nei periodi in cui non ne era alla guida. Si deve infatti ad Almirante (ed agli altri fondatori del MSI, fra tutti ad Arturo Michelini e a Pino Romualdi) se nell’immediato dopoguerra una massa di giovani reduci, di epurati, di ex prigionieri, di rimpatriati dalle Colonie e dalle Terre perdute, che altrimenti avrebbero potuto subire la pericolosa fascinazione del ricorso alla lotta armata (anche se magari solo per autodifesa o per spirito di rivalsa), fu indirizzata invece verso la democrazia intesa dapprima, forse, soltanto come metodo, ma poi, progressivamente, sempre più, come valore in sé. Erano infatti già nati i FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria) in quel 1946, e a Roma come a Milano e a Torino avevano già compiuto alcune azioni rilevanti, anche se solo dimostrative, ma non era difficile prevedere che, anche a fronte di una probabile reazione violenta dello schieramento avversario (si noti che peraltro la “Volante Rossa” agì a Milano ancora nel 1947 e nel 1948 con gli omicidi del giornalista De Agazio e del generale Gatti: non avrebbe avuto certo bisogno di molte provocazioni per scatenarsi ancora di più!), si sarebbero potuti riaccendere i fuochi non ancora sopiti della guerra civile.Ma la giovane democrazia italiana non aveva bisogno di ciò!L’integrazione della “generazione che non si è arresa” (così fu definita quella massa di giovani che, a guerra chiaramente perduta, erano accorsi a combattere sotto i vessilli della RSI solo “per l’Onore d’Italia” contro quello che era ritenuto il “tradimento dell’8 Settembre”) nella vita democratica del Paese, è stato senza dubbio un risultato di cui va dato merito a Giorgio Almirante.Se è ovvio e scontato attribuire ai Partiti rappresentati nell’Assemblea Costituente, il ruolo di fondatori della Repubblica Italiana, non si puo’ sottovalutare, dal punto di vista appena illustrato, il contributo del Movimento Sociale Italiano e di Giorgio Almirante quantomeno al rafforzamento e al consolidamento delle Istituzioni Repubblicane.Ecco perché sarebbe stata preferibile una approvazione a più larga maggioranza, ma credo che gli Alessandrini condivideranno queste mie considerazioni.
Aldo RovitoConsigliere Comunale Segretario Provinciale La Destra
Sembra di sì, stando al voto espresso dalla Commissione Toponomastica, che dobbiamo ricordare, non è una commissione con poteri decisionali, in quanto l’ultima parola spetta al Sindaco. Intanto, come cofirmatario col collega Bocchio della proposta di intitolare una sede stradale a Giorgio Almirante, voglio ringraziare pubblicamente i Gruppi Consiliari che hanno espresso parere favorevole: La Lega Nord, AN-PdL, Forza Italia - PdL, Prima Alessandria. Mi dispiace che gli altri gruppi, astenendosi, non partecipando al voto o votando contro, abbiano impedito una votazione unitaria, lasciando prevalere lo spirito di fazione su quello della pacificazione nazionale.Voglio qui brevemente ricordare uno solo dei meriti politici che la Storia ha già riconosciuto a Giorgio Almirante (tralascio pertanto di parlare di altre qualità che pur possedeva in sommo grado: la cultura, la capacità oratoria, l’onestà, la dirittura morale), per soffermarmi su un aspetto che va riconosciuto a Lui come Segretario per lunghi anni del Movimento Sociale Italiano e comunque come leader importante di quel partito anche nei periodi in cui non ne era alla guida. Si deve infatti ad Almirante (ed agli altri fondatori del MSI, fra tutti ad Arturo Michelini e a Pino Romualdi) se nell’immediato dopoguerra una massa di giovani reduci, di epurati, di ex prigionieri, di rimpatriati dalle Colonie e dalle Terre perdute, che altrimenti avrebbero potuto subire la pericolosa fascinazione del ricorso alla lotta armata (anche se magari solo per autodifesa o per spirito di rivalsa), fu indirizzata invece verso la democrazia intesa dapprima, forse, soltanto come metodo, ma poi, progressivamente, sempre più, come valore in sé. Erano infatti già nati i FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria) in quel 1946, e a Roma come a Milano e a Torino avevano già compiuto alcune azioni rilevanti, anche se solo dimostrative, ma non era difficile prevedere che, anche a fronte di una probabile reazione violenta dello schieramento avversario (si noti che peraltro la “Volante Rossa” agì a Milano ancora nel 1947 e nel 1948 con gli omicidi del giornalista De Agazio e del generale Gatti: non avrebbe avuto certo bisogno di molte provocazioni per scatenarsi ancora di più!), si sarebbero potuti riaccendere i fuochi non ancora sopiti della guerra civile.Ma la giovane democrazia italiana non aveva bisogno di ciò!L’integrazione della “generazione che non si è arresa” (così fu definita quella massa di giovani che, a guerra chiaramente perduta, erano accorsi a combattere sotto i vessilli della RSI solo “per l’Onore d’Italia” contro quello che era ritenuto il “tradimento dell’8 Settembre”) nella vita democratica del Paese, è stato senza dubbio un risultato di cui va dato merito a Giorgio Almirante.Se è ovvio e scontato attribuire ai Partiti rappresentati nell’Assemblea Costituente, il ruolo di fondatori della Repubblica Italiana, non si puo’ sottovalutare, dal punto di vista appena illustrato, il contributo del Movimento Sociale Italiano e di Giorgio Almirante quantomeno al rafforzamento e al consolidamento delle Istituzioni Repubblicane.Ecco perché sarebbe stata preferibile una approvazione a più larga maggioranza, ma credo che gli Alessandrini condivideranno queste mie considerazioni.
Aldo RovitoConsigliere Comunale Segretario Provinciale La Destra
Cresce "la destra" in Piemonte
Riflessioni tra politica e storia
CHI VUOLE LA TURCHIA IN EUROPA?
“Chi vuole la Turchia in Europa?” questo il tema della Tavola Rotonda organizzata da LA DESTRA a Novi Ligure presso la Sala dell’Hotel Viaggiatori nel pomeriggio dello scorso sabato 16 gennaio.. Sulla base di una relazione del dr. Fabio Robotti, che ha analizzato le motivazioni culturali, economiche, sociali e politiche che rendono almeno problematica l’adesione della Turchia all’Unione Europea, e che fanno propendere La Destra per un deciso NO! Anche tra gli altri partecipanti alla Tavola Rotonda è prevalso un chiaro indirizzo contrario, per lo meno nelle attuali condizioni (posizioni dell’UDC, Sig.ra Depetro, dell’ApI, Comm. Giannattasio e cel PdL Ferretti, che auspica in un prossimo futuro un cambiamento delle condizioni interne della Turchia per favorirne l’ingresso nell’U.E.; decisamente contraria, invece, la posizione espressa dal Capogruppo dei “Novesi per la Libertà”, Pietro Dolcino, e dal rappresentante della Lega Nord, Molinari (La Turchia non è Europa).
Nelle conclusioni dell’incontro, il segretario regionale de La Destra, Lonero, si è complimentato con la dirigenza Novene de La Destra per il successo della manifestazione che è riuscita a mettere attorno allo stesso tavolo, i rappresentanti di Partiti così diversi e con opinioni divergenti anche sul tema oggetto della tavola rotonda e ha ribadito l’impegno de LA DESTRA di opposizione all’ingresso della Turchia in Europa, in quanto esso snaturerebbe completamente l’essenza stessa dell’Unione Europea e le ragioni fondanti dell’Europa, facendo notare che solo La Destra, nelle scorse Elezioni europee ha iscritto questo tema nel suo programma elettorale, mentre l’attuale governo (PdL – Lega Nord), sembra non volersi occupare del problema, lasciando che a decidere siano le burocrazie e le lobby affaristiche di Bruxelles.
Nelle conclusioni dell’incontro, il segretario regionale de La Destra, Lonero, si è complimentato con la dirigenza Novene de La Destra per il successo della manifestazione che è riuscita a mettere attorno allo stesso tavolo, i rappresentanti di Partiti così diversi e con opinioni divergenti anche sul tema oggetto della tavola rotonda e ha ribadito l’impegno de LA DESTRA di opposizione all’ingresso della Turchia in Europa, in quanto esso snaturerebbe completamente l’essenza stessa dell’Unione Europea e le ragioni fondanti dell’Europa, facendo notare che solo La Destra, nelle scorse Elezioni europee ha iscritto questo tema nel suo programma elettorale, mentre l’attuale governo (PdL – Lega Nord), sembra non volersi occupare del problema, lasciando che a decidere siano le burocrazie e le lobby affaristiche di Bruxelles.
martedì 10 novembre 2009
A proposito di aziende in crisi e di licenziamenti
Di ritorno dalla seconda conferenza programmatica de LA DESTRA svoltasi a Pomezia, ci immergiamo nella dura realtà del momento: aziende (anche pubbliche) in crisi, riduzioni di personale, licenziamenti. Per carità nulla da eccepire, nell’ottica del libero mercato. Ma, intanto, vorrei domandare una cosa: è dall’inizio del secolo che tutti, politologi, commentatori, politici,ecc., ci imbottiscono la testa oltre che le orecchie con lo slogan della fine delle ideologie del passato, ma se così è, come mai, l’unica ideologia sopravvissuta ed anzi apparentemente vincente è quella del liberalismo? Una ideologia, nata, ricordiamocelo, nell’ottocento, in quell’ottocento, nel quale le condizioni dei lavoratori e delle loro famiglie erano quelle così abilmente descritte da Charles Dickens nei suoi romanzi. Nel secolo successivo, il cosiddetto “secolo breve”, si tentò di correggere quelle distorsioni, anzi quelle aberrazioni: nacquero in Europa, variamente modulate, le prime forme di Welfare, in parte importate negli USA dalla politica economica del Presidente Roosvelt. Ma la forza delle Lobbies finanziarie, impedì l’avverarsi del sogno di Ezra Pound di costruire “case con pietra solida” senza usura: la seconda guerra mondiale, i suoi tragici esiti, misero in crisi il modello europeo di terza via. Nel 1989, il crollo del muro di Berlino poneva fine definitivamente ad ogni illusione di un comunismo autoriformatosi nella glasnost e nella libertà; così oggi siamo ritornati, pur nell’epoca della globalizzazione e della tecnologia avanzata, alla più cruda applicazione delle leggi di mercato.
NON CI STIAMO! Per noi il lavoratore NON ‘E UN COSTO DELLA PRODUZIONE: è una ricchezza per l’azienda ed un valore aggiunto per la società: Licenziare un lavoratore non diminuisce i costi aziendali: IMPOVERISCE la comunità. Dobbiamo partire da qui per affermare un nuovo modello economico, in cui i lavoratori siano chiamati a partecipare alla gestione e agli utili delle aziende,in cui il lavoro non sia considerato più un semplice costo di produzione da comprimere a tutti i costi, ma il mezzo con il quale l’uomo esplicita la propria personalità a beneficio dell’intera comunità, ricordandoci che il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro.
N. B. Ogni riferimento a fatti reali e locali è interamente voluto. Aggiungiamo che nella recente crisi finanziaria, le responsabilità dei dirigenti delle banche, delle finanziarie, dei trusts (anche noi usiamo l’inglese!) sono state ben accertate, ma nessuno ha pagato, anche attenuatasi la bufera, si sono riaumentati stipendi e benefits (aridagli con l’inglese!): bene pensiamo che, per risanare l’economia un licenziamento collettivo di dirigenti (anche di società pubbliche) sia quanto mai necessario! Aldo Rovito
NON CI STIAMO! Per noi il lavoratore NON ‘E UN COSTO DELLA PRODUZIONE: è una ricchezza per l’azienda ed un valore aggiunto per la società: Licenziare un lavoratore non diminuisce i costi aziendali: IMPOVERISCE la comunità. Dobbiamo partire da qui per affermare un nuovo modello economico, in cui i lavoratori siano chiamati a partecipare alla gestione e agli utili delle aziende,in cui il lavoro non sia considerato più un semplice costo di produzione da comprimere a tutti i costi, ma il mezzo con il quale l’uomo esplicita la propria personalità a beneficio dell’intera comunità, ricordandoci che il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro.
N. B. Ogni riferimento a fatti reali e locali è interamente voluto. Aggiungiamo che nella recente crisi finanziaria, le responsabilità dei dirigenti delle banche, delle finanziarie, dei trusts (anche noi usiamo l’inglese!) sono state ben accertate, ma nessuno ha pagato, anche attenuatasi la bufera, si sono riaumentati stipendi e benefits (aridagli con l’inglese!): bene pensiamo che, per risanare l’economia un licenziamento collettivo di dirigenti (anche di società pubbliche) sia quanto mai necessario! Aldo Rovito
Rovito chiede l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti presso il Comune di Alessandria
CITTA’ DI ALESSANDRIA
Consiglio Comunale
Il sottoscritto Consigliere,
premesso che:
-il pieno rispetto della persona umana e la esigibilità dei suoi diritti fondamentali sono principi basilari della Costituzione della Repubblica;
-la garanzia del rispetto e della tutela di tali principi deve, conformemente all’art. 27 della Costituzione, riguardare anche chi ha violato le leggi;
-in tale spirito si è affermato anche a livello europeo l’esigenza di dare vita ad una figura che si ponga quale promotore dei diritti di cittadinanza attiva delle persone private a qualunque titolo della libertà personale, mentre la Convenzione dell’ONU contro la tortura del 1987, cui anche l’Italia ha aderito, impone a tutti gli Stati firmatari di dotarsi di uno strumento che nel solco dell’Ombudsman della tradizione anglosassone operi nell’ambito penitenziario;
-a livello nazionale sono state presentate diverse proposte di legge al riguardo sia nella precedente legislatura che nell’attuale, ma non si è andati oltre l’esame in Commissione;
-a livello Regionale e Comunale invece sono stati istituiti e nominati i Garanti dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nella Regione Lazio, che è stata la prima ad istituire (L. R. 17.09.2003) l’”Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” ed a nominare il Garante, seguita dalle Regioni Campania, Lombardia, Marche e Sicilia, altrettanto è avvenuto nei Comuni di Bergamo, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Nuoro, Pisa, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Rovigo, San Severo, Sulmona, Sassari e Torino e nelle Province di Ferrara, Lodi, Milano e Roma.
-il nostro Comune è sede di due Istituti Penitenziari, dei quali in diverse occasioni, sia in relazione alle condizioni generali di vita dei detenuti che in particolare per l’esercizio del diritto allo studio, il Consiglio Comunale e la Commissione per le Politiche Sociali si sono occupati;
-il sostegno anche alle persone che hanno violato le leggi rientra nello spirito non solo dello Statuto del Comune di Alessandria, ma anche della “Alessandrinità” in sè e per sé intesa, se è vero come è vero che, ad opera del Rattazzi (più noto per le vicende del nostro Risorgimento che portarono all’Unità d’Italia), Alessandria conobbe l’Istituto dell’Avvocatura dei Poveri;
PROPONE
con l’approvazione della delibera di seguito estesa, la istituzione nell’ambito del Comune di Alessandria del Garante dei diritti dei cittadini sottoposti a misure restrittive della libertà personale.
Tale figura per le funzioni affidategli (promozione della cultura dell’umanizzazione della pena, promozione di iniziative d’intesa con gli Enti competenti per la fruizione di tutti i diritti da parte delle persone detenute o limitate nella libertà personale, osservazione, vigilanza e segnalazione di ogni eventuale criticità alle competenti autorità), non solo deve essere rigorosamente super partes, ma deve anche possedere acclarata competenza nel campo delle scienze giuridiche, sociali e nella tutela dei diritti, oltre che conoscenza delle realtà penitenziarie cittadine.
Alessandria 22 Ottobre2009
Il Consigliere Comunale Aldo Rovito
Proposta di Delibera di iniziativa consiliare
Avente ad oggetto: Istituzione nell’ambito del Comune di Alessandria dell’Ufficio del Garante dei diritti dei cittadini privati della libertà personale
Art. 1- Istituzione del Garante dei diritti dei cittadini sottoposti a misure restrittive della libertà personale
‘E istituito nell’ambito del Comune di Alessandria il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, di seguito denominato Garante, al fine di tutelare, in conformità ai principi di cui agli artt. 2, 3 e 4 della Costituzione e nell’ambito delle materie di competenza comunale, i diritti di tali persone.
Art. 2. – Funzioni del Garante
1. Il Garante:
a) promuove l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private delle libertà personali residenti o dimoranti nel territorio comunale di Alessandria con particolare riferimento ai diritti fondamentali alla casa, al lavoro, alla formazione, alla tutela della salute, allo sport, per quanto attiene alle attribuzioni e alle competenze del Comune, e tenuto conto della loro condizione di restrizione;
b) promuove iniziative di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva;
c) promuove iniziative congiunte ovvero coordinate con altri soggetti pubblici competenti nel settore per l’esercizio delle funzioni di cui alla lettera a);
d) promuove con le Amministrazioni interessate protocolli di intesa utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite ai luoghi di detenzione, in accordo con gli organi preposti alla vigilanza penitenziaria.
2. I soggetti nei confronti dei quali il Garante espleta le sue funzioni sono: le persone ristrette negli Istituti Penitenziari, quelle in in esecuzione penale esterna, le persone sottoposte a misure cautelari personali, le persone in stato di arresto o di fermo, nonché le persone presenti nelle strutture sanitarie in quanto sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio.
Art. 3 - Nomina e durata
1. Il Garante è nominato dal Sindaco con proprio decreto, previa consultazione con la Conferenza dei Capigruppo, e previo svolgimento delle procedure previste dall’art.65 del Regolamento del Consiglio Comunale, entro 60 giorni dalla elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale.
2. Il Garante resta in carico per cinque anni. L’incarico è rinnovabile per non più di una volta.
Art. 4 – Requisiti per la nomina. Incompatibilità
1. Il Garante è scelto tra persone dotate di indiscussa e acclarata competenza nel campo delle scienze giuridiche, delle scienze sociali, ovvero delle attività sociali negli istituti di prevenzione e pena e nei Centri di servizio sociale e di esperienza acquisita nella tutela dei diritti, e che offrano la massima garanzia di indipendenza, obiettività, competenza e capacità di esercitare con efficacia le proprie funzioni.
2. La carica di Garante è incompatibile con quella di membro del Parlamento, Ministro, Consigliere o Assessore Comunale, Provinciale o Regionale, nonché di Amministratore di ente pubblico, azienda pubblica o società a partecipazione pubblica o di ente o associazione che riceva a qualsiasi titolo sovvenzioni o contributi dal Comune.
3. Il Garante non può esercitare, durante il mandato, altre attività di lavoro autonomo o subordinato.
Art. 5 – Relazione agli organi del Comune
1. Entro il 30 Marzo di ogni anno il Garante presenta una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente e sui risultati ottenuti al Sindaco e, in apposita seduta, al Consiglio Comunale.
2. Copia della relazione annuale del Garante viene inviata a tutti i responsabili delle strutture di cui all’art. 3, comma 2.
3. Il Garante può comunque riferire e richiedere iniziative e interventi all’Amministrazione Comunale di propria iniziativa ogni qualvolta lo ritenga opportuno per i fini di cui all’art. 2.
Art. 6 – Struttura, personale e indennità
1. Per lo svolgimento dei propri compiti, il Garante è assistito da un ufficio dell’Amministrazione Comunale, che sarà istituito con successiva deliberazione della Giunta Comunale.
2. Il Garante ha diritto a percepire, per tutto il periodo durante il quale esercita il suo mandato, una indennità pari al 50% di quella spettante al Sindaco.
Art. 7 – Norme transitorie e finaliIl Garante nominato per la prima volta a seguito della approvazione della presente delibera cessa dal proprio incarico contemporaneamente alla cessazione del mandato del Sindaco, e tale nomina è da ritenersi non produttiva di effetti ai fini di cui all’art. 3, Comma 2 della presente del
Consiglio Comunale
Il sottoscritto Consigliere,
premesso che:
-il pieno rispetto della persona umana e la esigibilità dei suoi diritti fondamentali sono principi basilari della Costituzione della Repubblica;
-la garanzia del rispetto e della tutela di tali principi deve, conformemente all’art. 27 della Costituzione, riguardare anche chi ha violato le leggi;
-in tale spirito si è affermato anche a livello europeo l’esigenza di dare vita ad una figura che si ponga quale promotore dei diritti di cittadinanza attiva delle persone private a qualunque titolo della libertà personale, mentre la Convenzione dell’ONU contro la tortura del 1987, cui anche l’Italia ha aderito, impone a tutti gli Stati firmatari di dotarsi di uno strumento che nel solco dell’Ombudsman della tradizione anglosassone operi nell’ambito penitenziario;
-a livello nazionale sono state presentate diverse proposte di legge al riguardo sia nella precedente legislatura che nell’attuale, ma non si è andati oltre l’esame in Commissione;
-a livello Regionale e Comunale invece sono stati istituiti e nominati i Garanti dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nella Regione Lazio, che è stata la prima ad istituire (L. R. 17.09.2003) l’”Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” ed a nominare il Garante, seguita dalle Regioni Campania, Lombardia, Marche e Sicilia, altrettanto è avvenuto nei Comuni di Bergamo, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Nuoro, Pisa, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Rovigo, San Severo, Sulmona, Sassari e Torino e nelle Province di Ferrara, Lodi, Milano e Roma.
-il nostro Comune è sede di due Istituti Penitenziari, dei quali in diverse occasioni, sia in relazione alle condizioni generali di vita dei detenuti che in particolare per l’esercizio del diritto allo studio, il Consiglio Comunale e la Commissione per le Politiche Sociali si sono occupati;
-il sostegno anche alle persone che hanno violato le leggi rientra nello spirito non solo dello Statuto del Comune di Alessandria, ma anche della “Alessandrinità” in sè e per sé intesa, se è vero come è vero che, ad opera del Rattazzi (più noto per le vicende del nostro Risorgimento che portarono all’Unità d’Italia), Alessandria conobbe l’Istituto dell’Avvocatura dei Poveri;
PROPONE
con l’approvazione della delibera di seguito estesa, la istituzione nell’ambito del Comune di Alessandria del Garante dei diritti dei cittadini sottoposti a misure restrittive della libertà personale.
Tale figura per le funzioni affidategli (promozione della cultura dell’umanizzazione della pena, promozione di iniziative d’intesa con gli Enti competenti per la fruizione di tutti i diritti da parte delle persone detenute o limitate nella libertà personale, osservazione, vigilanza e segnalazione di ogni eventuale criticità alle competenti autorità), non solo deve essere rigorosamente super partes, ma deve anche possedere acclarata competenza nel campo delle scienze giuridiche, sociali e nella tutela dei diritti, oltre che conoscenza delle realtà penitenziarie cittadine.
Alessandria 22 Ottobre2009
Il Consigliere Comunale Aldo Rovito
Proposta di Delibera di iniziativa consiliare
Avente ad oggetto: Istituzione nell’ambito del Comune di Alessandria dell’Ufficio del Garante dei diritti dei cittadini privati della libertà personale
Art. 1- Istituzione del Garante dei diritti dei cittadini sottoposti a misure restrittive della libertà personale
‘E istituito nell’ambito del Comune di Alessandria il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, di seguito denominato Garante, al fine di tutelare, in conformità ai principi di cui agli artt. 2, 3 e 4 della Costituzione e nell’ambito delle materie di competenza comunale, i diritti di tali persone.
Art. 2. – Funzioni del Garante
1. Il Garante:
a) promuove l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private delle libertà personali residenti o dimoranti nel territorio comunale di Alessandria con particolare riferimento ai diritti fondamentali alla casa, al lavoro, alla formazione, alla tutela della salute, allo sport, per quanto attiene alle attribuzioni e alle competenze del Comune, e tenuto conto della loro condizione di restrizione;
b) promuove iniziative di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva;
c) promuove iniziative congiunte ovvero coordinate con altri soggetti pubblici competenti nel settore per l’esercizio delle funzioni di cui alla lettera a);
d) promuove con le Amministrazioni interessate protocolli di intesa utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite ai luoghi di detenzione, in accordo con gli organi preposti alla vigilanza penitenziaria.
2. I soggetti nei confronti dei quali il Garante espleta le sue funzioni sono: le persone ristrette negli Istituti Penitenziari, quelle in in esecuzione penale esterna, le persone sottoposte a misure cautelari personali, le persone in stato di arresto o di fermo, nonché le persone presenti nelle strutture sanitarie in quanto sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio.
Art. 3 - Nomina e durata
1. Il Garante è nominato dal Sindaco con proprio decreto, previa consultazione con la Conferenza dei Capigruppo, e previo svolgimento delle procedure previste dall’art.65 del Regolamento del Consiglio Comunale, entro 60 giorni dalla elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale.
2. Il Garante resta in carico per cinque anni. L’incarico è rinnovabile per non più di una volta.
Art. 4 – Requisiti per la nomina. Incompatibilità
1. Il Garante è scelto tra persone dotate di indiscussa e acclarata competenza nel campo delle scienze giuridiche, delle scienze sociali, ovvero delle attività sociali negli istituti di prevenzione e pena e nei Centri di servizio sociale e di esperienza acquisita nella tutela dei diritti, e che offrano la massima garanzia di indipendenza, obiettività, competenza e capacità di esercitare con efficacia le proprie funzioni.
2. La carica di Garante è incompatibile con quella di membro del Parlamento, Ministro, Consigliere o Assessore Comunale, Provinciale o Regionale, nonché di Amministratore di ente pubblico, azienda pubblica o società a partecipazione pubblica o di ente o associazione che riceva a qualsiasi titolo sovvenzioni o contributi dal Comune.
3. Il Garante non può esercitare, durante il mandato, altre attività di lavoro autonomo o subordinato.
Art. 5 – Relazione agli organi del Comune
1. Entro il 30 Marzo di ogni anno il Garante presenta una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente e sui risultati ottenuti al Sindaco e, in apposita seduta, al Consiglio Comunale.
2. Copia della relazione annuale del Garante viene inviata a tutti i responsabili delle strutture di cui all’art. 3, comma 2.
3. Il Garante può comunque riferire e richiedere iniziative e interventi all’Amministrazione Comunale di propria iniziativa ogni qualvolta lo ritenga opportuno per i fini di cui all’art. 2.
Art. 6 – Struttura, personale e indennità
1. Per lo svolgimento dei propri compiti, il Garante è assistito da un ufficio dell’Amministrazione Comunale, che sarà istituito con successiva deliberazione della Giunta Comunale.
2. Il Garante ha diritto a percepire, per tutto il periodo durante il quale esercita il suo mandato, una indennità pari al 50% di quella spettante al Sindaco.
Art. 7 – Norme transitorie e finaliIl Garante nominato per la prima volta a seguito della approvazione della presente delibera cessa dal proprio incarico contemporaneamente alla cessazione del mandato del Sindaco, e tale nomina è da ritenersi non produttiva di effetti ai fini di cui all’art. 3, Comma 2 della presente del
domenica 25 ottobre 2009
Centro Studi sull'Immigrazione e l'Emigrazione
Centro Studi sull'Immigrazione e l'Emigrazione
lunedì 19 ottobre 2009
STIAMO COSTITUENDO UN “CENTRO STUDI SULL’IMMIGRAZIONE E L’EMIGRAZIONE”, per il quale chiediamo di contattare giovani neolaureati/e in Sociologia, Economia, Demografia, Statistica, Giurisprudenza, per collaborazione. Il centro Studi si basa sulla seguente PremessaL’Italia ha conosciuto di recente il fenomeno dell’immigrazione. Il nostro è stato un popolo che ha vissuto l’emigrazione come opzione spesso stimolata dalla necessità di trovare una soluzione alla propria condizione di indigenza e insoddisfazione sociale. Molti italiani hanno rincorso, sopratuuto all’inizio del XX secolo il sogno americano dove la fiducia all’autorealizzazione ha magnetizzato un enorme flusso di popolazione.Da un recente contributo del sociologo americano Jeremy Rifkin (in Il Sogno Europeo, 2004) emerge il declino del “Sogno Americano”, privato dei suoi elementi originari e costitutivi, cui fa da contraltare il “Sogno Europeo” in ascesa con i suoi tratti innovativi, che presenta potenzialità in grado di ripercorrere, riadattandola, l’esperienza americana come polo di attrazione per individui animati dal desiderio di affermazione.Dice Rifkin:“Il sogno europeo pone l’accento sulle relazioni comunitarie più che sull’autonomia individuale, sulla diversità culturale più che sull’assimilazione, sulla qualità della vita più che sull’accumulazione di ricchezza, sullo sviluppo sostenibile più che sull’illimitata crescita materiale, sul “gioco profondo” più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sui diritti di proprietà, sulla cooperazione globale più che sull’esercizio unilaterale del potere”.Oggi l’Europa si presenta come la nuova terra delle opportunità per milioni di persone che aspirano ad inserirsi in un’area estesa in cui i rischi connessi alle opportunità di realizzazione sono mitigati, ammortizzati dagli istituti protettivi e di sostegno all’eventuale insuccesso.La scelta migratoria può avere motivazioni volontarie, indotte dall’attrazione esercitata dai paesi recettori, o imposte, originate dai paesi produttori del flusso migratorio. Entrambe le tendenze convergono delineando un ambivalente impulso declinato sia nel desiderio di opportunità ignote sia nella evasione da un ambiente ostile al quale tuttavia si appartiene.Occorre studiare i fenomeni per conoscerli e conoscerli è il presupposto essenziale, per poter agire. Per questo nasce il “Centro studi economici, giuridici e sociali sull’immigrazione e l’emigrazione”, come palestra per gli studiosi, ma anche come strumento per chi, avendo responsabilità di governo, ad ogni livello, voglia prendere decisioni, che abbiano un valore di prospettiva e non siano fondate solo sull’immediata esigenza dell’emotività.Contattateci, per ora, qui, oppure su Facebook, oppure al mio indirizzo aldo.rovito@libero.it
lunedì 19 ottobre 2009
STIAMO COSTITUENDO UN “CENTRO STUDI SULL’IMMIGRAZIONE E L’EMIGRAZIONE”, per il quale chiediamo di contattare giovani neolaureati/e in Sociologia, Economia, Demografia, Statistica, Giurisprudenza, per collaborazione. Il centro Studi si basa sulla seguente PremessaL’Italia ha conosciuto di recente il fenomeno dell’immigrazione. Il nostro è stato un popolo che ha vissuto l’emigrazione come opzione spesso stimolata dalla necessità di trovare una soluzione alla propria condizione di indigenza e insoddisfazione sociale. Molti italiani hanno rincorso, sopratuuto all’inizio del XX secolo il sogno americano dove la fiducia all’autorealizzazione ha magnetizzato un enorme flusso di popolazione.Da un recente contributo del sociologo americano Jeremy Rifkin (in Il Sogno Europeo, 2004) emerge il declino del “Sogno Americano”, privato dei suoi elementi originari e costitutivi, cui fa da contraltare il “Sogno Europeo” in ascesa con i suoi tratti innovativi, che presenta potenzialità in grado di ripercorrere, riadattandola, l’esperienza americana come polo di attrazione per individui animati dal desiderio di affermazione.Dice Rifkin:“Il sogno europeo pone l’accento sulle relazioni comunitarie più che sull’autonomia individuale, sulla diversità culturale più che sull’assimilazione, sulla qualità della vita più che sull’accumulazione di ricchezza, sullo sviluppo sostenibile più che sull’illimitata crescita materiale, sul “gioco profondo” più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sui diritti di proprietà, sulla cooperazione globale più che sull’esercizio unilaterale del potere”.Oggi l’Europa si presenta come la nuova terra delle opportunità per milioni di persone che aspirano ad inserirsi in un’area estesa in cui i rischi connessi alle opportunità di realizzazione sono mitigati, ammortizzati dagli istituti protettivi e di sostegno all’eventuale insuccesso.La scelta migratoria può avere motivazioni volontarie, indotte dall’attrazione esercitata dai paesi recettori, o imposte, originate dai paesi produttori del flusso migratorio. Entrambe le tendenze convergono delineando un ambivalente impulso declinato sia nel desiderio di opportunità ignote sia nella evasione da un ambiente ostile al quale tuttavia si appartiene.Occorre studiare i fenomeni per conoscerli e conoscerli è il presupposto essenziale, per poter agire. Per questo nasce il “Centro studi economici, giuridici e sociali sull’immigrazione e l’emigrazione”, come palestra per gli studiosi, ma anche come strumento per chi, avendo responsabilità di governo, ad ogni livello, voglia prendere decisioni, che abbiano un valore di prospettiva e non siano fondate solo sull’immediata esigenza dell’emotività.Contattateci, per ora, qui, oppure su Facebook, oppure al mio indirizzo aldo.rovito@libero.it
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