martedì 23 dicembre 2008

INTERCETTAZIONI: NO A LEGGE CHE LE VIETI

UN APPUNTO PER IL MINISTRO ALFANO.
Proprio mentre prendono corpo le varie inchieste sulla corruzione negli enti locali e nella pubblica amministrazione, che vedono coinvolti assessori, consiglieri, parlamentari e funzionari pubblici, ipotizzare di fare una legge che vieti le intercettazioni sarebbe fatto grave, che danneggerebbe la credibilità delle istituzioni e la sicurezza del cittadino.
Gran parte delle attuali inchieste, ad esempio quella sui furbetti del quartierino, che si arricchivano impoverendo i piccoli risparmiatori e quella sull’ospedale di Milano, che fabbricava malati per attingere risorse dal sistema sanitario nazionale, traggono origine proprio dalle intercettazioni telefoniche e quando in queste non si ravvisano estremi di reato, comunque evidenziano un comportamento immorale da parte di uomini pubblici, che non dovrebbero mai disgiungere il loro operato dai principi etici.
Cosa diversa è condannare con severità chi fa un uso improprio delle intercettazioni e chi diffonde quelle parti che non attengono a fatti sotto inchiesta e punire coloro che non mantengono il segreto istruttorio, diffondendo le intercettazioni per fare del male alle persone e per inquinare la vita democratica.Ad oggi, però non si ha notizia di inchieste andate a buon fine, né su chi diffonde ciò che dovrebbe rimanere coperto dal segreto istruttorio, né su chi rivela le notizie. Ovviamente, questa parte non può coinvolgere i giornalisti, i quali, invece, hanno il dovere di diffondere le notizie di cui entrano in possesso, anche perché con il mantenerle segrete, come è avvenuto in passato, si rischia che vengano utilizzate per ricatti o per ottenere favori.
Bisogna mobilitarsi con forza, per richiamare l’opinione pubblica affinché si impedisca alla Casta, quella trasversale a tutti gli schieramenti, di approfittare dell’uso improprio di alcune intercettazioni, le meno importanti ai fini delle inchieste, per approvare una legge che metterebbe il bavaglio alla giustizia e rappresenterebbe la garanzia che il ceto politico possa fare impunemente tutto e il contrario di tutto.

sabato 20 dicembre 2008

Questione morale e politici del malaffare

Non ho nessuna paura di perdere voti... per i disonesti non c´è posto nel Pd... verremmo meno alle nostre responsabilità se ci comportassimo in maniera diversa" dichiara Veltroni aprendo la direzione nazionale del Partito.
Sono questi momenti, quelli in cui sembra che si sia raggiunto un fondo che sembra non raggiungersi mai, che le pulsioni più recondite del "popolo", la demagogia becera, e il populismo da bar, prendono forma, s´incarnano e si giustificano.
"Destra o sinistra sono tutti uguali" si sente al bar e tra le panchine del parco. Sembra non essersi ancora liberati da quella patina di disprezzo da I Repubblica, che, anzi, sembra essere aumentata, nella misura in cui può aumentare l´astio verso chi ci assicurava un cambiamento in meglio della situazione. E allora "sono senza vergogna". Frase di un populismo disprezzato dalla sinistra e usato a proprio uso e consumo dalla destra.
«Non ho mai creduto al primato morale della sinistra, oggi c´è addirittura una situazione di tracollo morale» dice Gasparri a chi lo intervista sui fatti di Napoli. Si grida contro il tracollo morale, contro la presunta superiorità morale della sinistra, a cui credevano solo i politicanti di sinistra e quelli di destra che la usavano per puntare il dito a ogni minimo scandaluccio da due soldi. A ricordarcelo è Berlusconi: "Certamente la sinistra italiana sbagliava quando pretendeva di avere l´esclusiva dell´etica. Non ce l´ha e non l´ha mai avuta". Grazie!
Ma forse il nome di Bocchino, quello di Nonno (consigliere comunale in quota AN), piuttosto che il capolavoro acrobatico di Laboccetta, associati agli appalti napoletani non dicono nulla.
"La questione morale esiste, ma la crisi della politica è spesso legata agli errori della politica. Non dobbiamo ripercorrere le strade del passato, dobbiamo evitare gli sbagli già fatti". Errori già fatti? Evitare? Ma dove erano Casini, Berlusconi e Gasparri quando solidarizzavano col Cuffaro condannato a 5 anni, ma contento, lui e tutti i suoi sodali, perché non ha aiutato il sistema, ma solo singoli mafiosi. "Non mi dimetto" diceva Cuffaro tra un´attestato di solidarietà e l´altro.
Ma sarebbe troppo facile parlare di Cuffaro e della destra italiana. Non è ammissibile una giustificazione a sinistra ("si ma la destra però..."), un ridimensionamento della gravità dei fatti. Quello che appare evidente è che questa sembra l´unica cosa bipartisan a cui poter aspirare.
La demagogia diventata norma. Il luogo comune che si svela, che da brutto anatroccolo si trasforma in cigno. "Non bisogna mettere tutto in un calderone", "fare di tutt´erba un fascio", parole al vento, che svaniscono un attimo dopo che sono state dette, sotterrate dall´ennesimo scandalo che colpisce la persona moralmente più alta, quella che "ci metterei la mano sul fuoco"
Quindi ci chiediamo perché Veltroni chiedeva a destra le dimissioni di Bassolino, mentre sussurrava a sinistra che gli avrebbe dato un seggio alle prossime europee? Veramente bisogna credere al fatto che lo voglia mandare il più lontano possibile? O forse non è più semplice credere che cacciare Bassolino vorrebbe dire perdere una quantità di voti di cui, oggi, il PD non può privarsi?
"Non mi dimetto!" si sente echeggiare ovunque, al nord al sud, in un filo che lega Palermo a Genova, Napoli a Trento, Roma a Milano.
Non si dimette la Jervolino, che ha raggiunto il record di dichiarazioni uguali nell´arco di due anni. Un mantra che ripete dal 2006, anno della rielezione, nonostante lo sdandalo rifiuti, nonostante l´allarme sicurezza in città (allarme ridimensionato a qualche piccolo problema), all´allarme camorra, fino ad oggi e a mezzi politici campani arrestati.

Parlavamo di capolavoro acrobatico di Laboccetta. Bene, eccolo...

L´Adn Kronos, il 17 dicembre alle 13.52, batte le dichiarazioni dell´onorevole Laboccetta (AN): "A questo punto il caso Napoli è una questione di ordine pubblico e dignità nazionale (...) Il sindaco Iervolino afferma che occorre un chiarimento. È un´affermazione patetica e risibile. Piuttosto se volessimo applicare al suo caso il teorema di Di Pietro secondo cui chi è al vertice `non poteva non sapere´ sarebbero configurabili sue dierette responsabilità".

Nell´ordinanza però, a pagina 96 si legge: "(...) dopo circa un´ora, intercorre la telefonata tra Romeo e Laboccetta (che non risulta tra gli indagati ndr) dalla quale è possibile, innanzitutto, inferire che quest´ultimo era già stato in precedenza compulsato per sondare gli orientamenti ed, eventualmente indirizzare, i consiglieri di AN in ordine al progetto Global Service (...Volevo sapere se quelle chiacchierate erano andate bene...), evidentemente le informazioni assunte dal Romeo sul punto sono (negativamente) suggestive, attesi gli esiti della seduta consiliare, e mirano ad ottenere interventi ulteriori e più incisivi (...ma puoi incidere puoi fare ancora un po´ di cose...).

Si legge ancora, nelle 580 pagine dell´Ordinanza: "(...) il colloquio telefonico tra i due (...) prosegue il giorno dopo in una conversazione in cui Laboccetta continua a rassicurare l´apparentemente prostrato Romeo che, onde garantirsi con certezza il risultato, continua a pressare i politici di riferimento, sia per evitare sorprese ed intralci ulteriori (...) sia per continuare a controllare eventuali posizioni a vantaggio dell´Acen". Segue l´intercettazione e l´ordinanza continua: "Il lessico adoperato, tutt´altro che criptico, rimarca, ancora una volta la preoccupazione del Romeo di una improvvisa "cordata" pro ACEN e di discriminazioni per la sua impresa (...l´importante è che non sia discriminante per l´impresa che fanno già questo hai capito?..."...non ci sono raccordi con l´ACEN? ...questa gente che?..) dando ulteriormente conto del modus operandi del Romeo che, secondo le stesse parole adoperate dal Laboccetta, può ed è solito avvalersi di una rete di protezione tale da incedere sicuro verso l´obiettivo (sì...fra l´altro tu c´hai tanti amici pure là che hai comunque coinvolto in queste situazioni...ho visto...).
Un capolavoro. Un´acrobazia che nessuno saprà mai, ma sarà destinata a rimanere tra le 580 pagine dell´ordinanza del Tribunale di Napoli.

giovedì 18 dicembre 2008

APPROVATO DAL CONSIGLIO COMUNALE DI ALESSANDRIA

Nella seduta del 17 dicembre il Consiglio Comunale di Alessandria ha discusso e approvato (a larga maggioranza) l’o.d.g. presentato dal consigliere Aldo Rovito, segretario provinciale de La Destra, con il quale si chiede al Governo nazionale di estendere il beneficio della detassazione degli “straordinari” anche agli appartenenti alle Forze dell’Ordine. La Giunta, con l’intervento dell’Assessore Zaccone aveva espresso parere favorevole all’o.d.g., a seguito della presentazione del quale, avvenuta nello scorso mese di Luglio, lo steso Sindaco, Piercarlo Fabbio, si era fatto parte diligente nel richiedere al Governo nella persona del Ministro Sacconi, di prendere in esame la proposta.Nel suo intervento, Rovito, nel ribadire il ringraziamento al sindaco e alla Giunta per le azioni già intraprese, ha invitato il Consiglio ad esprimere un voto favorevole, per correggere quella che oltre a rappresentare una evidente ingiustizia perpretata ai danni delle Forze dell’Ordine, si appalesa per i più come un provvedimento, per molti aspetti, discriminatorio e incostituzionale

mercoledì 17 dicembre 2008

FINI all’assalto del suo passato si scaglia contro le leggi razziali e contro la Chiesa

Non ha evidentemente resistito al richiamo della distruzione così il Presidente della Camera, leader di Alleanza Nazionale torna sul Fascismo e sulle leggi razziali. Solo che stavolta chiama in causa anche la Chiesa puntanto il dito contro, in sostanza, Pio XII. Aprendo di fatto per il suo partito uno scontro tra quello che fu il vecchio Msi, da sempre legato al mondo cattolico, e la Chiesa apostolica romana. Il che avrà certamente conseguenze. Critica il fascismo e l’ideologia razzista che lo ha sostenuto, descrive “infami” le leggi del 38, ma punta il dito anche contro la Chiesa che non fece abbastanza per opporsi a tutte quelle atrocità. Così il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel suo intervento a Montecitorio, in apertura del convegno “1938-2008: settant'anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare, non usa mezzi termini”.

NAPOLI: Inquisiti BOCCHINO (AN-PdL) e LUSETTI (PD)

NAPOLI - La bufera giudiziaria annunciata per giorni e giorni da indiscrezioni e boatos è arrivata. Tredici ordinanze di custodia cautelare scuotono il Comune di Napoli: per presunte irregolarità nella delibera del Global service finisce in carcere un big dell'imprenditoria, Alfredo Romeo, che secondo i pm avrebbe fatto in modo di ottenere un appalto "cucito" su misura. Ai domiciliari due assessori della giunta Iervolino, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, e due ex componenti della squadra del sindaco: Enrico Cardillo, che solo pochi giorni fa aveva annunciato l'addio alla politica, e Giuseppe Gambale, già sottosegretario all'istruzione e componente della commissione antimafia. Tra i destinatari delle misure cautelari anche l'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania Mario Mautone, e il colonnello della Guardia di finanza già in forza alla Dia Vincenzo Mazzucco, accusato di aver fatto da "talpa" a beneficio degli indagati. Nell'inchiesta spuntano poi i nomi di due parlamentari, Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd): avrebbero favorito Romeo, e per loro è stata chiesta al Parlamento l'autorizzazione all'uso di intercettazioni che li coinvolgono. Il sindaco Iervolino sospende i due assessori arrestati, non parla di dimissioni (dopo aver più volte ripetuto in questi giorni di avere "le mani pulite al 500 per cento") e annuncia però l'apertura di un confronto su quanto accaduto, sia in Giunta che con i partiti della coalizione. La delibera sul Global service era un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito. Si intendeva affidare a un unico gestore, come avvenuto in altre città, l'appalto per una serie consistente di lavori pubblici e manutenzioni di competenza del Comune. La delibera fu varata ma il relativo appalto non è mai stato bandito, a causa della mancanza di copertura finanziaria. Secondo l'inchiesta del procuratore aggiunto Franco Roberti e dei sostituti Enzo D'Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli, Romeo avrebbe organizzato un vero e proprio comitato composto da tecnici, professionisti, assessori e pubblici funzionari i quali ruotando intorno alla sua figura "a fronte delle prebende che egli è in condizioni di distribuire (in termini di posti di lavoro, in incarichi e consulenze ed in termini di denaro sonante) piegano la loro funzione ed i loro doveri in favore del primo assicurandogli l'aggiudicazione di appalti di opere e di servizi pubblici", sostengono i pm. In base agli elementi raccolti dalla Procura di Napoli ciò avveniva attraverso una vera e propria 'blindatura' dei bandi di gara, redatti "su misura" a beneficio di Romeo. I magistrati hanno disposto il sequestro di tutte le società ed i conti correnti riferibili direttamente o indirettamente all'imprenditore - compreso l'albergo recentemente inaugurato in città - per un valore di centinaia di milioni di euro.BOCCHINO DISSE A ROMEO,SIAMO UN SODALIZIO... "Quindi poi ormai...siamo una cosa...quindi...consolidata, un sodalizio, una cosa solida...una fusione di due gruppi". Così il parlamentare del Pdl Italo Bocchino si rivolge all'imprenditore Alfredo Romeo in una telefonata ritenuta assai significativa dai pm che indagano sulle presunte irregolarità negli appalti del Comune di Napoli. I magistrati sostengono l'esistenza di una "struttura organizzata unitaria" in una "ottica di contiguità, stabile comunanza e reciprocità di interessi che lega tra loro molti degli indagati". Nella conversazione intercettata vi è la dichiarazione di "un soddisfatto Bocchino - commentano i pm - all'esito del ritiro degli emendamenti più 'fastidiosi' proposti dal gruppo consiliare di An con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service".

venerdì 12 dicembre 2008

Solidarietà a Alberto Rosselli, autore di destra, minacciato dagli estremisti


Ci sono persone che ogni combattono una battaglia per una Storia davvero libera. Perché? Perché amano profondamente la libertà. Ecco l´amico Alberto Rosselli (giornalista e scrittore genovese) è una di queste persone. Che è stato ripetutamente minacciato da estremisti turchi che "a qualunque ora del giorno e della notte lo chiamano a casa, sul cellulare e ovunque si trovi, minacciandolo di tagliare la gola a lui e a sua moglie.". Perché? Perché nel suo ultimo libro, "L'olocausto armeno" (Edizioni Solfanelli), ha raccontato "come nei primi anni del Novecento un milione e mezzo di cristiani armeni vennero massacrati dalle truppe islamiche turco-curde. Uomini, donne, vecchi e bambini: l'intera popolazione dell'Anatolia, colpevole soltanto di essere cristiana in una terra circondata da una maggioranza musulmana, venne barbaramente sterminata nei modi più efferati.". Questo volume vuole essere la testimonianza di come il piano di eliminazione di un intero popolo, non fosse soltanto il prodotto della politica attuata dal "sedicente partito progressista dei Giovani Turchi, ma traeva le sue profonde origini dalle antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana turco-curda e la minoranza cristiana armena". "Nel biennio 1894-1896 le milizie ottomane, affiancate da quelle curde, rasero al suolo 2500 villaggi armeni sterminando circa 300mila persone tra uomini, donne, vecchi e bambini. Sempre nel 1896 il sultano Abdul Hamid ordinò quella che è passata alla storia come la strage di Urfa. Le milizie del sultano costrinsero circa 3mila armeni terrorizzati a rifugiarsi nella locale cattedrale, alla quale poi diedero fuoco, causando la morte di tutti i fedeli. Non contenti, rapirono anche 100mila donne e costrinsero un egual numero di cristiani a convertirsi all?Islam. Ma il genocidio vero e proprio - racconta Rosselli - fu progettato nel 1913 quando il comitato centrale dei Giovani Turchi pianificò il genocidio attraverso la messa a punto di un´efficiente struttura paramilitare, l´Organizzazione Speciale (OS), coordinata da due medici, Nazim e Shakir. In un intervento del 25 marzo 1915, il dottor Nazim, segretario esecutivo del comitato, disse: La Jemiet (Assemblea) ha deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa razza maledetta (gli armeni) e di prendersi carico di cancellare questa macchia che oscura la storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi e le vecchie amarezze, ha quindi deciso di annientare tutti gli armeni viventi in Turchia, senza lasciarne vivo nemmeno uno, e a questo riguardo è stata data al governo ampia libertà d´azione. Il primo eccidio avvenne il 24 aprile l915 quando 500 esponenti del Movimento Armeno vennero incarcerati e strangolati col fil di ferro. In un rapporto del 1917 l´ufficiale medico tedesco Hans Stoffels riferì di avere osservato a Mosul (Irak settentrionale) interi villaggi armeni con migliaia di corpi in decomposizione. I bambini - racconta - precedentemente violentati, sodomizzati e torturati nei modi più orrendi. Poi inventarono l´utile combustione: i prigionieri armeni venivano buttati vivi dentro le caldaie delle locomotive per fornire energia addizionale ai mezzi. L´ultimo sterminio, racconta sempre Rosselli, avvenne nel 1922 a Smirne, quando il nuovo regime repubblicano di Kemal Ataturk, che continuava a negare il massacro, fece uccidere circa 100mila civili greci e armeni". Rosselli, ci dice, inoltre, che "lo sterminio dei cristiani anatolici è già stato riconosciuto dal governo d´Israele nel 1994, dai Parlamenti russo, bulgaro e cipriota nel 1995, dal Vaticano e dal Parlamento Europeo nel 2000. Un´accurata e ampia ricostruzione delle vicende storiche che ha portato l´Europa a imporre "il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara" quale condizione imprescindibile per l´integrazione turca nella UE".
"Il libro - racconta Rosselli - uscì nel 2007. Dopo alcuni mesi cominciai a ricevere a casa telefonate minacciose, sia nei mie riguardi, sia verso mia moglie. Voci sempre diverse ci dicevano che eravamo dei bastardi, che ci avrebbero ucciso e così via. E alle telefonate seguirono anche messaggi dello stesso tono via e-mail. A quel puntomi recai in Questura a denunciare il fatto, ma fu inutile. Pare, infatti, che le telefonate vengano dall´estero, così come le e-mail. In pratica, mi suggerirono di lasciar perdere e di non dare un peso eccessivo alla cosa. Il punto è che questi signori rivelano di conoscere perfettamente le mie mosse e quelle di mia moglie. Sanno persino che ho un cane e come si chiama. E questo può significare solo una cosa: da un anno mi controllano da vicino". La situazione che più ha spaventato Rosselli è avvenuta sabato 27 settembre, cioè il giorno in cui a Anguillara Sabazia, amena cittadina sul lago di Bracciano, in Lazio, stava ricevendo il Premio letterario internazionale Arché, proprio per il suo libro. L´anno prima aveva vinto lo stesso premio per il saggio «Sulla Turchia e l´Europa». Quel pomeriggio, mentre si trovava in un albergo della zona, una voce con accento straniero lo ha chiamato al telefono della stanza e ancora una volta lo ha minacciato di morte, coprendolo di insulti. Un´altra volta in cui ha ricevuto queste minacce è stato domenica 26 ottobre, sul suo cellulare, mentre stava recando a Palazzo Tursi per partecipare al dibattito organizzato dal senatore Enrico Musso (Pdl) sul progetto del sindaco Marta Vincenzi di costruire una moschea a Genova.
Ma perché, vi domanderete, questa vicenda non trova uno spazio adeguato sui media? Semplice. Perché Rosselli è di destra. Ovvero non fa parte di tutto quel carrozzone dell´intellghenzia radical - chic che, ultimamente, è distratta da un noto reality show e perciò finge di non vedere e di non sentire.
Ora, però, questa vicenda ha cominciato a fare il giro del mondo. Perché Il Giornale, nell´edizione genovese, se n´è occupato, con un articolo di Rino Di Stefano. "In questi giorni mi hanno chiamato la BBC di Londra, il quotidiano francese Le Figarò, la redazione nazionale di Sky, la Radio Vaticana e Il Foglio - dice Rosselli - Lunedì 8 dicembre, per esempio, l'Armenian Television, un'emittente di Stato, ha trasmesso un servizio sul mio caso, citando il vostro articolo. Tutto è cominciato dopo quella pubblicazione. Per circa una settimana quasi silenzio. Sono stato contattato soltanto da qualche amico e conoscente. Poi, improvvisamente, la notizia è stata ripresa da numerosi siti Internet, che hanno pubblicato per intero la recensione. È stata una catena. Proprio di queste ore è la notizia che la Federazione Europea degli Armeni, mercoledì 3 dicembre, ha presentato al Parlamento Europeo di Bruxelles un rapporto nel quale, citando quanto avete scritto voi, ha accostato il mio nome a quello del giornalista turco Dogan Ozguden e del professor Ronald Monsch, anche loro minacciati da estremisti turchi, per aver parlato pubblicamente del genocidio degli armeni. So per certo che, fino ad oggi, l'articolo è stato tradotto in inglese, turco e armeno. Ad esempio, c'è stata una pubblicazione integrale sul quotidiano on line L'Italo-Europeo, un giornale di cultura e approfondimento in italiano e inglese, diffuso in tutti i Paesi europei. Ma è arrivato anche Oltreatlantico. In Canada è stato pubblicato dal Corriere Italo-Canadese, mentre negli Stati Uniti è apparso in inglese su un giornale armeno. Insomma, questa storia ha avuto una diffusione che davvero non mi aspettavo".Secondo Rosselli, a fare da cassa di risonanza all'articolo del Giornale è stata soprattutto la Comunità Armena di Roma che, subito dopo aver saputo della pubblicazione, ha diffuso immediatamente il testo in tutti i suoi canali mediatici. Uno dei primi a riportare l'articolo è stato il sito Zatik dell'Associazione Amicizia Italo-Armena.Senza contare le varie pubblicazioni, quotidiane e periodiche, che in qualche modo hanno riportato la notizia un po' ovunque, come ha fatto appunto la britannica BBC. "Forse - spiega Rosselli - è stato l'effetto Saviano che ha innescato tutto questo interesse. Anche se, devo dire, il punto centrale è un problema di politica internazionale, quale l'ingresso della Turchia in Europa. L'Unione Europea ha posto ad Ankara, come condizione imprescindibile per l'integrazione della Turchia, il riconoscimento del genocidio da parte di Ankara. Riconoscimento che, detto per inciso, non è ancora avvenuto. Non più tardi di martedì 2 dicembre, l'eurodeputata olandese Ria Oomen-Ruijten, del Partito Popolare Europeo, ha presentato la versione provvisoria del suo rapporto 2008 sulla Turchia alla Commissione degli Affari Esteri del Parlamento Europeo. Ed è un fatto oggettivamente significativo che questa presentazione sia avvenuta tardivamente e davanti ad una sparuta platea di eurodeputati, conosciuti per il loro appoggio incondizionato alla Turchia, oltre a qualche giornalista dell'Anatolia. L'interesse, voglio dire, non è al massimo livello. E il non voler riconoscere l'olocausto armeno, non fa altro che peggiorare la posizione turca nei confronti dell'Europa".
Manifestiamo all'amico Alberto Rosselli, uomo e storico libero, tutta la nostra solidarietà. Non lasciamolo mai solo e non lasciamo soli tutti coloro che combattono la "buona battaglia" per la cultura non - conformista. Che è una battaglia di verità.
(Gino Salvi)

giovedì 11 dicembre 2008

Gent. Sig.a
Silvana Tiberti Segretaria Generale
Camera del Lavoro di Alessandria
ALESSANDRIA


In occasione della manifestazione che si svolgerà nella giornata di domani indetta da codesta Organizzazione Sindacale sui temi del carovita e della sicurezza sul lavoro (temi sui quali la Commissione Consiliare da me presieduta è impegnata a lavorare, pur nei limiti delle competenze assegnate dalla legge all’Ente Locale), giungano i sentimenti di solidarietà e di partecipazione miei personali e di tutta la Commissione da me presieduta.

Cordiali saluti,

Alessandria 11 Dicembre 2008

Aldo Rovito
Presidente Commissione Politiche Sociali
del Comune di Alessandria