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domenica 18 gennaio 2009

Vogliamo una lista unica di Destra alle Elezioni Europee del 2009!!!

Vogliamo una lista unica di Destra alle Elezioni Europee del 2009!!!
Globale
Informazioni di base
Tipo:
Organizzazioni - Organizzazioni politiche
Descrizione:
Riuniamo la destra italiana.Invitiamo i seguenti partiti/associazioni/movimenti a presentare una lista unica alle elezioni europee del 2009:_ La Destra_ Movimento Sociale Fiamma Tricolore_ Forza Nuova_ Movimento Idea Sociale_ Nuovo MSI - Destra Nazionale_ Nuova Destra Sociale_ Casa Pound Italia_ Fronte Verde_ Movimento No EuroSecondo passo: PARTITO UNICO DI DESTRA (http://www.facebook.com/group.php?gid=48921297845)
Notizie recentiAdesioni:PARTITI:_ Nuova Destra Sociale - Identità, Rivoluzione, TradizioneSINDACATI:_ COSNIL (Confederazione Sindacati Italiani Lavoratori)MOVIMENTI/ASSOCIAZIONI/CIRCOLI:_ Movimento Sociale Nazionalista (M.S.N.)_ Associazione "Salerno Futurista"_ Movimento "Augusto"_ Circolo "Fiamma di Capitanata"BLOG:_ Archivio Non Conforme (http://archiviononconforme.blogspot.com/)_ Figli Della Lupa (http://figlidellalupa.blogspot.com/

EUROPEE, SINTESI POLITICA IN AREA A DESTRA PDL, di Teodoro Buontempo

(15 Gennaio 2009)
Alla vigilia delle elezioni Europee tutta l’area a destra del PdL ha il dovere di trovare una sintesi politica, per poter parlare con più forza e credibilità a quel vasto mondo del disagio sociale, del non voto e a quegli italiani di ogni ceto sociale che si sentono demotivati dall’impegno politico di fronte al trasformismo, al carrierismo e al qualunquismo di coloro che hanno abbandonato una battaglia ideale in nome del potere, anche a costo di una perdita di dignità personale.
Non c’è tempo da perdere e non ci possono essere personalismi che bloccano l’espressione di una comunità politica che ha il dovere di non cancellare la propria memoria storica e di proiettare, nel futuro, quella grande idea sociale che dagli anni Trenta è stata la sola che abbia garantito equità e sicurezza contro le derive ultraliberiste.
Ciascun soggetto politico del mondo dell’area vasta a destra del PdL deve avere l’umiltà e il coraggio di fare un passo indietro per farne poi due in avanti, al fine di abbattere i recinti all’interno dei quali vorrebbero rinchiudere la nostra comunità.Gli italiani oggi cercano una forza politica alternativa al bipartitismo forzato, una forza che possa rappresentare gli ideali della tradizione e della destra politica, ma essere anche un polo di attrazione per quel voto di sinistra tradito da una classe dirigente asservita al potere finanziario.
Sintesi politica e unità operativa per non essere marginali, ma protagonisti di una battaglia di popolo necessaria per rispondere ai nuovi bisogni, alle nuove povertà e alle insicurezze che derivano anche da una politica autoreferenziale.

DESTRA: STORACE, PARLERÒ CON ROMAGNOLI PER IPOTESI INTESA

(dal blog del Sen. Storace) Una dichiarazione del Segretario de LA DESTRA e alcuni commenti pubblicati sul sito www.storace.it
16 Gen 2009
“Credo che dopo la manifestazione del 24 gennaio a Napoli vada assunta un’iniziativa politica per dare rappresentanza organica all’area alla destra del PdL. Mi riprometto di parlarne con Luca Romagnoli, prescindendo da quale legge elettorale europea sarà in vigore, per capire se vogliamo introdurre qualche elemento di concreta novità nella politica italiana”. Lo dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.
12 commenti a “DESTRA: STORACE, PARLERÒ CON ROMAGNOLI PER IPOTESI INTESA”
1. Giovanni-Lecce scrive:
Condivido in pieno l’iniziativa del Segretario Nazionale.L’area a destra del PdL non può restare frammentata e confinata.Molta gente di destra è frastornata e disorientata dall’atteggiamento dei ” notabili ” di AN.Bisogna pertanto che la ” DESTRA ” rappresenti un punto di riferimento preciso per il popolo autentico di destra.E’ il momento dell’unità per sempre!Forza Segretario.
Lasciato il 16 Gennaio 2009 alle 16:47
2. Nic scrive:
Bene ma speriamo di non sconfinare nell’ estremismo. Non mi si addice.
Lasciato il 16 Gennaio 2009 alle 18:11
3. Francesco scrive:
Ottimo!! Avanti segretario!!!Unità La Destra - Fiamma Tricolore!!PARTITO UNICO!Una sola destra, una sola fiamma!
Lasciato il 16 Gennaio 2009 alle 18:51
4. Mario Bertoli scrive:
sono totalmente daccordo con l’articolo/auspicio del mio Presidente Teodoro Buontempo e di conseguenza con l’iniziativa politica che si appresta a mettere in atto il segretario Storace!Mario Bertoli segretario provinciale di Parma
Lasciato il 16 Gennaio 2009 alle 19:32
5. alessandro civitavecchia scrive:
condivido
Lasciato il 16 Gennaio 2009 alle 22:30
6. RIVOLTA IDEALE - ROMA PIAZZA BOLOGNA scrive:
PERFETTO!
Lasciato il 16 Gennaio 2009 alle 22:42
7. BARBARIGO scrive:
Bene STORACE questo ti fa onore,la speranza è che non sia un naufragio come Alternativa Sociale,se ognuno mette da parte l’essere per forza protagonista e ci si mette seduti intorno ad un tavolo, tenedo presente i valori che ci unisconoe i comuni caduti in nome di un grande ideale,allora si può veramente parlare di UNITA’ D’AREAALLORA AVANTI TUTTA ED IN BOCCA AL LUPO!!
Lasciato il 17 Gennaio 2009 alle 07:16
8. Giuseppe Busceti - PPP scrive:
superiamo tutti i personalismi e costruiamo una grande forza di destra sociale per il bene del paese. Se l’accordo fosse definitivo non avremmo altro che benefici.
Lasciato il 17 Gennaio 2009 alle 08:42
9. Aldo Rovito La Destra Al. scrive:
Caro Segretario, condivido il Tuo pensiero, ritengo, anzi che bisognerebbe andare più in là: una lista unica per le Europee, non solo con Fiamma tricolore, ma anche con tutti gli altri gruppi minori(?). Ritengo che dobbiamo operare senza escludere nessuno, se non mafiosi, massoni e camorristi, ma nei tanti movimenti di destra che esistono in Italia di tali arnesi non ce ne sono, pertanto agendo con buona volontà e TANTA umiltà, l’obiettivo si può raggiungere. Ritengo comunque che abbiamo il DOVERE storico e morale di provarci SERIAMENTE.
Lasciato il 17 Gennaio 2009 alle 12:58
10. Federico Pulcinelli "Il Fascista Missino"-G.I. Umbria scrive:
Grazie infinite Segretario per quello che sta facendo. La prego di continuare di questo passo, perchè solo con l’unità dell’area della destra sociale potremo rapresentare il nuovo per i cittadini italiani.
Lasciato il 17 Gennaio 2009 alle 18:59
11. lanfranco scrive:
leggo e mi associo. Per me la ricerca dell’unita’ della destra italiana e’ un pilastro portante per il programma politico della DESTRA.
Lasciato il 17 Gennaio 2009 alle 22:31
12. Aldo Rovito La Destra Al. scrive:
Caro segretario, concordo con il Tuo intervento, ed anche con l’intervento del Presidente Buontempo. So benissimo che la strada è molto in salita, che le difficoltà sono molteplici, che in questo nostro strano mondo, dove c’è una immensa ricchezza di idee, c’è anche povertà estrema di umiltà e di autocritica. Sacrificarsi per il bene comune dell’area, sembra una bestemmia, convinto com’è ognuno di noi, del fatto che la propria verità, sia LA VERITA’ ASSOLUTA. Io ti ho seguito ne LA DESTRA per oppormi innanzi tutto al bipolarismo imposto per legge da Veltrusconi, di cui il paventato scioglimento di A.N. nel c.d. “partito unico di c.d.” non sarebbe stato che il primo passo. Per contrastare questo obiettivo, antipopolare ed antidemocratico, occorre che tutto ciò che sta a destra del P.d.L. si unifichi, almeno come cartello elettorale; cominciando a stare insieme si potrà verificare come molte delle presunte differenze, siano solo di facciata; comunque di fronte all’esigenza primaria di battere il bipartitismo che si vuole riproporre, tutto il resto deve passare in seconda linea.
Lasciato il 18 Gennaio 2009 alle 12:51

Sull'unità dei movimenti "a destra" del P.d.L. di L.Romagnoli

Articolo di Romagnoli (Segretario Nazionale M.S. Fiamma Tricolare)

Dunque il bipartitismo o lo riescono a imporre ora, oppure, con la crisi e con l'inesorabile calo di consensi che non potrà non coinvolgere i "grandi", sia quelli che amministrano che quelli che fanno o meglio non fanno opposizione (é bene essere chiari, l'opposizione vera la può fare solo chi ha degli eletti nei consessi rappresentativi, altrimenti é l'opposizione di pensiero e limitatissima di parola che possono interpretare i Partiti piccoli e/o i movimenti extraparlamentari, che ne confina l'azione al semplice "solletico delle coscienze"), il quadro dei partiti italiano verrà quindi nuovamente stravolto dai poteri sopra menzionati.A noi rimane essenzialmente un'arma nelle mani, oltre che la doverosa azione di "solletico delle coscienze" e di controinformazione, come da molto tempo sostengo: l'arma ora brandeggiabile é quella della denuncia, il più pubblica e trasparente possibile, delle ingiustizie, dei soprusi dei diritti negati e dei doveri mancati, in sintesi del disagio e dei mali sociali.Ciò che ora sentiamo con più forza è la consapevolezza dell'insufficienza con cui riusciamo a informare sulle nostre proposte, perché per preservare un nesso fra sociale e politico, l'informazione é indispensabile e purtroppo nel regime in cui viviamo da questa siamo da sempre pressoché esclusi. Avremmo dovuto anche, almeno in relazione all'esito delle diverse elezioni, succedutesi dopo le europee del 2004, ridiscutere la "forma" partito novecentesca (tutti coloro che la hanno mantenuta in questi anni, hanno perso consensi), e il significato che ha, non per il militante, ma per l'elettore, la rappresentanza, onde adeguare la "forma" a quest'ultima. Tutto è oggi diverso, mutato, frammentato, individualizzato, e nella precarietà dilagante dell'esistenza invece che vedere un ritorno alle idee e ai sentimenti abbiamo assistito al dilagare del nichilismo, del disimpegno. Peggio: del menefreghismo più becero.In questa temperie una parte delle nostre responsabilità va riconosciuta nell'insufficienza della nostra capacità di trasformare il nostro progetto, la nostra proposta alle domande e necessità dell'oggi: certe questioni/rivendicazioni che girano in rete tra militanti dell'area (scusate inserisco anche quelli, soprattutto i giovani, che da AN stanno transitando nel PDL), lasciano basiti per la contraddittorietà o per l'incapacità di andare oltre la superficialità, francamente becera, che produce giudizi tranciati e spesso assai poco informati sul tutto, giudizi soprattutto incapaci di svincolarsi definitivamente dal "siamo, vorremmo essere, ma dobbiamo invece dire e fare altro". Il quadro bipartitista, é, in effetti, frutto delle ipocrisie e demagogie grilliste/dipietriste, cui si sono unite quelle del giornalismo anticasta e quelle di una sinistra militante che, pur di fare dispetto alla "sinistra già istituzionale", la ha clamorosamente sconfessata e scaricata: sono loro che hanno permesso la velocissima accelerazione che ha portato al PD e quindi al PDL.Loro hanno prodotto, loro hanno incontestabilmente dato il "la" definitivo alla transizione italiana, apertasi con il malnato varo del Partito Democratico e, almeno in apparenza, prossima a chiudersi con la costituente del PDL. Recuperare la capacità del Partito di avere una reale rappresentanza sociale passa per il coinvolgimento sociale e questo non può essere solo militante. Ritengo che ogni ipotesi federativa, che quindi ha come presupposto principale l'alleanza di diversi partiti, è per noi superata dallo stato dei fatti, anche per l'indisponibilità di molte delle altre forze politiche organizzate, a mettersi in discussione e partecipare a un percorso innovativo di riforma dei temi e dei relativi approcci.Oggi quello che è in gioco è non solo la rappresentanza politica della "destra" (uso per comodità questa dizione che so non tutti rappresentare, ma viene assai comoda alla bisogna) ma la sua ragione d'essere, il suo significato profondo, iscritto nella possibilità reale di cambiare il mondo.La "destra" italiana deve rinascere e disegnare il suo profilo nella costruzione di un'opposizione alle politiche di un "centrodestra" o di un "centrosinistra" cercando in primis di rigenerare il nodo tra sociale e politico/ideologico. Già altri molteplici soggetti agiranno in un quadro variabile di opposizione al PDL come al PD, cercando di riannodare quanto sopra detto: sindacati, centri sociali, il movimento di Beppe Grillo/Di Pietro, presto anche organizzazioni semi indipendenti d'immigrati, alcune grandi associazioni (si pensi ad esempio al potere della Lega Ambiente). Rimettere la nostra soggettività al centro della costruzione del corpo sociale per proporre un sistema diverso, richiede grande capacità (senza "rinnegare" nulla), ma comprendendo bene che, oltre al "non restaurare" si deve impostare la proposta sul domani, attraverso apertura, relazione e confronto sui problemi dell'oggi: occupazione/professionalità, assistenza, previdenza, socialità/associazionismo, dignità e sicurezza dell'esistenza, ambiente, in somma, in una parola, "qualità della vita", che oggi molti preoccupa assai più dei massimi sistemi. Altre questioni, soprattutto dello "ieri", oggi, temo, rimangano ormai di nicchia e certamente non di proposta politica. Occorre un'apertura non solo sul versante delle identità, dei contenuti e dei valori, ma sul metodo di trasmetterli, non solo perché si promuovono ma anche perché con questi valori ancora pretendiamo si debba confrontare la cultura dominante che é molto distante dalla nostra. Ma da soli, nel terzo millennio, purtroppo e con tutto l'amaro che quest' ammissione provoca, i valori non bastano.Per quanto sopra occorre tempo, si dirà, ma il tempo te lo toglie in questo caso la contingenza.Con una legge che impone uno sbarramento del 4% e liste bloccate con recupero delle preferenze solo oltre una certa percentuale del voto di lista, probabilmente con il tentativo che già si profila di imporre anche a chi ha il parlamentare eletto/uscente la raccolta delle firme, per essere comunque presente, ci sono solo due possibilità: - un qualche accordo per partecipare nelle liste dei "grandi" in posizione di vaga possibilità d'elezione; - una proposta nazionale unica, che non sia un cartello elettorale o una federazione o un'alleanza come già esperito, ma...insomma, mi viene in mente un unico tentativo per arginare, per provare a resistere a chi, imponendo anche per le europee un sistema anti minoranze, vuole arrivare al controllo maggioritario delle rappresentanze (oggi operato dal cosiddetto centrodestra domani, nella "cultura dell'alternanza" che perseguono, dal centrosinistra, arrivando così a chiudere prima o poi il "cerchio-discorso" che Casini ha perfettamente illustrato nell'intervista al Corriere della Sera del 12 gennaio). Mi sembra quindi che formare un unico Partito, il cui progetto tenti la "missione impossibile" o soccomba nell'impresa (se così sarà), ma dia questa volta, forse per l'ultima volta, agli italiani la possibilità di decretarne non solo elettoralmente, ma anche politicamente il diritto a continuare ad esistere.Se (e solo se anche la legge elettorale per le europee cambierà come si prefigura con uno sbarramento al 4%) formare un Partito unico dal punto di vista pratico si può fare accettando di svolgere una rapidissima assemblea costituente (febbraio) che ratifichi l'assegnazione di quote paritetiche ai tre soggetti ancora rappresentati nell'area (in ordine "storico" di costituzione Fiamma Tricolore, Alternativa Sociale e La Destra), che vincoli i partecipanti a cinque anni d'impegno e militanza assolutamente senza compromessi o accordi con "i grandi", e coinvolga i suddetti nel massimo rispetto delle quote menzionate per la gestione organizzativa e le opportunità di rappresentanza elettiva. Questo, e concludo, si può fare se tutti i menzionati partecipano e soprattutto senza ipocrisie e infingimenti varano e accettano uno statuto e condividono un progetto politico che rimetta al suo posto come finalità l'unica idea guida che ancora si differenzia da quello che é stata la proposta di Alleanza Nazionale e che é tuttora la proposta della "destra liberista": insomma una linea guida che esplicitamente persegua lo Stato nazionale del lavoro e la socializzazione (art. 1 dello Statuto MSI). Se questa non fosse la finalità, che interesse possono avere i nostri militanti e "quei missini" già orfani del MSI (ora orfani anche del riferimento simbolico e a volte utilitaristico che li ha comunque tenuti "collegati" ad AN), a impegnare, ancora, energie e sentimenti? Altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza tra la nostra proposta e "l'altra destra", altrimenti della nostra originalità e della nostra storia, duole ammetterlo, non ci sarà più traccia nel confronto politico/istituzionale d'Italia.

venerdì 17 ottobre 2008

PECORELLA: Chi era? (chi è?)

Il voto segreto rinforza la memoria?
Tra memoria negata, memoria ripudiata e memoria corta, lo schieramento destro della politica italiana ormai non conosce rivali. Il tempo passa ed i tentativi di dimenticare, di giustificare, di sminuire, addirittura di negare, crescono a dismisura. Allora, è utile che qualcuno si trasformi in dose massiccia di ‘memoril’ perché il tempo non cancelli le azioni ed i pensieri degli uomini politici con un semplicistico colpo di spugna. Appunto perciò SPIGOLI saluta con gioia la ‘trombatura’ di Gaetano Pecorella - fortemente voluto dal Cavaliere come giudice della Corte Costituzionale - e, ‘obtorto collo’, un sentito ringraziamento va ad Antonio Di Pietro ed agli ex ‘compagni’ dell’avvocato-parlamentare di Forza Italia.Non tanto, o non solo, perché il suo percorso politico, prima di approdare alla ‘corte berlusconiana’, risulta alquanto originale. Nella Milano degli anni ’70, era un simpatizzante del Movimento studentesco, ha quindi lambito gli ambienti di Potere operaio, collaborando col servizio giuridico di Soccorso Rosso che prestava aiuto legale e finanziario ai ‘compagni vittime della repressione’, infine fu candidato alle regionali lombarde con Democrazia proletaria.Chi era in quegli anni Pecorella lo raccontava il Corriere della Sera: «Assai vicino al Movimento studentesco, ne condivide le idee, firma manifesti e proteste, ma evita di issare cartelli e striscioni durante le manifestazioni di piazza… indossa la toga e difende quelli che nei cortei agitano i pugni chiusi. Ci sono gli avvocati di Soccorso rosso, di cui è punta avanzata Giuliano Spazzali e c’è il gruppo degli ‘avvocati democratici’: Pecorella detto ‘Nino’, Marco Janni, Luca Boneschi, Gigi Michele Mariani, Michele Pepe» (1).Il sincero ringraziamento all’attuale opposizione parlamentare è motivato soprattutto da un episodio che risulta impossibile cancellare dalla memoria di chi ha vissuto o conosciuto l’antifascismo militante. Siamo nel 1987 al Tribunale di Milano, dopo ben 12 anni si svolge il processo agli assassini di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù milanese ammazzato da militanti di Avanguardia operaia a colpi di chiave inglese ‘hazet 36’, proprio quella lunga ‘appena’ quaranta centimetri. Gaetano Pecorella è l’avvocato difensore di Saverio Ferrari, imputato - e condannato a 5 anni e 6 mesi - per un’aggressione collegata all’omicidio Ramelli, che aveva visto come co-protagonisti alcuni assassini di Sergio, ed aveva causato il grave ferimento di tre ragazzi: Fabio Ghilardi (due operazioni, coma, polmone d’acciaio, epilessia permanente), il 16enne Giovanni Maida (quattro fratture alla mandibola ed una alla spalla) e Bruno Carpi (doppio sfondamento della calotta cranica).Durante l’arringa, il penalista - forte del suo passato politico ed ancora lontano dai banchi parlamentari azzurri - si lasciò andare appassionatamente, come raccontato dalla cronaca giudiziaria di una fonte insospettabile come “l’Unità”: «Quando i diritti fondamentali di una comunità non vengono realizzati, come la messa al bando del MSI, la comunità ha il diritto di riappropriarsi di quei diritti… Togliere agibilità politica e spazi di aggregazione ai fascisti non è un reato, ma la legittima applicazione di un principio costituzionale» (2).Frase che un decennio dopo, Pecorella - folgorato sulla via di Arcore con la sua prima candidatura al Parlamento - ha negato, forse anche perché nel collegio uninominale erano necessari anche i voti degli elettori di Alleanza nazionale: «Una frase che sicuramente non ho mai detto. Primo perché non mi riconosco in quei concetti e in quei termini, secondo perché da avvocato, avrei reso un pessimo servizio al mio assistito» (3).Eppure, Ignazio La Russa - in quel processo avvocato della famiglia Ramelli - appena due anni fa confermava: «Lui fu uno dei pochi che nell’arringa finale ribadì che uccidere un fascista era meno grave. Invece gli avvocati Giuliano Spazzali e Giuliano Pisapia misero da parte la militanza e fecero prevalere le loro capacità giuridiche» (4).Chissà, se tra le decine di voti che questa mattina - nel segreto dell’urna - sono mancati a Pecorella ci saranno state anche le schede del Ministro della difesa e di tanti altri ex missini ed ex camerati di Sergio. Mi piace crederlo…
Faber
1) Corriere della Sera, 22 giugno 19982) l’Unità, 6 maggio 1987(articolo citato nel volume “Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura” curato da Guido Giraudo - Sperling & Kupfer Editori)3) Corriere della Sera, 3 giugno 19984) Magazine Corriere della Sera, 9 febbraio 2006

martedì 7 ottobre 2008

LA DESTRA SI BATTERA’ PER SALVAGUARDARE IL POTERE D’ACQUISTO DI SALARI E PENSIONI

Tavola Rotonda organizzata dalla Destra Alessandrina sul tema “Carovita: che fare?”. Moderatore: Gigi Moncalvo, partecipano: Patrizia Garrone per l’Associazione Commercianti di Alessandria, Mario Gatto per Mondoconsumatori, l’avv. Rovito Presidente della Commissione Consiliare Politiche Sociali del Comune di Alessandria.
Provocati, più che moderati da Gigi Moncalvo, il noto giornalista anche televisivo, i tre partecipanti alla tavola rotonda hanno espresso da tre diversi punti di vista le normi difficoltà in cui sempre più vasti strati della popolazione si trovano. Il problema della diminuzione del reddito disponibile per i consumi colpisce anche la categoria dei commercianti, che vedono così ancor di più ridotti i loro utili, in conseguenza della diminuzione del volume d’affari, come ha detto la rappresentante dei commercianti, categoria che si vede sempre più stretta tra l’esosità del fisco e la stretta del sistema bancario. Le associazioni dei Consumatori, ha detto il dott. Gatto, possono fare molto, ma occorre che le amministrazioni locali si facciano promotrici di iniziative serie, a partire da un tavolo di concertazione, per calmierare i prezzi, almeno dei generi alimentari di prima necessità. Rovito, ricordando quanto emerso dalle audizioni svoltesi presso la Commissione Politiche Sociali del comune di Alessandria, circa lo stato di povertà relativa, nel quale sempre più ampio è il numero delle famiglie alessandrine coinvolto, ha preannunciato una serie di proposte che vanno dalla proposta di legge regionale per il Mutuo Sociale per l’acquisto della prima casa, alla proposta di costituire un Ristorante Sociale e un Banco Alimentare Comunale, all’istituzione di un Fondo di Garanzia per l’acquisto con pagamento rateale dei libri di testo delle scuole Medie.
A conclusione del dibattito è intervenuto il Coordinatore Regionale della DESTRA, on.le Roberto Salerno, che, dopo aver tracciato in sintesi gli obiettivi che la destra, sai pone, ha preannunciato la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare, per collegare all’inflazione effettiva, e non a quella programmata, gli incrementi di salari e pensioni. “Solo attraverso un meccanismo di rivalutazione delle pensioni e salari, si potrà restituire a milioni di lavoratori e di pensionati il livello di reddito che avevano prima dell’introduzione dell’Euro, ha puntualizzato, l’on. Salerno, “in tal modo si difende il potere d’acquisto della parte meno abbiente della popolazione, si mantiene il livello dei consumi e combatte la recessione economica incombente: questa è la ricetta della Destra, per superare le attuali difficoltà economiche dell’Italia”.

sabato 27 settembre 2008

LE DIMISSIONI DELLA SANTANCHE' DALLA DESTRA

COMUNICATO STAMPA

LE DIMISSIONI DELLA SANTANCHE’ DA LA DESTRA

Apprendiamo con stupore il comunicato diramato da Daniela Santanchè, per annunciare le sue dimissioni dal Partito e il ritiro della Mozione congressuale che la vedeva prima firmataria.

La Santanchè sostiene di non volere più far parte de La Destra, perché Storace non vorrebbe pervenire ad accordi e collaborazioni con il PDL: ciò è falso e dimostra come e quanto la Santanchè non sia mai entrata in sintonia con il popolo de La Destra e con la militanza in un partito organizzato, ed è anche in contrasto con quanto sostenuto dalla stessa Santanchè nella sua mozione congressuale, nella quale sosteneva si dovesse sciogliere La Destra per confluire nel PDL.

Se la Santanchè vuol far parte di un partito che intende collaborare con il PDL per diventare partito di governo come sa fare e come merita, si limiti a ritirare la Mozione e rimanga nel partito come militante, lontana dai riflettori e senza poltrone, in caso contrario tutti potranno pensare male sulle reali motivazioni delle sue decisioni di un recente passato e di quelle odierne.

Badi bene inoltre la Santanchè a come si esprime da oggi in avanti nei confronti de La Destra e dei suoi militanti, gente vera, sincera, onesta, che non si è risparmiata nel sostenerla da candidata premier, e che non merita certi contorsionismi politici.

Aldo Rovito - Portavoce Provinciale Alessandria

venerdì 12 settembre 2008

Mara, non facevi lo stesso?

La Carfagna prova orrore per chi vende il corpo. Replica della leader delle prostitute Carla Corso: «Lei non ha forse fatto lo stesso? Non tutti possono venderlo bene. Insomma ognuno lo vende come può» .
Approvato dal consiglio dei ministri il disegno di legge sulle misure contro la prostituzione, Mara Carfagna ha espresso grande soddisfazione. La ministra delle Pari Opportunità prova «orrore per chi vende il corpo». Ma lei, in fondo, non ha fatto la stessa cosa, ha replicato Carla Corso, storica leader delle prostitute e fondatrice del loro Comitato dei diritti: «La signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari. Basta aprire internet per vedere le sue grazie».

E ancora: «Non capisco il senso delle sue dichiarazioni e neanche di Forza Italia che credevo un partito laico. E poi, certo, chi lo vende sulle strade lo vende per poco, non tutti possono venderlo bene. Insomma ognuno lo vende come può». Una replica decisamente pungente, ma in fondo ciò che ha detto non è forse vero? La Corso ha preferito non infierire troppo sulla santa ministra, non facendo nessun accenno alla "misteriose" intercettazioni telefoniche tra Mara e Silvio Berlusconi, che conterrebbero allusioni a un rapporto di sesso orale. (Libero News)

giovedì 21 agosto 2008

AUTUNNO CALDISSIMO…di Roberto Salerno

Quando i salari aumentano periodicamente dell’1,8 % e l’inflazione del 6 % è il disastro, la catastrofe, per milioni di salariati (lavoratori) e famiglie.E non ci sono dubbi che sarà ciò che attende gli italiani alla ripresa autunnale di settembre finite le vacanze e le ferie d’agosto.I rincari di energia e gas (4-6 %) a causa, si dice, delle continue fluttuazioni dei costi delle materie prime, gli aumenti di tutte le tariffe relative a forniture e servizi ai cittadini, diretta conseguenza dei tagli operati dal Governo ai trasferimenti ai comuni sono i prodromi dell’inesorabile impoverimento dei salari di milioni di italiani.Su tutto regna incontrastata la regina dei fattori destabilizzanti: l’inflazione che sta erodendo e impoverendo senza precedenti le famiglie italiane in special modo quelle a basso reddito, i pensionati con pensioni sociali e tutte le fasce sociali deboli.Tralascio, ma va rilevato, ciò che attende i piccoli imprenditori (che danno lavoro a milioni di italiani) che oltre al bilancio personale devono far quadrare anche quello della loro piccola azienda che non si è vista recapitare alcunché da tutte le manovre che questo Governo ha varato né triennalmente né annualmente.Davanti a questa incombente catastrofe, dal Governo, nessun provvedimento di difesa del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, nessun sostegno alle famiglie, nessun incentivo per le Piccole e Medie Aziende.Si parla e si stima (Il Sole 24 Ore di qualche giorno fa) che la spesa ordinaria (di 1’ necessità) subirà un rincaro medio per famiglia di circa 2 mila euro all’anno con la drammatica risultante di vedere, presto, milioni di italiani diventare (più) poveri e perdere qualità della vita e serenità.Questo, da settembre.E’ una situazione di degrado generale che una forza politica sociale come la Destra deve denunciare e combattere per restituire il diritto ad una qualità della vita degna di tale nome per milioni di famiglie italiane.La scelleratezza con cui questo Governo rimane indifferente a tutto ciò non è accettabile e stupisce l’idea di Tremonti di rilanciare l’economia senza proteggere i redditi medio bassi e senza sostenere la piccola impresa.Quella di cominciare a raccogliere firme per una Iniziativa Popolare di Legge per la difesa del potere d’acquisto dei salari e pensioni è una iniziativa che potrebbe segnare la presenza attiva de la Destra al fianco della “gente”, dei lavoratori e delle famiglie e potrebbe essere utile a recuperare una visibilità politica di cui abbiamo bisogno.Cominciare a settembre proprio da lì, dalla difesa dei lavoratori e pensionati potrebbe essere, quindi, fondamentale.Per quanto riguarda il sottoscritto inizierò a raccogliere firme proprio davanti alla Fiat di Mirafiori, simbolo del lavoro per antonomasia e della fatica dei lavoratori.E dovremmo cominciare a organizzarci tutti.
Roberto SALERNO

domenica 17 agosto 2008

“Alleati non sudditi” di Gianni Alemanno (luglio 1998)

CERTO dal 1998 sono passati 10 anni, ma questo articolo di Gianni Alemanno, a me risulta quanto mai attuale: e voi cosa ne pensate?
“Alleati non sudditi” questo vecchio slogan di politica estera del Fronte della Gioventù può, meglio di tanti discorsi, sintetizzare il nocciolo del problema politico e del dilemma tattico-strategico con cui oggi si deve misurare Alleanza nazionale.
Usciti frastornati, impolverati e malconci dalla deflagrazione della Bicamerale, rimasti perplessi e delusi dal flop del Polo sulla vicenda della Nato, gli uomini del vertice di Alleanza nazionale si stanno interrogando in questi giorni sul destino della destra politica italiana.

Come evidenziato ed anche enfatizzato dai giornali, si stanno delineando “due anime” all’interno di An: da un lato i “polisti” o, per i maligni, i cosiddetti “berluscones” che antepongono a qualsiasi strategia il valore primario dell’unità del Polo.
Tra questi Tatarella che proclama “l’indissolubilità del matrimonio con Forza Italia”, Gasparri che nel momento di massima tensione tra Fini e Berlusconi sulla Bicamerale non ha fatto mistero di dare ragione più al Cavaliere che al nostro Presidente, La Russa che teorizza e tenta di praticare anche l’alleanza con la Lega Nord, Urso che – come documenta l’intervista che pubblichiamo più avanti – si spinge fino al punto di predicare l’urgenza della nascita del “Partito unico” del centrodestra.

Dall’altro lato gli “autonomisti” che invece mettono l’accento sulla “identità” culturale e politica della destra e su tutti gli aspetti problematici del rapporto con Forza Italia, la Lega e il centro cossighiano.

Tra questi, oltre l’immarcescibile Tremaglia, Pubblio Fiori e, infine, noi di Area che siamo stati spesso etichettati (tutto sommato a torto) come “nemici giurati” del Cavaliere.

E’ inutile dire che entrambi gli schieramenti finiscono per assolutizzare due termini che sono in realtà interdipendenti e complementari: identità e alleanze sono i due poli magnetici, le due esigenze imprescindibili nella definizione di ogni strategia politica.

Ma sancire questa verità, così profonda da apparire banale, non risolve il problema delle scelte che abbiamo di fronte.

Cerchiamo quindi di tracciare per punti il “manuale di sopravvivenza” di una destra che non vuole diventare subalterna al neo-centrismo, che non vuole morire né democristiana né berlusconiana.
Oppure, se preferite, abbozziamo il manifesto degli autonomisti di An, sperando che, almeno in parte, diventi il manifesto della riscossa unitaria del nostro partito.

1) La destra democratica non è una propaggine estremista del pensiero liberal-liberista, è una cosa diversa. E’ l’incontro tra correnti di pensiero liberale e correnti di pensiero comunitario (nazionale, popolare, partecipativo, sociale anti-statalista), la sintesi tra metodo democratico e il fondamento dei valori naturali, cattolici e tradizionali. Per cui la differenza tra destra e centro non è, come vorrebbero gli amici dell’Udc, quella tra estremisti e moderati, è quella tra modi diversi, ma egualmente equilibrati, di concepire un programma politico. (…..)
2) In particolare sul terreno delle politiche sociali, l’anima comunitaria della destra ci permette una maggiore capacità di concorrenza con la sinistra e un più sereno equilibrio tra istanze liberiste e istanze popolari, rispetto al partito liberale di massa rappresentato da Forza Italia.
3) Da quanto detto discende che il “Partito unico” non è affatto l’inevitabile destino del centrodestra a prescindere dalle evoluzioni più o meno maggioritarie della legge elettorale. Il partito unico potrà eventualmente nascere (creando comunque problemi di mercato elettorale in tutti quei contesti, come negli enti locali, in cui si vota con un impianto proporzionale) solo se e quando destra e centro avranno imparato a rispettare le loro diverse identità culturali. Paradossalmente il partito unico non nasce dalla omologazione culturale, ma dalla possibilità di costruire un partito di programma fondato sul rispetto e la dialettica tra anime culturali diversissime. (….)
4) Altra condizione per immaginare il “Partito unico” come moderno partito di programma è l’esigenza di regole rigorose di democrazia interna, unica garanzia per la convivenza di anime diverse in uno stesso contenitore organizzativo. Su questo piano il ritardo dei partiti di centrodestra è pauroso (….) Unire questi due partiti (FI e AN) non significa risolvere le rispettive carenze democratiche ed organizzative ma moltiplicarle per mille, rischiando la paralisi oligarchica, l’invivibilità dei rapporti umani e l’annullamento di qualsiasi spessore culturale e incidenza nel dibattito politico interno oggi parzialmente tenuto in vita dalla molteplicità delle sigle di partito.
5) Chi oggi propaganda la creazione del partito unico come una soluzione a portata di mano non è un coraggioso innovatore, né un antesignano di splendidi orizzonti di modernizzazione. E’, come minimo, un teoreta che disegna scenari politologici astratti senza curarsi dell’impatto pratico dei suoi ragionamenti. (….)
6) Più in generale va messa in discussione anche la teoria di coloro che, pur non ipotizzando l’immediata creazione del partito unico, immaginano il rapporto tra An e Forza Italia come strutturale, organico e irreversibile. Concepita in questi termini l’alleanza del centrodestra fa diventare An la “ruota di scorta” di Forza Italia, una sorta di corrente di destra del partito del Cavaliere. Come è difficile tentare un processo di fusione in assenza di precise regole democratiche interne, è egualmente arduo costruire un rigido coordinamento politico del Polo avendo a che fare con un “monarca” imprevedibile ed estemporaneo come Berlusconi. L’unico rapporto solido e stabile che è possibile costruire con il Cavaliere è quello della subordinazione assoluta, del totale appiattimento su i suoi continui rovesciamenti di fronte, atteggiamenti che però diventano una posta inaccettabile per una destra consapevole del suo ruolo, dei suoi valori e dei suoi programmi.
7) L’alternativa a tutto questo non è l’isolamento o l’emarginazione in un semplice accordo di desistenza elettorale (come avviene a sinistra tra Ulivo e Rifondazione), l’alternativa è quella di costruire l’alleanza non sulla subordinazione ma sui rapporti di forza. Alleanza nazionale deve fondare la sua legittimazione politica non sulla benevolenza degli alleati ma sul consenso popolare: una destra politica in grado di raccogliere il 15 % del consenso elettorale non è ghettizzabile da nessun centro politico comunque strutturato.
8) Non a caso sono ormai due anni (dalla sconfitta elettorale del ’96) che è partita una subdola campagna per ridimensionare il peso elettorale di An. Una campagna fondata sia sugli attacchi diretti che sull’abbraccio mortale dei consigli malintenzionati. Prima hanno tentato di snaturarci culturalmente, lanciando dalle colonne dei giornali la trasformazione di An in un partito “thatcheriano”, poi è stata demonizzata in tutti i modi l’anima popolare del partito, che ne costituisce la vera forza e la principale originalità, infine si è cercato di convincere Fini ad adeguarsi ai modelli anglosassoni di mediazione e moderatismo che hanno quasi ucciso il suo carisma da leader. Ma in ogni caso è difficile immaginare il successo elettorale di An se il nostro partito si limita ad essere la fotocopia sbiadita e recalcitrante del maggiore partito del centrodestra. (….)
9) Fondare un’alleanza sui rapporti di forza, significa rischiare la crisi in tutti i momenti di grande svolta politica, ma è un rischio che non solo deve essere affrontato ma che comunque è di entità molto minore di quello che temono i “polisti” di An. (….) Se la gestione dei rapporti di forza crea dei pericoli per l’alleanza, la mediazione continua e la subordinazione non danno affatto garanzie superiori facendo pagare un prezzo altissimo all’immagine e alla forza elettorale della destra.
10) L’importante è che i rapporti di forza ed anche gli scontri con gli alleati abbiano come posta in palio grandi prospettive politiche, valori seri, problemi sociali realmente sentiti dalla gente non strategie di “palazzo” come è accaduto nel caso dello scontro tra Berlusconi e il presunto asse D’Alema-Fini sul destino della bicamerale. L’autonomia da Berlusconi si guadagna passando attraverso la gente e non attraverso il palazzo.
11) (….) In questi due anni sono troppe le occasioni in cui abbiamo fatto sconti alla traballante maggioranza di centrosinistra, di questo la gente se ne rende conto in termini anche esasperati, abbandonando la speranza di una vera dialettica politica e tornando a rassegnarsi alle mediazioni di tipo para-democristiano. E’ una vecchia regola mai smentita: il conflitto politico rafforza la destra, la mediazione dà spazio al centro.
12) Questa rotta strategica richiede la creazione di un modello di partito veramente aggregante e rivoluzionario rispetto a tutte le logiche di controllo paternalistico dell’orticello elettorale e dell’apparato organizzativo. Certe volte abbiamo una bruttissima sensazione (senz’altro falsa): proprio coloro che teorizzano l’appiattimento di An su Forza Italia sono le stesse persone che sembrano voler contrastare ogni progetto di apertura verso la società civile e di aggregazione di nuove energie. Come se ci si fosse rassegnati ad un ruolo di “riserva indiana” impossibilitata a competere elettoralmente per l’egemonia dentro il Polo. (….) La completa legittimazione della destra democratica avverrà quando sarà plasticamente testimoniata da una prassi interna rigorosamente fondata su principi di partecipazione popolare e di libera circolazione delle élite.
13) Il nostro discorso termina da dove è partito: Alleanza nazionale è l’incontro tra principi democratici e valori comunitari, è un progetto di profonda modernizzazione fondato sull’identità tradizionale del nostro popolo. Se si riesce veramente ad essere tutto questo, il nostro partito non solo non deve rimanere subalterno a nessun’altra forza politica, ma può aspirare ad uno spazio elettorale ben superiore al 20% dei voti. Nella vicina Francia la destra politica, sommando i voti raccolti dal Front National di Le Pen e dall’RpR di Chirac, supera tranquillamente il 30% dei consensi; mentre in Italia ricorre l’immagine, lanciata da Marcello Veneziani, del “nano sulle spalle del gigante” dove il gigante è la forza della destra nel Paese reale, il nano l’organizzazione politica di questa destra. Abbiamo spazi immensi da conquistare, se riusciamo semplicemente ad essere noi stessi, senza camuffamenti liberaloidi, senza mediazioni per il gusto di mediare, soprattutto senza fare la figura dei servi sciocchi del neo-centrismo. “Alleati, non sudditi” non è un sogno, è un progetto alla nostra portata. Basta mantenere un po’ di quel coraggio politico e di quella coerenza ideale che ci hanno permesso di non essere travolti negli anni bui della prima Repubblica.


Gianni Alemanno
(Luglio 1998)

mercoledì 13 agosto 2008

“Non rinuncio al simbolo”

Pubblico questo articolo tratto da "Taranto sera", per dimostrare che di donne che hanno grinta e passione (quella vera!) ce ne sono tante nelLA DESTRA e sono veramente brave.
TARANTO - “Nel partito del Popolo della Libertà noi non entreremo. Perchè saremmo incoerenti con quanto deciso in occasione delle elezioni politiche, e perchè tradiremmo la nostra vocazione, quella di essere la destra del centrodestra. Se anche noi confluissimo nel nuovo partito, chi rappresenterebbe quest’area politica?”. Graziana Bruno, la pasionaria e portavoce provinciale de La Destra, traccia il futuro del movimento di Francesco Storace. “Un futuro che passa dalla fase congressuale” spiega la Bruno. “Siamo in attesa di convocare quelli comunali e provinciali, presumibilmente a settembre. A novembre, invece, è già convocato quello nazionale”. Ma (quasi) alle porte c’è pure la prossima tornata elettorale, quella che a Taranto coinciderà con le Provinciali. Le grandi manovre sono già in corso, a sinistra come a destra. “Un apparentamento è possibile con il Pdl, ma a patto che ci lascino conservare il nostro simbolo. Del resto, se lo fanno Bossi e Lombardo, perchè noi no? Altrimenti andremo da soli. Specie qui a Taranto, poi, i nostri voti possono essere molto utili. Perchè alle politiche abbiamo raccolto oltre 7.000 voti, con un partito appena nato. E che oggi è cresciuto, raccogliendo adesioni e consensi” Giovanni Di Meo

martedì 12 agosto 2008

Nasce dagli anni '80 l'inciucio tra Berlusconi e Veltroni?

Michele de Lucia. IL BARATTO Ed. KAOS

Vi segnalo un libro molto interessante che potrebbe svelare i retroscena dell'attuale inciucio PD-PDL. Un inciucio che nasce fra il 1984 ed il 1986.Fin dal 1990 anno in cui scoppiò "Mani Pulite" si iniziò a vociare senza successo di finanziamenti arrivati la PCI dall'URSS.Fù sopratutto Silvio Berlusconi dopo essere diventato nel 1994 Presidente nel Consiglio a calcare la mano su questa storia ed ora grazie a questo libro sappiamo perchè faceva certe affermazioni.Perchè sapeva! Perchè anche lui finanziava il PCI in cambio di voti favorevoli in parlamanto ai decreti Craxi pro-Madiaset.Pare facesse pure da tramite fra il PCI e il Cremlino: chissà che la sua amicizia con Putin non abbia origine prorio in quegli anni.Ora mi si spiega non solo l'attenggiamento masochistico di una certa sinistra ma anche il buon rapporto Berlusconi -Putin.Perchè quel rapporto è anomalo: un liberista o sedicente tale che dialoga con un post- comunista nemmeno tanto post non è normale, specialmente se non fà lo stesso con i post- comunisti di casa sua.C'è un filo conduttore che nasce Berlusconi -Craxi e il PCI: Mediaset. Berlusconi lì sfrutta entarmbi a suo piacimento ma poi li scarica. L'amicizia (finta) con Craxi viene buttata via quando questì è coinvolto in Mani Pulite e fugge ad Hammamet mentre i Comunisti vengono denigrati a partire dal 1994 quando si ritrovano a fare opposizione parlamentare al Cav.E' quì si spiega la paura che ha Berlusconi dei Comunisti, quelli veri che nel 1988 vanno per conto proprio dissentendo da Occhetto e il nascente PDS progenitore dei DS poi PD. Non è una paura politica ma di quanto essi sanno. E per ora non dicono.

domenica 3 agosto 2008

"POCA DESTRA" nel Governo Berlusconi!

Allo scopo di dimostrare quanto poca “Destra” e cioè quanto poca Serietà, Concretezza, Efficienza, c’è nel Governo Berlusconi, riporto il seguente contributo di Giuseppe Rondelli tratto da Napoli blogolandia:
"A Napoli i rifiuti si vedono addirittura dal satellite" sull'eterno problema della monnezza napoletana:L'immortale monnezza napoletana. Sempre li sta. Nonostante i proclami del baro di Arcore.
"Forse ormai quasi vi da noia parlare sempre dello stesso argomento, ma visto che noi vogliamo bene alla nostra città non possiamo né tacere, né tanto meno chiudere gli occhi e nemmeno chiudere i SATELLITI.
Cosa è successo? Niente di nuovo, sempre la stessa storia. Visto che l’emergenza non è finita ma è INFINITA oggi vi mostriamo la situazione di Fuorigrotta, a Via Cassiodoro, la strada che congiunge Viale Traiano, con Via Terracina e Via Consalvo, in piena pienissima città.
Da sempre ed ancora tutt’oggi ci sono cumuli di rifiuti, gomme, frigoriferi, cucine, mobili, sacchetti, metalli vari, di tutto un po', si parte da sotto il ponte della tangenziale fino ad arrivare allo spiazzo dove c’è la rotonda eccovi il video in Full HD!”

Per visionare il video cliccare sul titolo, oppure collegarsi a: http://oltreconfine.blogspot.com

giovedì 24 luglio 2008

Poliziotti sottopagati e sicurezza: quanta “destra” nel governo Berlusconi?

La sicurezza delle nostre città è in mano a persone sottopagate, stravolte dai turni straordinari e stressate dai debiti e dal mutuo. Questa è la fotografia preoccupante della polizia italiana che emerge dai dati di uno studio realizzato dall’Ugl sul comparto sicurezza. L’indagine è stata compiuta su un campione di 9.000 operatori tra polizia (5.000), Corpo forestale (1.000), polizia penitenziaria (2.000) e vigili del fuoco (1.000).
Il 61 per cento delle forze di polizia, rileva l’Ugl, vive con uno stipendio di 1.000-1.200 euro al mese, spesso in grandi città, ‘’dove la vita è insostenibile se non si ha una famiglia alle spalle'’. L’81per cento ha fatto recentemente ricorso al credito al consumo, mentre il 51per cento ha avviato procedure per il consolidamento del debito. Una debolezza sotto il profilo patrimoniale, nota il sindacato, ‘’che mette a dura prova anche l’integrità morale'’. Il 92 per cento degli intervistati proviene dal Centro-Sud. L’età media si aggira intorno ai 40 anni e quindi, per l’Ugl: ‘’Siamo destinati ad avere un ‘esercito’ di anziani a vigilare sulla incolumità dei cittadini'’.
L’82 per cento addebita al lavoro i “disastri” familiari (separazioni, divorzi). Il 64 per cento poi non è proprietario dell’abitazione in cui vive, ma il 93per cento ha acceso un mutuo che per il 91per cento degli intervistati incide sul reddito familiare più della metà.L’unico dato positivo è che il 68 per cento si dice soddisfatto del proprio lavoro, ma solo il 18 per cento è contento dello stipendio e l’89 per cento sarebbe disposto a cambiare mansione per una migliore retribuzione.“La sicurezza” ha detto il segretario generale, Renata Polverini commentando i dati “è la principale infrastruttura del Paese, con particolare riguardo al Sud. Finora i provvedimenti presi dal governo non premiano l’impegno dei nostri operatori per la sicurezza, anzi a partire dall’esclusione dei benefici della defiscalizzazione del lavoro straordinari, vanno nella direzione opposta”.
Una critica al governo e alla manovra di bilancio per il triennio 2009/11 di Tremonti: “Nonostante il crescente disagio economico e sociale che sta caratterizzando il nostro Paese, con effetti allarmanti sulla vita delle famiglie e sul funzionamento delle istituzioni” sostiene l’Ugl “il governo non sembra prendere sul serio le difficoltà in cui versano le forze dell’ordine e si appresta ad approvare una manovra che taglia in modo indiscriminato le risorse dei settori della pubblica amministrazione, inclusi quelli destinati alle forze di polizia”. Polizia, carabinieri ed esercito hanno già protestato giovedì scorso, ma Berlusconi ha negato l’esistenza dei tagli e il ministro dell’Interno Maroni ha promesso “Un miliardo dalla confisca dei beni mafiosi”. Parole che non hanno convinto le principali sigle di rappresentanti dei lavoratori del comparto sicurezza che si apprestano a tornare in piazza insieme ai lavoratori della pubblica amministrazione.
Siamo al paradosso: mentre l’Ugl ricorda che il 61per cento degli operatori delle forze dell’ordine vive con 1.200 euro al mese, si approva un decreto in materia di sicurezza ma nel frattempo si riducono le forze sul territorio in termini di agenti e commissariati e non si migliorano le condizioni di vita di chi quella sicurezza deve garantire.'E questa una politica di destra o di centro destra? 'E per questo che non si è voluta La Destra come alleato alle scorse elezioni politiche?
Marinella Vallini
- Coordinatrice Commissione Sicurezza
Aldo Rovito - Portavoce Provinciale La Destra Alessandria

martedì 22 luglio 2008

Bossi e l'Inno Nazionale

Non illudiamoci che Berlusconi, intervenga su Bossi , per quello che il Senatur ha detto sull’Inno Nazionale. Anche perchè Bossi ha compiuto un miracolo, anche per l’incapacità genetica del centro sinistra: tutti i giornali, radio,tg, ecc. parlano solo di lui, del suo gestaccio e delle sue inconcludenti critiche all’Inno Nazionale, e nessuno, dico nessuno informa il popolo italiano che nello stesso giorno alla Camera e al senato sono stati votati da una maggioranza di centro (PdL) col voto contrario di una pseudo-opposizione centrista (PD e UDC) provvedimenti gravissimi, che comporteranno un ulteriore impoverimento del popolo italiano. Quindi il Cavaliere non solo non interverrà contro Bossi, ma gli sarà ancora più grato: con il suo intervento Bossi ha impedito al popolo italiano, per esempio, di sapere che si parla di sicurezza, quella sicurezza, per la quale molti italiani avevano votato PdL e Lega, ma che si destinano meno fondi al Bilancio del Ministero dell’Interno, oppure che mentre si strombazza di “federalismo”, si riduce di molto l’introito dell’unica imposta Comunale di un certo rilievo (con l’abolizione dell’ICI sulla prima casa )ma non solo non si danno ai Comuni finanziamenti sostitutivi, ma si riduce ancor di più l’area di autodeterminazione finanziaria che i Comuni finora hanno avuto, obbligandoli o a tagliare i servizi (asili, mense scolastiche, assistenza) o ad aumentarne i costi per l’utente, cioè per noi cittadini (tariffe, trasporto urbano, , ecc.). Potremmo dire agli Italiani che hanno preferito il PdL a LA DESTRA “avete voluto la bicicletta,ora pedalate!” , e invece diciamo: siamo ancora in tempo! venite con noi a difendere salari e pensioni, dall’erosione inflazionistica, come ha proposto a Orvieto l’On. Salerno e come la destra Piemontese si impegna a fare. Aldo Rovito

domenica 13 luglio 2008

Economia, Sanità, Energia, Sicurezza, Infrastrutture: 5 schede per ORVIETO

(Premessa: in vista di Orvieto -19/20 Luglio- La Destra di Alessandria ha discusso ed elaborato alcuni documenti su argomenti sui quali pensiamo di dover richiamare l’attenzione di tutto il Partito. Ho ritenuto utile renderli pubblici su questo blog).

La Destra per una politica economica e sociale di sviluppo (Aldo Rovito)

In materia è rilevante il provvedimento del Governo che ha fissato il tasso di inflazione programmata all’1,7%; in contemporanea l’ISTAT diffondeva i suoi dati secondo i quali l’inflazione effettiva risulterebbe attualmente al 3,9%.
Bisogna ricordare che il tasso di inflazione programmata è il tasso tendenziale entro il quale dovrebbe muoversi la dinamica salariale, è un frutto della concertazione sindacale degli anni ’90 e non una invenzione diabolica di Tremonti. Tra l’altro la precedente finanziaria del governo Prodi aveva fissato il tasso d’inflazione programmato nella stessa misura dell’1,7%. Scontato, pertanto il silenzio di CGIL-CISL-UIL, quando il provvedimento fu preso da Padoa-Schioppa, altrettanto scontato il clamore della polemica sindacale oggi che analogo provvedimento viene preso da un governo non di sinistra.
Sostengono i Sindacati, e non hanno torto, che, se i salari (e le pensioni) aumentassero dell’1,7%, i percettori di reddito fisso, dato l’aumento reale dei prezzi al 3,9%, perderebbero nel prossimo triennio dai 1500 ai 3000 €. l’anno.
Subito naturalmente è insorta la Confindustria, con la neo Presidente Mercegaglia (ci sono i rinnovi di molti contratti in scadenza o già scaduti in ballo!), lanciando l’allarme per la spirale inflazionistica che verrebbe messa in moto da da una paventata rincorsa salari-prezzi. Peraltro era stata la stessa Mercegaglia non più di due mesi fa a evidenziare come in Italia i salari fossero mediamente inferiori del 30% a quelli degli altri paesi europei e imputava proprio a tale differenza il fatto che la ripresa economica italiana fosse meno brillante di quella degli altri paesi europei.
Si può concordare con la tesi che, soprattutto in un periodo di crescita economica prossima allo zero o, comunque, troppo bassa, qual è quella dell’attuale congiuntura italiana, non si può tornare a considerare il salario una variabile indipendente del sistema economico, libera di crescere, senza tener conto degli altri indicatori economici.
Non possiamo però neanche assistere in silenzio al generale impoverimento verso cui sta precipitando il 40% della popolazione italiana, impoverimento che non verrà certamente frenato né dalle poche centinaia di €. l’anno risparmiate con l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, né con la detassazione degli straordinari dei dipendenti privati (e perché i dipendenti pubblici sono esclusi?), misure che riteniamo assolutamente insufficienti (teniamo conto anche della contemporanea registrazione di un calo dei consumi, negli ultimi mesi, concentrato soprattutto sui beni di prima necessità e sui carburanti). Lo stesso Governatore della Banca d’Italia ha dichiarato che "L'aumento dei prezzi ha portato in un anno ad una riduzione del 3% del reddito disponibile e frenerà del 2% i consumi entro l'anno. I salari sono infatti tornati ai livelli di 15 anni fa, ma i costi del lavoro per le imprese italiane sono invece cresciuti del 30%: salari fermi, bassa produttività, fisco alto e inflazione sono alla base della ''stagnazione della nostra economia'', mentre ''Il divario tra capacità di spesa dei lavoratori e la capacità competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la mancata discesa dell'elevata imposizione fiscale, l'effetto dell'inflazione". L'aumento dei prezzi dalla scorsa estate - ha spiegato Draghi nella sua analisi - ha portato "fino ad oggi una minore crescita del reddito disponibile di oltre 1 punto percentuale, che sale a 3 se si tiene anche conto delle perdite di valore reale della ricchezza finanziaria". Questo "potrà ridurre i consumi di circa 2 punti entro il prossimo anno".
Non basta criticare, bisogna anche proporre.
Con semplicità allora, proviamo a proporre che per il triennio 2009-2011, tutti gli incrementi salariali (e delle pensioni), siano esenti da imposte e da contributi: gli aumenti salariali per i rinnovi contrattuali (sia del settore privato che di quello pubblico) arriverebbero in tasca ai dipendenti senza alcuna trattenuta né fiscale né contributiva: i datori di lavoro avrebbero solo l’onere di quanto direttamente percepito in più dal lavoratore, senza ulteriori costi.
I lavoratori potrebbero accettare aumenti salariali tendenzialmente più vicini all’1,7% indicato, e i datori di lavoro potrebbero acconsentire ad aumenti più vicini al dato reale del 3,9%
Le entrate dello Stato non subirebbero alcun contraccolpo negativo: le entrate da IRPEF da lavoro dipendente rimarrebbero stabili.
Il maggior reddito disponibile per i lavoratori, però farebbe crescere la domanda di beni di consumo, per cui aumenterebbero, per lo Stato, le entrate da imposte indirette, in misura sufficiente a compensare le maggiori spese per gli aumenti salariali nel pubblico impiego, non solo, ma l’aumento del reddito disponibile, dei consumi, farebbe crescere la domanda di beni e quindi creerebbe crescita economica e sviluppo.
Accompagnata dalla contestuale abolizione delle accise sui carburanti (riprendiamo qui le motivazioni della battaglia per l’abolizione delle accise), nonché da una riduzione delle imposte che gravano per quasi 5 Miliardi di Euro sulle bollette dell’energia elettrica (come richiestola Alessandro Ortis Presidente dell’Autorità per l’Energia), la manovra rilancerebbe l’economia, darebbe sostegno reale ai redditi più bassi, frenerebbe l’aumento dei prezzi, instaurerebbe un circolo virtuoso che consentirebbero all’Italia di agganciarsi alla ripresa economica che è in atto in tutto il mondo.
Il conseguente incremento della produttività favorirebbe, nel triennio, il rientro dell’Italia, nei parametri di Maastricht, per quanto riguarda il rapporto debito-PIL, perché crescerebbe appunto il Prodotto Interno Lordo.
Ovviamente per realizzare questo obiettivo occorre un grande sforzo di concertazione, in cui la politica, non perda tempo in leggi ammazza-processi, ma sappia assumere il suo ruolo di guida illuminata e non di semplice arbitro dei fenomeni economici e sociali, che non possono essere lasciati in balia delle cosiddette libere forze del mercato e dei loro egoismi.



Una politica per la Sanità (dr. Paola Milan)

Il caso della clinica milanese “Santa Rita” ci illumina su quello che corre il rischio di divenire in futuro la sanità italiana.
La ricerca del profitto a tutti i costi e del guadagno facile, dominanti nell’economia “globalistica” spingono i medici e gli amministratori di strutture sanitarie pubbliche e private a trasformarsi in imprenditori e non a ricordarsi del “Giuramento di Ippocrate”, della carità cristiana e del dovere di solidarietà.
In questo contesto si ritiene fondamentale operare per :
migliorare il funzionamento degli ospedali pubblici, alcuni dei quali già a livelli eccellenti, dotandoli di apparecchiature bio-mediche innovative e di personale medico e paramedico altamente qualificato. Attualmente nella Regione Piemonte, retta dalla “sinistra”, avviene esattamente il contrario in quanto manca il ricambio tecnologico delle apparecchiature che diventano sempre più obsolete e non c’è sostituzione del personale medico e infermieristico allettato dalle “sirene” delle cliniche private. Occorre quindi, incentivare i medici che operano con diligenza evitando il conseguente flusso dei pazienti verso le strutture private dove le liste d’attesa più veloce. Come alcuni medici di famiglia testimoniano, nei centri privati convenzionati si eseguono un numero ingente di esami diagnostici tutti i giorni riducendo i tempi d’attesa per i pazienti ma nel contempo si registra un alto rischio di possibilità d’errore molto più elevato rispetto agli ospedali.
trasformare i piccoli ospedali in strutture di “primo soccorso” e day hospital e concentrare le risorse nei poli sanitari d’eccellenza;
evitare il risparmio sulle spese “utili” quali le apparecchiature sanitarie, i presidi ospedalieri e i farmaci;
limitare gli incentivi ai medici di famiglia finalizzati al risparmio sulla diagnostica e sui farmaci, questa stortura impedisce di fare prevenzione e di curare efficacemente le patologie determinando nel lungo periodo l’aumento della spesa sanitaria,
risanare e potenziare l’Agenzia Italiana del farmaco (A.I.FA.) per farla diventare un organo serio che eviti l’immissione in commercio di prodotti farmaceutici prodotti in Paesi extra UE senza certificazione di qualità ma poi “consigliati” dai farmacisti perché fonti di grossi guadagni;
attivare un fondo comune tra i paesi dell’UE di solidarietà per gli immigrati al fine di ripartire in modo solidale le spese necessarie alle loro cure e non farle ricadere solo sui Paesi che li accolgono.



UNA POLITICA ENERGETICA (dr. Fabio Robotti)
L’Unione Europea è da sempre assente nel definire, se non misure cogenti, almeno i contorni e gli obiettivi di una politica energetica “comune” come invece necessiterebbe un comparto dal carattere strategico per lo sviluppo socio-economico dei singoli Stati componenti e il benessere dei cittadini europei.
La scelta fatta al momento della sottoscrizione del trattato di Maastrich (1992) di escludere la tematica energetica dai comparti strategici oggetto d’integrazione, ha indebolito l’Europa in questo ambito cruciale che con il passare degli anni, a fronte dei continui rincari del prezzo del petrolio, viene percepita come l’espressione di un “egoistico” interesse nazionale.
In assenza di una politica “comune” i Paesi europei presentandosi in ordine sparso sul mercato mondiale dell’energia rappresentano singole domande deboli a confronto di un'unica offerta forte rappresentata da un unico “cartello di Paesi produttori”, che pur politicamente e ideologicamente distanti, se non talvolta anche in conflitto armato tra loro, seguono una politica unitaria contingentando le produzioni e decidendone il prezzo.
La mancanza di una vera e propria politica energetica per l’Unione Europea non ha permesso in questi anni, nei quali l’Italia e gli Italiani hanno dovuto adeguarsi anche alle più strane Direttive e Indirizzi calate da Bruxelles e Strasburgo, di lavorare per raggiungere la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
L’inerzia dell’Europa governata da una “sinistra tecnocratica” ha impedito negli anni scorsi in una fase congiunturale ancora caratterizzata da bassi prezzi dei combustibili fossili, di sostenere investimenti per la ricerca nel settore energetico e in particolare delle fonti rinnovabili, di realizzare una progressiva integrazione tra i diversi mercati degli Stati membri, di promuovere un modello di pianificazione integrata delle differenti fonti energetiche e il trasferimento di conoscenze ed esperienze per la diffusione di tecnologie ad alta efficienza energetica, finalizzata al risparmio energetico.
L’Euro-buro-tecnocrazia operando in questa sciagurata maniera ha tradito lo spirito dei “Padri fondatori” dell’Europa di cui il Lussemburghese Jacques Santer del Partito Popolare Cristiano Sociale fu l’ultimo alfiere. L’Unione Europea doveva infatti fondarsi sui famosi “tre pilastri” Politica estera e sicurezza comune – Affari interni e Giustizia – Comunità, quest’ultimo il vero e proprio cuore dell’Europa che ricomponeva assieme il vecchio Mercato Comune, la Comunità del Carbone dell’Acciaio e l’EURATOM e che mostra come era evidente già negli anni cinquanta del novecento l’importanza che veniva data a una politica unitaria nel campo dell’energia.
Dal 2000 il Consiglio e il Parlamento Europeo, pur in presenza della consapevolezza di un sicuro aumento del costo dell’energia per la domanda esponenzialmente crescente delle neo potenze economiche della Cina e dell’India, si sono limitati a cercare le maniere più economicamente convenienti per raggiungere l’obiettivo della riduzione di gas serra derivati dal consumo delle prodotti energetici (Protocollo di Kioto) senza per altro pensare a modelli d’efficienza energetica da mettere in campo .
La fragilità geopolitica dell’Unione Europea è denunciata dalla stessa Commissione Europea attraverso il Libro Verde del 29 novembre 2000 che mostra come al momento della stesura del rapporto l’approvvigionamento energetico esterno copriva il 50 % della domanda e che si prevedeva al 2030 un aumento fino al 70 %.
La Commissione non rifletteva sul fatto che ci si trova totalmente in balia del mercato mondiale dell’energia con la possibilità di venirne “strozzati” ma individuava soluzioni di ingegneria finanziaria ritenendole atte a risolvere la drammatica situazione (completare la liberalizzazione nel mercato interno di ciascun Stato dell’elettricità e del gas, utilizzare la leva fiscale dell’energia per internazionalizzare i costi esterni, pensare al trasporto e al riscaldamento attraverso il biocarburante o all’idrogeno).
La risposta recente del Governo italiano di ricorre al nucleare ci sembra una proposta su cui si possa anche discutere a patto che vengano fornite in modo trasparente alcune informazioni che possono permetterci di esprimere un parere sulla scelta indipendentemente dall’ideologizzazione che è sempre stata fatta in Italia circa l’opzione nucleare.
Occorre conoscere con sicurezza il numero di centrali che si vogliono costruire e la loro localizzazione, i tempi di entrata in produzione, la percentuale di domanda energetica che al momento del loro funzionamento potranno coprire e il costo di realizzazione al fine poter conoscere il reale costo del Kilowattora prodotto.
I rimedi proposti dal Governo mancano d’attenzione alla gravità del momento contingente e probabilmente alla situazione del futuro più prossimo ma si limitano a proporre una sorta di panacea in un futuro lontano da noi di almeno quindici anni.
La Destra deve proporsi non solo in Italia ma in Europa con un programma d’azione volto a considerare la domanda d’energia nella Unione come la necessità di un unico soggetto.
Occorrerà pensare a un sistema di garanzia per agevolare con la massima trasparenza gli scambi d’energia all’interno della rete europea con l’obiettivo di arrivare, ( così come oggi è presente un gestore unico in ogni paese) a un gestore unico europeo che possa consentire la gestione unitaria e solidale della trasmissione e della distribuzione (dell’energia) a livello europeo.
In tal modo da subito potrebbero essere sfruttate le differenti fonti energetiche presenti in ogni Paese mettendole in comune e allo stesso modo si potrebbe pensare allo sviluppo delle fonti di approvvigionamento alternative alle fonti fossili secondo la vocazionalità dei singoli Stati e non costringendoli in nome di un antistorico sentimento autarchico a realizzare ognuno un parco atomico – eolico – solare – fotovoltaico - idroelettrico.
La vocazionalità consentirebbe di sviluppare le tecnologie più in armonia con i singoli ambienti geografici così ad esempio il sud dell’Europa. attraverso l’impiego delle forme più adatte di produzione di energia potrebbe con la medesima dignità cooperare a soddisfare parte della domanda energetica come le altre aree che già da tempo contribuiscono con il nucleare o con le centrali a olio/carbone.
Questa politica potrà avere come obiettivo finale l’unificazione a livello europeo del prezzo del kilowattora sia per l’industria che per il consumatore-famiglia, evitando ingiuste sperequazioni che si riverberano sul prezzo finale delle merci.
Analoga azione potrebbe essere intrapresa per quanto riguarda i degassificatori o le infrastrutture per l’attracco delle super petroliere risparmiando sui costi economici e ambientali di tali infrastrutture.
Allo stesso modo l’Europa dovrebbe rappresentare sul mercato del petrolio e del gas naturale un’unica domanda che sia la sommatoria di quella dei singoli Stati e al tempo stesso dovranno essere comuni i piani di risparmio energetico.


Documento commissione sicurezza (Marinella Vallini)

La commissione sicurezza dal suo insediamento ha svolto diverse riunioni cercando di elaborare alcune proposte di intervento sia su problematiche locali che di interesse generale.
Abbiamo partecipato all’assemblea pubblica sulla sicurezza che si è svolta a Spinetta.
Dai nostri incontri sono nate alcune proposte che ci sentiamo di presentare in vista della Conferenza Programmatica di Orvieto.
1) Il nostro primo suggerimento è quello di chiedere che sia ripristinato nel Codice Penale il reato di “oltraggio” a tutela degli appartenenti a tutte le Forze dell’Ordine. Abbiamo anche elaborato il testo della p.d.l.. Ci permettiamo di invitare i vertici del Partito di valutare la possibilità di utilizzare questo testo per una proposta di legge di iniziativa popolare. Potremmo su questo tema utilizzare il periodo invernale post-congresso per la campagna raccolta firme con comunicati, convegni, tavolini per la raccolta delle firme, caratterizzandoci come partito vicino alle forze dell’Ordine e quindi come partito della legalità e dell’Ordine.
Se la proposta sarà accettata, ci impegnamo a realizzare la modulistica e lo studio delle formalità burocratiche da seguire per realizzare l’obiettivo.

Testo della P.d.l. Norme a tutela degli appartenenti alle Forze dell’Ordine

(Relazione alla p.d.l.):
L’abolizione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale effettuata dall’art. 18 della Legge 25 giugno 1999, n. 25 che ha abrogato l’art. 341 del codice penale ( il quale prevedeva tale ipotesi delittuosa e la puniva con la reclusione da sei mesi a due anni) ha avuto conseguenze deleterie per gli appartenenti alle Forze dell’ordine.
‘E vero che le norme che puniscono l’ingiuria e la minaccia consentirebbero, a querela di parte, la punizione di tali reati, pur commessi nei confronti degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, ma è del pari vero, come l’esperienza insegna, che solo la perseguibilità d’ufficio di tali reati è vera tutela di chi, spesso in condizioni difficili, compie, in divisa, il proprio dovere, a tutela della sicurezza dei cittadini e dello Stato e per la difesa della legalità e dell’ordine pubblico
Si propone pertanto di ripristinare, per una più valida tutela degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, il reato di oltraggio.
In secondo luogo, si invoca, da più parti la certezza e la effettività della pena. Pertanto nella presente proposta, pur fissandosi un limite minimo e massimo di pena inferiori a quelli previsti nell’originario testo dell’art. 341 c.p., si propone tuttavia che per questo reato e per quello previsto e punito dall’art. 337 c.p (resistenza) se commesso nei confronti di appartenenti alle Forze dell’Ordine, non sia mai possibile concedere in alcun caso la sospensione condizionale della pena inflitta.

TESTO della proposta di legge::
Art. 1 - Nel Codice Penale, dopo l’art. 340, è inserito il seguente articolo:
“art. 341 - Chiunque offende l’onore o il prestigio di un appartenente alle Forze dell’Ordine *, in presenza di lui e a causa o nell’esercizio delle sue funzioni, è punito con la reclusione da un mese a un anno.
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica o telematica o con scritto o disegno, diretti all’appartenente alle Forze dell’Ordine, a causa delle sue funzioni.
Le pene sono aumentate, quando il fatto è commesso con violenza o minaccia, ovvero quando l’offesa è recata in presenza di una o più persone
Le pene inflitte per il reato previsto dal presente articolo e dall’art. 337 c.p, commesso nei confronti di appartenenti alle Forze dell’Ordine, non possono mai essere condizionalmente sospese.

2) Commentando i primi provvedimenti del Governo Berlusconi, dobbiamo rilevare che accanto a proposte estremamente condivisibili (aggravamento delle pene per chi ha causato incidenti stradali con morti o feriti avendo guidato in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, nuove misure per la confisca dei beni ai mafiosi) ce ne sono alte che ad una approfondita analisi, mostrano tutta la loro debolezza.
L’introduzione dell’aggravante della clandestinità, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina e l’aver ridotto da dieci a due anni la condanna con la quale il Giudice ordina la misura di sicurezza della espulsione dello straniero condannato, in realtà serviranno solo ad intasare le carceri e le aule giudiziarie, ma non produrranno neanche una sola effettiva espulsione in più.
Per ottenere questo risultato (dal 2003 al 2006 la percentuale delle espulsioni effettivamente eseguite sul totale di quelle intimate si è progressivamente ridotta, passando dal 61,6 % del 2003, 56,8 % del 2004, al 45,3% del 2005, al 36,5% del 2006, mentre i “non ottemperanti” sono cresciuti progressivamente dai 40.586 del 2003 ai 78.934 del 2006: dati del Dossier immigrazione 2007 della Charitas), occorre semplicemente dare alle Questure (è il Questore che deve eseguire coattivamente le espulsioni, sia quelle a seguito di decreto del Prefetto, sia quelle su ordine dell’Autorità Giudiziaria) i mezzi economici per eseguirle.
Invece l’attuale Governo, per mantenere la promessa elettorale dell’abolizione totale dell’ICI sulla prima casa, ha sottratto fondi anche agli stanziamenti del Ministero dell’Interno, rendendo così ancor più difficile l’operatività delle Forze di polizia. Inoltre sempre con il Decreto Legge n. 112 pubblicato sulla G.U. n. 147 del 25/06/2008 si penalizzano nuovamente i militari in quanto vengono introtte una serie di norme (ART. 65 (FORZE ARMATE) PUNTI N. 1 – 2 – 3, ART. 66 (TURN OVER)
ART. 67 (CONTRATTAZIONE INTEGRATIVA), ART. 69 (PROGRESSIONE TRIENNALE), ART. 70 (ESCLUSIONE DI TRATTAMENTI ECONOMICI AGGIUNTIVI PER INFERMITA’ DIPENDENTE DA CAUSA DI SERVIZIO) PUNTI. N. 1 – 2).
Inoltre l’art. 72, Comma. 11 comma 11 avra’ l’effetto di pensionare in maniera coatta piu’ di 11.000 militari, 6.000 carabinieri e circa 20.00 tra finanzieri, poliziotti, penitenziari e forestali.
Se la sicurezza è un obiettivo che tutti i cittadini chiedono al Governo di perseguire con serietà e con celerità, non è di certo con i tagli ai finanziamenti o con la misura populistica, ma scarsamente efficace, di destinare 3000 militari a funzioni di ordine pubblico, che tale obiettivo potrà essere raggiunto.



INFRASTRUTTURE MODERNE PER I TRASPORTI (arch. Maurizio Carta)

Dai risultati di diverse analisi condotte a livello europeo, è possibile trarre alcune considerazioni sullo stato attuale e sulle possibili evoluzioni della dotazione infrastrutturale nazionale.
Nonostante le intenzioni ed i lodevoli sforzi attuali, la situazione appare insoddisfacente, soprattutto in prospettiva di una revisione generale delle reti.
Nel caso della rete ferroviaria,per esempio,questa risulta infatti decisamente inadeguata, arretrata e pertanto incapace di rispondere alle esigenze emergenti.
Sono dati che emergono con grande evidenza se si considerano le politiche messe in atto da nazioni quali la Francia e la Svizzera per migliorare l’efficienza dei loro sistemi ferroviari, nonostante gli investimenti già attuati e quelli previsti nei prossimi anni in questi due Paesi, sono rivolti principalmente al potenziamento della rete ad alta velocità, prestando contemporaneamente particolare attenzione ai temi della promozione della multimodalità, al fine di decongestionare la rete stradale e di perseguire obiettivi più generali di tutela dell’ambiente.
L’arretratezza della rete , a fronte dei grandi investimenti nei Paesi limitrofi, può costituire un grave problema per il suo inserimento in dinamiche evolutive di più ampio respiro, quali quelle europee, e quindi per il suo sviluppo futuro.
In tale prospettiva diventa evidente l’urgenza di interventi volti all’ammodernamento della rete ferroviaria e alla realizzazione della linea ad alta velocità ad alto contenuto tecnologico per conseguire obiettivi di integrazione europea.
Per quanto riguarda la rete autostradale, l’evoluzione di questa sembra essere ormai giunta ad una situazione di soglia, mentre nei Paesi confinanti si evidenziano ancora margini di crescita piuttosto ampi come appare da connotazioni di una continua e costante espansione.
Il sistema autostradale è senza dubbio articolato, tuttavia, ancora oggi rimangono scoperte alcune zone emergenti a livello di territorio regionale pur evidenziando la carenza di altri alcuni collegamenti fondamentali.
Sono dunque necessari e improrogabili, anche per detta infrastruttura di trasporto, alcuni importanti investimenti che consentirebbero di completare la rete e soprattutto di collegarsi alle reti dei Paesi confinanti.
Per quanto riguarda la scarsa dotazione di tecnologie innovative di trasporto aereo e marittimo, si rilevano forti carenze, ritardi e politiche poco incisive.
A questo proposito il confronto con le realtà circostanti é assai preoccupante: mentre Svizzera e Francia hanno da tempo avviato politiche volte sia a creare una rete per l’alta velocità ferroviaria sia a trasformare gli aeroporti in hubs di livello europeo , l’Italia pare scontare grandi ritardi e difficoltà nel mettere in atto politiche razionali creando situazioni di ruoli di secondo piano nel sistema aeroportuale.
Da queste osservazioni emerge con chiarezza il rischio reale di progressivo spostamento delle dinamiche evolutive verso una sorta di marginalizzazione anzichè garantire una posizione privilegiata negli scambi con il resto dell’Europa. Mentre risulterebbero necessarie politiche incisive per la promozione, il miglioramento e potenziamento della multimodalità nel trasporto merci, pur nel rispetto dei vincoli e delle opportunità ambientali.
Sviluppare il trasporto mare-mare è pertanto possibile anche sul fronte interregionale attraverso politiche, ancora in gran parte da costruire, che dovranno interessare diversi assi e misure.
Urgono incentivi per il cabotaggio e il trasporto merci sulle autostrade marine per mezzo ad esempio di convenzioni ambientali ed accordi con gli operatori, incrementi di traffici attraverso tariffe agevolate e contratti particolari di tipo dedicato.
Inoltre, agevolazioni per investimenti multifunzioni e per gli interporti in grado di disporre dell’intera catena logistica, dalla multimodalità, alla produzione,ai servizi alla produzione, alla distribuzione e vendita.
Politiche regionali orientate al trasporto maggiormente sostenibile e per ridurre l’impatto da congestione (per esempio la Regione Piemonte, non ha alcun contatto strutturale con il mare e i porti, ma esso è reso necessario dalla presenza di importanti mercati urbani e metropolitani e dalla presenza di un numero considerevole di distretti industriali e di sistemi produttivi locali).

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Le cause più evidenti delle carenze infrastrutturali esistenti ad oggi risultano le seguenti:

- la mancanza di risorse finanziarie pubbliche statali utilizzabili per il finanziamento di opere infrastrutturali, dovuta a vari episodi di crisi di bilancio ;

- l’incapacità, in alcuni casi, della Pubblica Amministrazione locale di governare lo sviluppo e la realizzazione delle opere;
- scarsa incisività delle politiche d’investimento ad attrarre risorse private;
- la ridotta politica, trasparente e decisa, in merito allo sviluppo delle grandi opere pubbliche, inserita nell'ambito di una più ampia politica economica, volta a favorire lo sviluppo del sistema imprenditoriale italiano, soprattutto a livello europeo;

In sostanza, la chiarezza delle regole, la trasparenza dei comportamenti, la presenza di competenze consolidate e verificate ed il concorso di più soggetti in leale concorrenza tra loro, sono mancati così come è mancato, in ciascuno dei progetti realizzati in passato, il controllo incrociato tra soggetti portatori di competenze differenziate ed in collaborazione tra loro per raggiungere un fine comune.
Un aspetto meno evidente, ma non meno rilevante di quelli appena descritti, è dato dalle particolari caratteristiche del rapporto tra pubblico e privato intervenuto nell'ambito della realizzazione di opere pubbliche in Italia. Tale rapporto è sempre stato caratterizzato, come, peraltro, in molti altri Paesi, da una presenza quasi esclusivamente pubblica nel finanziamento delle opere infrastrutturali intesa in termini di fruizione delle opere realizzate. Di conseguenza, ciò non ha consentito di stimolare una realizzazione ed una gestione realmente efficienti da parte dei soggetti privati che, a vario titolo, avrebbero potuto parteciparvi.
Nell'ambito delle attività imprenditoriali, non solo esiste la distinzione tra imprese pubbliche ed imprese private, ma soprattutto tra imprese efficienti ed imprese inefficienti cioè imprese attente a mantenere adeguati livelli di economicità, responsabili del proprio ruolo nel sistema economico e sociale. Ciò che interessa non è, quindi, l’”imprenditorializzazione” dell’Ente, ma la razionalizzazione imprenditoriale dell’esecuzione e della gestione dell’opera, argomento distante, in passato, alle Amministrazioni Pubbliche, ma già ben noto alla classe imprenditoriale.
L'eccessivo peso della componente pubblica nel finanziamento e nella conduzione della realizzazione di opere pubbliche, non ha consentito di attivare le sinergie tra competenze e risorse di diversa provenienza che sarebbero invece necessarie, date le carenze dimostrate dai soggetti pubblici nella quasi totalità delle opere e delle operazioni finora svolte.
Nasce quindi l’esigenza di studiare forme e metodologie in grado di innovare il campo del finanziamento delle opere pubbliche, nonché quello del relativo esercizio, attraverso l’integrazione intima di interessi e di competenze tra soggetti pubblici, collettività, operatori privati, affinché si possano ottimizzare le competenze che ogni unità potrebbe offrire.
Affinché sia possibile la realizzazione di un sistema di sinergie, occorre modificare completamente il concetto ad oggi noto di intervento pubblico. La grande novità, si ritrova nella visione globale dell’opera, dallo studio preliminare o, ancor prima, dalla nascita di un’esigenza da soddisfare, fino alla realizzazione vera e propria ed alla gestione dell’opera stessa.
Descritte sommariamente le motivazioni che hanno rallentato lo sviluppo nel campo delle infrastrutture, occorre tentare di conciliare dette esigenze attraverso l'adozione di metodologie e strumenti adeguati.
La finanza di progetto, oggi, risulta lo strumento in grado di innovare radicalmente le modalità tradizionali di realizzazione di opere pubbliche.
Essa rappresenta non solo uno strumento finanziario, ma soprattutto un'impostazione culturale ed una precisa scelta politica che diviene un passaggio indispensabile per lo sviluppo del nostro Paese e la sua definitiva integrazione in una dimensione europea.

domenica 29 giugno 2008

GOVERNO: CARO SILVIO, COSI’ NON VA: “TROPPE "CASTRONERIE" NELLE PRIME MANOVRE PDL”

Molti la chiamano “luna di miele”, ma le cose non vanno per nulla bene: il Governo sta combinando pasticci in campo economico, in materia di Giustizia e sicurezza imponendo ormai, un dovere di critica a cui sembra difficile sottrarsi.
Tremonti è orgoglioso della Robin Hood tax a favore dei più poveri ma non si cura dei tagli a Comuni e Regioni che produrranno un immediato rincaro di servizi e tariffe per i cittadini, è soddisfatto di aver tolto l’ICI ma sembra non pesargli la sicura reintroduzione dei tiket sanitari (insostenibili per poveri ed anziani) causati dai tagli alla Sanità contenuti nella sua manovra.
Una manovra in cui non c’è traccia di misure di rilancio economico per le imprese (come la legge del 2001 che detassava gli utili d’impresa reinvestiti) e non ci sono misure di sostegno del potere reale dei salari, solo un indecoroso provvedimento da rifiutare anche sul piano culturale : il “patentino” di povero con cui si può “scontare” cibo di prima necessità e bollette (mi hanno confermato che li usa Fidel Castro a Cuba per razionare pane, latte e carne).
Perché non sono state aumentate le detrazioni nei redditi bassi e alzate le pensioni minime invece di introdurre umilianti “tessere” di povertà ?
Sulla sicurezza, inoltre, la detassazione degli straordinari perché ha escluso tra i destinatari proprio coloro che ne hanno veramente bisogno, le Forze dell’Ordine, che, come se non bastasse, sono anche divenute oggetto di attenzione del Ministro della Difesa con umilianti iniziative a danno della loro immagine e credibilità ?
Inviare truppe per risolvere i problemi della sicurezza dopo che da anni Carabinieri e Polizia denunciano la mancanza di risorse, di mezzi e di uomini che impedisce loro di contrastare efficacemente la criminalità, sfiora il ridicolo.
Aggiungiamo pure le castronerie come l’ultima sulla Giustizia: se si uccide un Poliziotto la pena è l’ergastolo. E se si uccide un buon padre di famiglia, no ?
Sarò anche un po’ smemorato ma non ricordo che, in campagna elettorale, Berlusconi avesse indicato tra le urgenze la questione di Rete 4, quella dei processi che vanno congelati e le intercettazioni (su cui non dico che non si dovrebbe discutere ma tutto ha un limite).
Concludo riprendendo lo stracotto Veltroni che annuncia la “piazza” per autunno: facciamolo noi e subito prima che un altro “colpo” di maggioranza alzi lo sbarramento alle Europee violentando ancora una volta la democrazia e impedendo a un Partito Nuovo, il nostro, di rappresentare un blocco sociale che a giudicare da quanto sopra sembra destinato ad ingrandirsi sempre di più.
On Roberto SALERNO

sabato 7 giugno 2008

Contro il Caro-Benzina!

L’Italia è in ginocchio, il popolo all’affanno economico, spinto sull’oblio dei continui rincari dei beni di consumo e di prima necessità, dal continuo aumento dei prezzi dei servizi essenziali una volta pubblici , dall’impossibilità di accedere ad un mutuo per l’ acquisto della prima casa ed infine dal caro benzina .La situazione geopolitica internazionale impone un rialzo del prezzo del greggio venduto al barile, dovuto alla continua richiesta della materia prima da parte delle nuove potenze economiche orientali e dal potere di contrattazione di paesi membri dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio ) che ad oggi impongono il prezzo della benzina sui mercati internazionali. Oltre a questa assurda situazione che vede il nostro paese come vittima del ricatto energetico internazionale, assistiamo al ricatto dei nostri governanti nazionali che in questi ultimi 50 anni non hanno saputo altro che aumentare le accise sui carburanti .Ad oggi infatti il 60 % del costo del carburante viene intascato dallo Stato per tasse assurde .Le accise infatti sono state utilizzate per reperire fondi o entrate pubbliche straordinarie .Purtroppo, una volta decise non sono mai state rimosse dopo aver raggiunto lo scopo.
1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;14 lire per la crisi di Suez del 1956;10 lire per il disastro del Vajont del 1963;10 lire per l' alluvione di Firenze del 1966;10 lire per il terremoto del Belice del 1968;99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;75 lire per il terremoto dell' Irpinia del 1980; (anche se dopo tutti questi anni sono ancora molte le famiglie dell’ Irpinia senza una casa)205 lire per la missione in Libano del 1983;22 lire per la missione in Bosnia del 1996;39 lire (0,020 euro) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.Totale 485,9 lire/l (0,25 €/l)
Al termine dei conti possiamo contare una tassazione che costituisce più del 60% del prezzo finale di un litro di benzina , infatti abbiamo :
1. accisa (sopra indicate)2. Iva sul prezzo3. Iva sull’accisa (una tassa sulla tassa!)Nota: in Italia non è possibile tassare una tassa perché le tasse per essere ritenute valide devono produrre benefici diretti al consumatore che paga quel tributo4. tassazione dei profitti delle compagnie
Se andiamo a confrontare i dati Italiani con quelli europei comprendiamo quanto i consumatori nel nostro paese siano svantaggiati , infatti le accise italiane sono del 57,1% superiori al minimo UE.Le imposte sui carburanti costano agli italiani, in proporzione al reddito, più che agli altri cittadini europei: Le imposte su un pieno di benzina al mese su un'auto di media cilindrata equivalgono al 2,65% del nostro Pil pro capite, contro il 2,25% dei francesi, 2,33% dei tedeschi, 1,79% degli svedesi.Per dare un idea più concreta di quello che accade alle tasche degli italiani ogni volta che fanno benzina consideriamo i costi per un’automobile di piccola cilindrata a benzina : Pieno medio 44€ di cui 27€ sono imposte .Considerando invece gli introiti globali della vendita dei carburanti si arriva a cifre da capogiro : 56,2 miliardi di euro nel 2007, di cui 43,6 sulla rete distributiva stradale e autostradale. Sono suddivisi in 21,2 miliardi di euro per la benzina (pari al 37,8% del totale) e 34,9 miliardi di euro per il gasolio (pari al 62,2%).Di quei 56,2 miliardi di euro, solo 19,3 miliardi sono il vero carburante che finisce nei motori, cioè il 34,3% della spesa.Invece, circa 5,2 miliardi di euro costituiscono il costo del servizio di logistica e capillare distribuzione all'utente finale o la remunerazione della fase di commercializzazione: una componente che vale il 9,3% della spesa.
Però la batosta vera sono i circa 31,7 miliardi di euro di imposte pagate all'erario (accise e imposta sul valore aggiunto) Insomma, su 100 euro di pieno 56,4 euro vanno allo Stato.
Questa situazione è ormai diventata insostenibile , visto anche il continuo rincaro della materia prima , per cui il nostro paese dovrà decidere a cambiare rotta . Di fatto una tassazione così estrema dei carburanti non fa altro che rallentare lo sviluppo economico del nostro paese facendo aumentare vertiginosamente l’inflazione e il costo della vita delle famiglie italiane i cui redditi sono congelati ormai dal tempo dell’entrata in vigore dell’Euro .Lanciamo dunque la nostra proposta che diventerà una battaglia nazionale operata per il bene del popolo italiano, scenderemo nelle piazze e raccoglieremo le firme famiglia per famiglia per sottoscrivere una proposta di legge per il taglio delle tasse sui carburanti .La nostra proposta è chiara quanto attuabile: Eliminazione immediata delle accise ormai decadute e della tassazione ad esse associate , facendo così si diminuirebbe drasticamente il prezzo dei carburanti di circa 40 centesimi al litro . Questo non significa eliminare le tasse sulla benzina che in ogni caso rimarrebbero (Iva sul prezzo e tassazione profitti compagnie) ma eliminare una speculazione in atto da parte dello Stato nei confronti delle tasche dei cittadini. (Gioventù Italiana)

domenica 30 marzo 2008

STORACE: NOI NON CI FACCIAMO COMPRARE!

Roma, 30 mar. - “Ora e’ chiaro…Il voto utile e’ quello agli immigrati, con un seggio elettorale nel giardino elettorale…Complimenti Cavaliere, a quando il Corano nelle scuole?”. E’ quanto dichiara il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, che aggiunge: “No, noi non ci facciamo comprare. Lo abbiamo gridato a Trieste, in occasione della nostra Conferenza organizzativa, abbiamo continuato a farlo e lo faremo fino al giorno del voto. La Destra c’e’ e ci sara’ e gli elettori il 13 e il 14 aprile potranno barrare su tutte le schede il simbolo che rappresenta una storia, quello stesso simbolo che Berlusconi e Fini volevano veder cancellato”.
“Non siamo vendita - prosegue Storace - E non servira’ a nulla l’oscena campagna messa in atto da Berlusconi, che punta a intimidire i cittadini, in particolar modo nel Lazio, nel tentativo di farmi e di farci fuori dal Senato, a vantaggio della lista che ospita il trasformista Lamberto Dini, con il cosiddetto Pdl. Berlusconi ha tentato di comprarci, con quattro seggi, a condizione di togliere di mezzo il nostro simbolo. Abbiamo detto di no e, allora, ci ha costretto a modificare il simbolo al Ministero degli Interni. Qualcuno dei suoi ci ha messo la manina anche in Abruzzo e pure li’ abbiamo respinto l’offensiva. Lo dico ora e per sempre: noi non abbiamo accettato le offerte di acquisto delle nostre coscienze, perche’ vogliamo rientrare in Parlamento con i voti di un popolo che non si fa comprare”.
“Il nostro - conclude Storace - e’ un grande popolo, fatto di cuore, passione, voglia di mettersi al servizio degli altri. E questa e’ la battaglia della vita. Figuriamoci se ci facciamo intimorire proprio ora che possiamo scrivere una pagina memorabile: La Destra puo’ entrare in Parlamento con le proprie forze, sola contro tutti. Non arretriamo di un millimetro: andiamo avanti compatti e ce la faremo. E chiedo a tutti i militanti di cominciare a mettere in calendario l’appuntamento che avremo a Roma, al Pantheon, venerdi’ 11 aprile alle 18. Assieme a me, a Teodoro Buontempo e a Luca Romagnoli, concludera’ la nostra bellissima campagna elettorale Daniela Santanche’. Sarebbe bello se ai cittadini romani si unissero i militanti di altre regioni d’Italia. Insieme prepareremo la vigilia del voto piu’ appassionante che abbiamo mai vissuto”. (AGI)

venerdì 28 marzo 2008

DIFENDIAMO I SERVIZI SOCIALI !

Il Direttivo della Sezione di Valenza de LA DESTRA di Valenza ha preso in esame la situazione dell’Uspidalì di Valenza, a seguito delle ricorrenti voci sull’avvenire dell’Istituzione.
“L’Amministrazione Comunale deve smetterla di di ventilare qualsiasi ipotesi di affidamento a terzi dell’istituzione cara a tutti i valenzani” ha ribadito il portavoce Valenzano del partito di Storace, Gino Maurizio Santapà.
“Affidare la gestione della casa di Riposo a una cooperativa non garantisce il mantenimento dell’attuale buon livello del servizio prestato agli anziani ospiti”.
“L’Amministrazione Comunale dovrebbe al contrario preoccuparsi di stabilizzare il rapporto di lavoro con i numerosi lavoratori precari che, da anni si prodigano a favore degli ospiti e che con il loro spirito di sacrificio e di abnegazione e con le loro capacità professionali hanno anche consentito l’apertura della nuova casa di riposo sulla Circonvallazione senza che sia stato assunto nuovo personale. Le norma della Legge Finanziaria approvata a Dicembre 2007 lo consentono.”
Il portavoce Provinciale de La Destra, avv. Aldo Rovito, presente alla riunione ha garantito il massimo appoggio del partito ad ogni azione che sarà intrapresa a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori tutti dell’Uspidalì e per mantenere nella mani del Comune un’istituzione cara a tutti i valenzani. “è veramente singolare che nei programmi elettorali dei partiti di sinistra, la lotta al precariato sia al primo posto, ma che nei fatti, le stesse sinistre che governano Valenza si dimenticano dei precari, così come appare strano l’atteggiamento dei sindacati che al Comune di Alessandria si battono giustamente per l’assunzione in ruolo di tutti i precari e che a Valenza, sembrano invece, colpevolmente, tacere.