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martedì 7 ottobre 2008

TUTTI CON FINI(?) di Faber

TUTTI CON FINI(?)
Il dibattito è stato intenso, ma breve e non risolutivo. Ora - a meno di un mese dal diktat finiano - sia gli ‘anti-antifascisti’ che i ‘neo-antifascisti’ fanno finta di nulla e tacciono. Intanto, i cimeli sono rimasti al loro posto nelle case e nelle sezioni, il saluto legionario è ancora protagonista, le ‘celtiche’ restano al collo e tra ventidue giorni sarà il momento delle libagioni celebrative.Nello stilare un bilancio di quel sabato ad ‘Atreju’, escluso lo scontato e ridondante consenso degli ‘afecionados’, l’ennesima capriola finiana ha costretto taluni a compiere spavaldi sforzi dialettici (fino a provare noia nel «parlare di fascismo e antifascismo») per non entrare in contrasto con le sue parole e per tacitare i dissensi, confidando nell’imminente confluenza nel Pdl, dove si prevede non sarà obbligatorio dichiararsi antifascisti. Mentre in Alleanza Nazionale è arrivato il ‘diktat bis’ del ministro Altero Matteoli: «Chi non condivide le parole di Fini si mette fuori da An».Per trovare un clima entusiastico bisogna spostarsi sul fronte avverso, in quel mondo culturale che ha trovato un inaspettato alleato e si è dimostrato subito riconoscente: «Le convinzioni di Fini - ha scritto Gianfranco Pasquino, docente universitario a Bologna e collaboratore de “l’Unita” - sono cambiate nel corso del tempo in maniera coerente e sono approdate al riconoscimento di verità storiche che stanno a fondamento della Repubblica italiana» (1).Maggiormente entusiasta, Luciano Canfora (docente universitario a Bari, nel comitato scientifico della Fondazione Gramsci e frequentatore assiduo dei congressi dei Comunisti italiani): «Non so dove Fini abbia studiato recentemente, ma definire così l’antifascismo è molto avanzato» (2).Un’intellighenzia che, in perenne difficoltà al cospetto del montante ed illuminante filone storico ‘revisionista’, ha trovato un favoreggiatore, subito abbracciato e coccolato, fino a concedergli un consenso pressoché unanime: «Le sue dichiarazioni – spiega Nicola Tranfaglia, docente universitario a Torino e nel comitato scientifico della Fondazione Gramsci - in qualche modo concludono, perché vanno in direzione opposta, il percorso avviato da Luciano Violante nel ’96, con l’apertura ai ‘ragazzi di Salò’. Un discorso infausto. E’ significativo che ci sia questo rovesciamento di ruoli e che arrivi la smentita di Fini alle parole di Violante» (3).Lo storico, ex deputato dei Comunisti Italiani, è stato prontamente supportato da Claudio Pavone (docente universitario a Pisa, vicepresidente dell’Istituto per la storia del movimento di liberazione ed ex partigiano), che ha considerato particolarmente importanti le dichiarazioni di Fini «perché spiazzano tutti coloro che, da qualche anno, hanno fatto del revisionismo la propria bandiera e considerato la contrapposizione fascismo-antifascismo un’anticaglia» (4). E da Piero Sansonetti, direttore del quotidiano “Liberazione”, che tra le conseguenze più rilevanti ha individuato «una battuta di arresto della campagna revisionista avviata dalla destra italiana con lo scopo di smontare la “Civiltà politica” prodotta in Italia dal 1945 in poi. L’iniziativa di Fini tira il freno e ostacola l’offensiva revisionista» (5).Quindi, un inaspettato Fini, in versione ‘quinta colonna’, che conquista profonda riconoscenza per il contributo offerto al contrasto della revisione storiografica, infatti - secondo Pasquino - «incidentalmente, taglia l’erba sotto i piedi anche ad alcuni giornalisti revisionisti i cui libri, critici dell’attività dei partigiani, che certamente non fu sempre impeccabile, hanno avuto grande successo di pubblico (meno, in verità, di critica)» (1). Al suo fianco addirittura un vecchio nemico, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: «Le sue riflessioni fanno piazza pulita di certe smanie revisioniste divenute ormai insopportabili» (7). Un clima talmente celestiale da farlo diventare, dopo tanti anni di cattivi esempi di destra, anche un ‘buon maestro’ per eventuali ‘giamburrasca’ con istinti ribelli: «La lezione merita di essere imparata rapidamente anche dai suoi compagni di partito ai quali il successo inopinatamente raggiunto e le cariche fortunosamente conseguite sembrano avere dato alla testa» (1).Il Presidente della Camera è indiscutibilmente lanciato verso nuovi orizzonti ed il suo futuro è ben visibile dietro le sue esternazioni. «Forse rispondono - azzarda Canfora - anche a una serie di esigenze interne: tenere a bada i colonnelli, candidarsi alla successione di Berlusconi» (2), mentre Bruno Gravagnuolo (il Cosacco de “l’Unità”, come lo ha chiamato Giampaolo Pansa) lo interpreta in chiave continentale come un «tentativo di ritagliarsi un ruolo decente di leader della destra democratica europea, con la sua revisione entra alla grande nel Ppe e può aspirare a concorrere da Premier» (6).Nel suo itinerario storico Fini ci ha finora abituato a funamboliche evoluzioni, perciò non ci si può illudere che il suo cammino sia già terminato. In previsione di altre sorprese, potrebbe servirgli tener conto della saggia considerazione di un altro storico, Arrigo Petacco: «Quando comincia la guerra, la prima vittima è la verità: quando finisce, le bugie degli sconfitti vengono smascherate e quelle dei vincitori diventano Storia» (8).
Faber
1) Agenzia AGL - L’Espresso, 14 settembre 2008

2) Left, 18 settembre 2008
3) Corriere della Sera, 14 settembre 2008
4) Liberazione, 18 settembre 2008
5) Liberazione, 14 settembre 2008
6) l’Unità, 14 settembre 2008
7) Corriere della Sera, 15 settembre 2008

8) Il Tempo, 14 Settembre 2008

A questo punto non rimane che guardarci un interessante video, collegandoci con:

http://www.storace.it/2008/10/03/iene/

.......... e farci due risate............

venerdì 26 settembre 2008

E io sto con Abbiati, ed anche con Massimo Mucchetti!

Le dichiarazioni di Christian Abbiati, portiere del Milan, rese in un’intervista al supplemento settimanale della Gazzetta dello Sport in edicola domenica prossima, pubblicate in anteprima sulla Stampa di oggi, sono senz’altro destinate a far clamore ed a suscitare polemiche infinite, nelle prossime settimane; potranno in futuro, ahimè, costituire un handicap per il giocatore ed anche per la sua squadra (il Milan del Presidente Berlusconi), perché si sa, in Italia la libertà di pensiero e di espressione esiste solo a sinistra. Se un calciatore del Livorno saluta “a pugno chiuso” i suoi tifosi , tutto bene, invece, quando Di Canio salutò a palmo aperto i suoi tifosi che inneggiavano per un suo gol successe il finimondo. Se non sbaglio, si beccò anche una squalifica. Vedremo cosa succederà ad Abbiati, al quale auguriamo di avere oltre il coraggio che ha indubbiamente testimoniato di possedere, anche tanto spirito di sopportazione e tanto sangue freddo, da sopportare le future prossime provocazione che sicuramente si troverà ad incontrare sul campo ed anche fuori.
Ma cosa ha detto Abbiati? Qualcosa, molto “fuori dal coro”, soprattutto in questi giorni, in cui anche un certo fini gianfranco, da Bologna, sproloquia di fascismo e di antifascismo, impancandosi a storico e facendosi capofila del “pensiero unico antifascista, pensando di poter ricalcare le orme, di un altro presidente della camera, un certo scalfaro da Novara, il quale, per conclamati meriti antifascisti, in quanto, dopo esser stato nominato giudice dalla Repubblica Sociale Italiana, alla quale probabilmente aveva anche giurato fedeltà, fece condannare a morte un certo numero di fascisti repubblichini tra Vercelli ed Alessandria, assurse alla Presidenza della Repubblica. “Io non ho vergogna a manifestare la mia fede politica. Del fascismo condivido ideali come la Patria e i valori della religione cattolica». In quella che viene preannunciata come una lunga intervista, il portiere del Milan accetta di parlare della sua vita fuori dal campo e spiega che alle ultime elezioni politiche ha votato per «La Destra» dell’ex governatore di Francesco Storace, ed aggiunge: “Del fascismo rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra, ma mi piace la capacità che aveva di assicurare l’ordine, garantendo la sicurezza dei cittadini”.
Il guaio per i seguaci del P.U.A.: Pensiero Unico Antifascista, da fini a veltroni e compagnia bella, è che sempre oggi, su un altro autorevole quotidiano di regime (Il Corriere della sera) a pagina 11, in un servizio sulla crisi finanziaria americana e sulle misure adottate dal Presidente Bush, si dicono sul Fascismo (senza nominarlo, per carità, qualche cautela è pur necessaria e poi, anche i giornalisti del Corriere “tengono famiglia”) delle cose ancor più interessanti. Un certo Massimo Mucchetti scrive, tra l’altro, “L’America del 2008 ricorda l’Italia del 1933: la banca centrale, prestatrice di ultima istanza, cerca di salvare le banche, non ci riesce e interviene lo Stato. Il governo italiano di allora dimostrò rispetto per il denaro dei contribuenti. Vedremo adesso la Casa Bianca…. L’IRI fu costituita nel 1933 per salvare la Banca d’Italia che era esposta verso Comit, Credit e Banco di Roma per 8 miliardi di lire, quando l’intera base monetaria superava di poco i 13,5 miliardi…. L’IRI rilevò le azioni delle finanziarie collaterali alle banche dov’erano racchiuse tutte le partecipazioni e si trovò così padrona delle banche e delle imprese. Separò le prime dalle seconde, divorzio poi codificato dalla legge bancaria del 1936. Le banche restarono pubbliche per evitare il panico tra i depositanti ed il ripetersi delle avventure degli anni 20…. Nel 1956, in una lettera all’economista Pasquale Saraceno, il più privato dei banchieri, Enrico Cuccia, osserverà che lo Stato aveva fatto un buon affare. L’IRI infatti rilevò attività stimate 8 miliardi e alle banche riconobbe un credito di 12 miliardi, assistito da garanzia pubblica e pagabile in vent’anni al 4%. Nessuna uscita di cassa immediata, ma l’ammissione di un buco gigantesco: 4 miliardi, pari a un terzo della circolazione monetaria di allora. In realtà, detratto il miliardo guadagnato subito con le privatizzazioni (…Le imprese risanate o risanabili vennero poste in vendita. Furono cedute Edison, Bastogi e altre minori per 3,6 miliardi di lire. Le società telefoniche no, perché gli industriali ai quali erano state offerte chiesero in coro –da Vittorio Valletta ad Alberto Pirelli, da Giovanni Agnelli a Vittorio Cini- una dote che il Presidente dell’Iri, Alberto Beneduce, rifiutò reputandola ingiustificata, in questo confortato da Benito Mussolini e dalla storia successiva della telefonia- ), considerato che il denaro costava il 5 e non il 4% e che, ben presto, la lira sarebbe stata svalutata, il valore del debito si dimezzava e l’Iri, saldata l’ultima rata, poteva dire di essersi messa nelle condizioni di guadagnare 2 miliardi all’atto del salvataggio.” Conclude Massimo Mucchetti: “Andrà altrettanto bene al contribuente americano?”
Certo una bella differenza tra le affermazioni di Abbiati e Mucchetti e quelle di gianfranco fini da bologna, sul “fascismo male assoluto””!
Aldo Rovito

venerdì 19 settembre 2008

Crestomazia breve di un neoantifascista doc

(* Avvertenza: tutti i testi citati si debbono all’attuale Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e sono stati tratti dalla collezione del quotidiano Il Secolo d’Italia, salvo quelli per cui s’indica una fonte diversa - Essi sono dedicati agli italiani di memoria labile).
1) Opinioni di Fini sul fascismo e Mussolini (1987-1992) Con la formula “Fascismo del Duemila” intedo dire che nei confronti del fascismo non vi puó essere solo nostalgia o rimpianto, legittimi in chi l’ha vissuto, ma patetici per chi è nato dopo....Per questo ho scritto di segreteria “post-fascista” in termini anagrafici...Il fascismo è stato una grande intuizione politica, non completamente attuata, che contiene risposte convincenti ai problemi del nostro tempo...Il fascismo aveva intuito che l’uomo è al centro del divenire e non puó essere assoggettato a logiche materialiste. Il fascismo aveva anche capito che Stato e Nazione non possono essere separati e che i problemi del mondo del lavoro non si risolvono con il capitalismo nè con il comunismo. Sono ricette valide anche per l’Italia d’oggi. Questo è il fascismo del Duemila (18 dic. 1987).
Un sogno per la società italiana. Ho registrtato la volontá collaborativa di molti camerati giovani e meno giovani...Cercheremo di attualizzare il nostro sogno, dimostrando che nel fascismo ci sono elementi validissimi per la societá italiana...Nessuno puó concepire il fascismo come un inferno calato sull’Italia (quotidiano “La Repubblica”,15 dic.1987.)
Radici profonde. Non ritengo che sia un paradosso per il Msi, così legato alla sue radici, avere un Segretario nato nel Dopoguerra. Vuol dire che quelle radici sono feconde, e che ci sono nuove generazioni che credono nella concezione della vita e nella visione del mondo che fu del fascismo.(11 marzo 1988).
L’intuizione mussoliniana di una terza via. Sono convinto che l’intuizione mussoliniana di una terza via alternativa al comunismo e al capitalismo sia ancora oggi attualissima... Il nostro compito è quello di attualizzare, in una società post-industriuale alle soglie del Duemila, gli insegnamenti del fascismo che con la Carta del Lavoro del 1926, l’Umanesimo del Lavoro di Gentile e i 18 Punti di Verona della Repubblica sociale italiana ha lasciato un testamento spirituale dal contenuto profondamente sociale, dal quale non possiamo prescindere (1 aprile 1988).
Il mio fascismo. Il Msi si é sempre schierato fin dall’inizio per l’interpretazione, attualizzandoli, degli ideali del fascismo, per farli vivere in questa nostra società. Oggi il Msi continua su quella strada...Noi siamo oggi in Italia la destra, una destra autenticamente fedele alle origini....Il mio fascismo, che è quello di coloro che sono nati dopo la guerra, è soprattutto una concezione della vita tesa a porre l’uomo al centro del divenire. È una organizzazione sociale per superare il capitalismo e il comunismo....Questo è il fascismo del Duemila, tutto il resto oggi non ha significato, e certamente non puó essere giudicato in termini politici ció che appartiene alla Storia...Noi abbiamo soltanto questa presunzione: di non rinnegare il passato e di coglierne gli aspetti positivi...Io non voglio tagliare le mie radici, non per calcoli politici, ma perchè questa è l’essenza del Msi. (25 maggio 1988.)
Fascismo, libertà e pluralismo. Il fascismo coniugato con la libertà e con il pluralismo costituisce nell’attualità il punto essenziale di riferimento per un partito che, come il Msi, intende rinnovare l’Italia senza complessi verso la Storia nazionale. (13 giugno 1989).
Niente abiure. Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista...Non si capisce appieno il Ventesimo secolo e quel che accadde all’Est, se non si comprende la natura del fascismo.(“Il Giornale”, 5 gennaio1990).
Mussolini: una figura necessaria. Il pensiero e la figura di Mussolini sono un riferimento di carattere storico e per certi aspetti di carattere politico non soltanto indispensabile al Msi, ma necessario all’Italia per capire se stessa e riconciliarsi con la sua storia (5 febbraio 1992).
Il merito del fascismo. Se nel 1922 il nostro Paese non divenne una repubblica sovietizzata, il merito fu del fascismo(29 marzo 1992).
Una Piazza per Mussolini. L’identità ideologica del Msi si manifesta anche nei rituali (come il saluto romano). Ma il Msi fa politica e non si ferma ovviamente ai rituali. Mussolini sarà consegnato alla storia soltanto quando gli antifascisti avranno accettato di confrontarsi serenamente e senza pregiuidizi con il suo pensiero e le sue opere.In quel momento non penso però che Mussolini sarà appeso ad una parete come un quadro. A lui, come Cavour, Mazzini e Garibaldi, saranno intitolate piazze e monumenti. (“ Il Giornale”, 19 ottobre 1992).
Post-fascismo: non rinnegare, non restaurare. Il Msi rappresenta una destra neofascista? Io credo in tutta coerenza che il fascismo sia consegnato ormai in modo irreversibile alla storia e al suo giudizio. Nessuno ci può chiedere di rinnegarlo nel momento in cui diciamo chiaramente che non vogliamo restaurarlo. Siamo anche noi, come tutti gli italiani, non neofascisti, ma post-fascisti. (12 dicembre 1992).
2) Gianfranco Fini e l’antifascismo (1988-1993)
L’antifascismo: un non valore. Il Msi si è sempre rifiutato di considerare l’antifascismo come una sorta di mito unificante, di unica ragione di vita di questa Repubblica. E a maggior ragione ci auguriamo che nel prossimo futuro i nostri figli siano giudicati per quel che dicono, per quel che pensano, per quel che fanno e non per quello che hanno fatto i loro padri e i loro nonni nel 1945. E allora l’antifascismo di per sè non è un valore. (8 gennaio 1988).
Una Repubblica ipocrita. La pacificazione nazionale sotterrerebbe definitivamente un mito ipocrita: quello di una Repubblica che nata dalla resistenza, pretende di continuare a campare sull’odio fra italiani. (9 febbraio 1992).
L’antifascismo non è la pietra fondante della Repubblica di tutti gli italiani. Abbiamo scelto il 25 aprile perchè è giunto il momento di confrontarsi con questa data di cui rimane qualche traccia solo in coloro che nel ’45 erano antifascisti in buona fede e che pertanto rispettiamo. Ma pretendo lo stesso rispetto anche per coloro che erano dall’altra parte, per chi è stato sconfitto dalle armi, non certo dalla storia. Non accettiamo più a distanza di quasi cinquant’anni, che dell’antifascismo si possa fare la pietra fondante della Repubblica di tutti gli italiani. Fino a quando le istituzioni non ricomporranno le ferite e non renderanno i giusti meriti, sarò autorizzato a dire che non vi è nel nostro Paese alcun tipo di partecipazione popolare per una data celebrata da chi ha fatto dell’antifascismo il proprio mestiere. (26 aprile 1992).
La “Via dell’Onore” e la “Resistenza”. Oggi in Italia la necessità di seminare ancora odio è di chi non può dire altro che “abbiamo fatto la resistenza”, e non di coloro che scelsero la via dell’onore risultando sconfitti soltanto con le armi. (12 ottobre 1993).
3) Intermezzo: una profetica avvertenza del 1989-G. Fini e il tempo dei Camaleonti. C’è da stare molto attenti affichè non arrivi il tempo dei camaleonti, cioè dei comunisti che cercano affannosamente di riciclarsi con nuove formule e sotto nuove forme e nuovi nomi. (30 dicembre 1989.)
4) Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati(2008).
Parlando ai giovani di AN, il 12 settembre 2008, Fini striglia i suoi, affermando: . Lo riferisce il Corriere della Sera nella sua edizione on-line del giorno seguente, che riporto con i rispettivi titoli:“I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata. E’ doveroso dire che, se non è in discussione la buonafede, non si può equiparare chi stava da una parte e combatteva per una causa giusta di eguaglianza e libertèa e chi stava dalla parte sbagliata”.Il presidente dalla Casmera Gianfranco Fini approfitta della festa dei giovani di An di Roma per pendere posizione dopo le polemiche scatenate nei giorni scorsi dal ministro Ignazio La Russa e dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno su Salò e le leggi razziali.“La destra – rìafferma Fini – deve ribadire in ogni circostanza questi concetti, proprio per superare il passato, non per archiviarlo, ma per costruire una memoria che consenta al nostro popolo di andare avanti”.Democrazia e antifascismo“Chi è democratico, cioè si riconosce nei valori della libertà, dell’uguaglianza e della giuistizia sociale, è antifascista, ma non tutti gli antifascisti in Italia erano democratici”...“Sono convinto non da oggi – spiega Fini – che la destra italiana debba senza ambiguità e reticenze dire che si riconosce in alcuni valori certamente presenti nella costituzione: la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale. Valori che hanno guidato e ancora guidano il cammino della destra e che sono valori di ogni democrazia e che, a pieno titolo, sono antifascisti.La sequenza di questi testi, rappresenta la lunga marcia di Gianfranco Fini dal “Fascismo del Duemila” al suo “attuale antifascismo”. Se c’e una lezione morale in questa marcia e nella sua disinvolta conclusione (?) – e, a mio modesto avviso, c’è –la può trarre facilmente il lettore.

domenica 14 settembre 2008

Fascismo, antifascismo e democrazia

“In Italia per cinquant’anni si è sviluppato grazie al MSI ed alle sue organizzazioni giovanili il complesso fenomeno del neofascismo, che ha eletto deputati, senatori, parlamentari europei ma anche centinaia di sindaci, assessori e decine di migliaia di consiglieri che, ovunque e al prezzo di indicibili sacrifici, e della vita di numerosi militanti, hanno difeso con orgoglio, coraggio e senza equivoci, un grande patrimonio storico, politico, ideale e sociale, all’insegna del motto di Almirante: non rinnegare e non restaurare, lottare per la verità e per la giustizia. Un fenomeno intorno al quale si sono sviluppate negli anni migliaia di riviste, di giornali, di case editrici, di associazioni, che ha determinato al suo fianco la crescita di un’area culturale viva, vivace che ha contribuito, in maniera significativa ed incidente, ad impedire, in tutti i campi, che la cultura egemonizzante della sinistra trionfasse.”
”I maggiori beneficiari in termini politici e personali del neofascismo-afferma Bruno Esposito, dirigente nazionale de LA DESTRA, la formazione politica che fa capo a Francesco Storace- sono gli attuali dirigenti di Alleanza nazionale, primo fra tutti il presidente della Camera Gianfranco Fini. Che oggi Fini dichiari di essere antifascista, (un termine che ha avuto un significato ben preciso nel dopoguerra fino ad oggi) e che per sua affermazione la formazione politica che egli capeggia sia tale; al di là delle valutazioni che ciascuno possa fare sulla coerenza ed anche sull’ipocrisia di chi lo applaude, è un fatto importante rispetto al quale ciascuno, a destra, sappia come stanno le cose,al di là di ogni infingimento e cosa si debba fare se si vogliono difendere i valori della Destra italiana che Fini ed i suoi calpestano in modo così grave e definitivo”.

Faccio mie le dichiarazioni sopra riportate dell’amico Bruno Esposito. Aggiungo: Se non tutti gli antifascisti furono democratici (come ha avuto la bontà di ricordare lo stesso fini, riferendosi a quegli antifascisti che erano tali per devozione al comunismo e all’Unione Sovietica), cosa significa, oggi, e sottolineo, oggi, essere antifascisti?
Fin dal suo nascere il MSI riconobbe la validità del metodo democratico nella lotta politica. Chi ha militato come il sottoscritto, per quasi 50 anni nel MSI prima e in AN fino all’anno scorso, facendo politica tra il popolo e per il popolo, ha riconosciuto e praticato la democrazia (senza retropensieri e senza ipocriti ammiccamenti), ha il diritto di dirsi e di essere considerato democratico, senza bisogno di ulteriori “sdoganamenti” o abiure o peggio di tramutarsi in storico o in storiografo (ad ognuno il suo mestiere!). E poi non fummo certo noi a dare a una mozione congressuale il titolo “IL MSI , FASCISMO DEL 2000, ma un certo gianfranco fini, in arte presidente della camera (le minuscole sono volute).
Aldo Rovito.

FASCISMO: DI ASSOLUTO C’E’ IL CAOS CHE REGNA IN AN

L’On. Roberto SALERNO de La Destra così commenta le affermazioni confusionarie di La Russa, Alemanno e Mantovano e dulcis in fundo di Fini.

“Mi aggiungo ai tantissimi che in questi giorni si sono pronunciati sulle questioni “fasciste” sollevate dai ministri e sindaci del Pdl.
Dico del Pdl e non più di An in quanto se non riconoscevo da tempo il significato di tale sigla in termini politici oggi non lo riconosco più nemmeno in termini giuridici di entità associativa e/o partitica essendo avviata l’ultima fase della sua liquidazione.
Quattro signori, questi, che hanno dato prova di confusione abissale e di un cammino personale maldestro dentro una storia umana, politica e sociale affrontata in questi ultimi anni con gravissima disinvoltura e totale assenza di obiettività.
Me lo ricordo bene l’ambiente di An negli ultimi giorni in cui soffrivo come Parlamentare, iscritto e militante, di un partito che non rispettava la storia e le persone.
Triste era lo spettacolo di ruffiani, di nani e ballerine che circondavano il “Capo” e i sottocapi, tutti sorridenti e pronti a giurare che mai avrebbero fatto ammiccamenti a “quella storia” e mai avrebbero fatto “sconti” a quel ventennio da scordare.
Hanno ingurgitato tutto questi signori e fatto ingurgitare a loro volta senza battere ciglio offendendo anche la memoria storica italiana e la tragedia ad essa legata.
Quando fu pronunciato il termine “male assoluto” nel lontano 2002 nessuno di questi signori si indignò, impegnati com’erano nella lotta per preservare il loro “culo” (Don Milani insegna che il culo bisogna chiamarlo così quando occorre), nessuno si indignò quando il capo di questo partito disse a una Direzione Nazionale, per giustificare il “lancio” del diritto al voto per gli immigrati, che gli albanesi di oggi sono come gli italiani di ieri.
Questi quattro signori hanno detto tutto e il contrario di tutto ed oggi, penosamente, si dimenano nella loro inconsistenza rilanciando malamente quello che hanno respinto e negato un minuto prima.
Mi ricordo quando Alemanno correndo da Sindaco di Roma, respinse l’alleanza con la Destra che non piaceva alla Comunità Ebraica perché in “odore” di fascismo dimostrando una autentica codardia personale prima ancora che politica.
Ora che sindaco è diventato lo sentiamo balbettare qualcosa che tra non molto giurerà l’esistenza di malinteso: il coraggio è un'altra cosa.
Tralascio altri commenti su ministri e presidenti di camera etc.

Torino 10 settembre ’08

On. Roberto SALERNO335/1213121