martedì 19 gennaio 2010

ALESSANDRIA INTITOLERA’ UNA SEDE STRADALE A GIORGIO ALMIRANTE?

ALESSANDRIA INTITOLERA’ UNA SEDE STRADALE A GIORGIO ALMIRANTE?

Sembra di sì, stando al voto espresso dalla Commissione Toponomastica, che dobbiamo ricordare, non è una commissione con poteri decisionali, in quanto l’ultima parola spetta al Sindaco. Intanto, come cofirmatario col collega Bocchio della proposta di intitolare una sede stradale a Giorgio Almirante, voglio ringraziare pubblicamente i Gruppi Consiliari che hanno espresso parere favorevole: La Lega Nord, AN-PdL, Forza Italia - PdL, Prima Alessandria. Mi dispiace che gli altri gruppi, astenendosi, non partecipando al voto o votando contro, abbiano impedito una votazione unitaria, lasciando prevalere lo spirito di fazione su quello della pacificazione nazionale.Voglio qui brevemente ricordare uno solo dei meriti politici che la Storia ha già riconosciuto a Giorgio Almirante (tralascio pertanto di parlare di altre qualità che pur possedeva in sommo grado: la cultura, la capacità oratoria, l’onestà, la dirittura morale), per soffermarmi su un aspetto che va riconosciuto a Lui come Segretario per lunghi anni del Movimento Sociale Italiano e comunque come leader importante di quel partito anche nei periodi in cui non ne era alla guida. Si deve infatti ad Almirante (ed agli altri fondatori del MSI, fra tutti ad Arturo Michelini e a Pino Romualdi) se nell’immediato dopoguerra una massa di giovani reduci, di epurati, di ex prigionieri, di rimpatriati dalle Colonie e dalle Terre perdute, che altrimenti avrebbero potuto subire la pericolosa fascinazione del ricorso alla lotta armata (anche se magari solo per autodifesa o per spirito di rivalsa), fu indirizzata invece verso la democrazia intesa dapprima, forse, soltanto come metodo, ma poi, progressivamente, sempre più, come valore in sé. Erano infatti già nati i FAR (Fasci di Azione Rivoluzionaria) in quel 1946, e a Roma come a Milano e a Torino avevano già compiuto alcune azioni rilevanti, anche se solo dimostrative, ma non era difficile prevedere che, anche a fronte di una probabile reazione violenta dello schieramento avversario (si noti che peraltro la “Volante Rossa” agì a Milano ancora nel 1947 e nel 1948 con gli omicidi del giornalista De Agazio e del generale Gatti: non avrebbe avuto certo bisogno di molte provocazioni per scatenarsi ancora di più!), si sarebbero potuti riaccendere i fuochi non ancora sopiti della guerra civile.Ma la giovane democrazia italiana non aveva bisogno di ciò!L’integrazione della “generazione che non si è arresa” (così fu definita quella massa di giovani che, a guerra chiaramente perduta, erano accorsi a combattere sotto i vessilli della RSI solo “per l’Onore d’Italia” contro quello che era ritenuto il “tradimento dell’8 Settembre”) nella vita democratica del Paese, è stato senza dubbio un risultato di cui va dato merito a Giorgio Almirante.Se è ovvio e scontato attribuire ai Partiti rappresentati nell’Assemblea Costituente, il ruolo di fondatori della Repubblica Italiana, non si puo’ sottovalutare, dal punto di vista appena illustrato, il contributo del Movimento Sociale Italiano e di Giorgio Almirante quantomeno al rafforzamento e al consolidamento delle Istituzioni Repubblicane.Ecco perché sarebbe stata preferibile una approvazione a più larga maggioranza, ma credo che gli Alessandrini condivideranno queste mie considerazioni.
Aldo RovitoConsigliere Comunale Segretario Provinciale La Destra

CHI VUOLE LA TURCHIA IN EUROPA?

“Chi vuole la Turchia in Europa?” questo il tema della Tavola Rotonda organizzata da LA DESTRA a Novi Ligure presso la Sala dell’Hotel Viaggiatori nel pomeriggio dello scorso sabato 16 gennaio.. Sulla base di una relazione del dr. Fabio Robotti, che ha analizzato le motivazioni culturali, economiche, sociali e politiche che rendono almeno problematica l’adesione della Turchia all’Unione Europea, e che fanno propendere La Destra per un deciso NO! Anche tra gli altri partecipanti alla Tavola Rotonda è prevalso un chiaro indirizzo contrario, per lo meno nelle attuali condizioni (posizioni dell’UDC, Sig.ra Depetro, dell’ApI, Comm. Giannattasio e cel PdL Ferretti, che auspica in un prossimo futuro un cambiamento delle condizioni interne della Turchia per favorirne l’ingresso nell’U.E.; decisamente contraria, invece, la posizione espressa dal Capogruppo dei “Novesi per la Libertà”, Pietro Dolcino, e dal rappresentante della Lega Nord, Molinari (La Turchia non è Europa).
Nelle conclusioni dell’incontro, il segretario regionale de La Destra, Lonero, si è complimentato con la dirigenza Novene de La Destra per il successo della manifestazione che è riuscita a mettere attorno allo stesso tavolo, i rappresentanti di Partiti così diversi e con opinioni divergenti anche sul tema oggetto della tavola rotonda e ha ribadito l’impegno de LA DESTRA di opposizione all’ingresso della Turchia in Europa, in quanto esso snaturerebbe completamente l’essenza stessa dell’Unione Europea e le ragioni fondanti dell’Europa, facendo notare che solo La Destra, nelle scorse Elezioni europee ha iscritto questo tema nel suo programma elettorale, mentre l’attuale governo (PdL – Lega Nord), sembra non volersi occupare del problema, lasciando che a decidere siano le burocrazie e le lobby affaristiche di Bruxelles.

martedì 10 novembre 2009

A proposito di aziende in crisi e di licenziamenti

Di ritorno dalla seconda conferenza programmatica de LA DESTRA svoltasi a Pomezia, ci immergiamo nella dura realtà del momento: aziende (anche pubbliche) in crisi, riduzioni di personale, licenziamenti. Per carità nulla da eccepire, nell’ottica del libero mercato. Ma, intanto, vorrei domandare una cosa: è dall’inizio del secolo che tutti, politologi, commentatori, politici,ecc., ci imbottiscono la testa oltre che le orecchie con lo slogan della fine delle ideologie del passato, ma se così è, come mai, l’unica ideologia sopravvissuta ed anzi apparentemente vincente è quella del liberalismo? Una ideologia, nata, ricordiamocelo, nell’ottocento, in quell’ottocento, nel quale le condizioni dei lavoratori e delle loro famiglie erano quelle così abilmente descritte da Charles Dickens nei suoi romanzi. Nel secolo successivo, il cosiddetto “secolo breve”, si tentò di correggere quelle distorsioni, anzi quelle aberrazioni: nacquero in Europa, variamente modulate, le prime forme di Welfare, in parte importate negli USA dalla politica economica del Presidente Roosvelt. Ma la forza delle Lobbies finanziarie, impedì l’avverarsi del sogno di Ezra Pound di costruire “case con pietra solida” senza usura: la seconda guerra mondiale, i suoi tragici esiti, misero in crisi il modello europeo di terza via. Nel 1989, il crollo del muro di Berlino poneva fine definitivamente ad ogni illusione di un comunismo autoriformatosi nella glasnost e nella libertà; così oggi siamo ritornati, pur nell’epoca della globalizzazione e della tecnologia avanzata, alla più cruda applicazione delle leggi di mercato.
NON CI STIAMO! Per noi il lavoratore NON ‘E UN COSTO DELLA PRODUZIONE: è una ricchezza per l’azienda ed un valore aggiunto per la società: Licenziare un lavoratore non diminuisce i costi aziendali: IMPOVERISCE la comunità. Dobbiamo partire da qui per affermare un nuovo modello economico, in cui i lavoratori siano chiamati a partecipare alla gestione e agli utili delle aziende,in cui il lavoro non sia considerato più un semplice costo di produzione da comprimere a tutti i costi, ma il mezzo con il quale l’uomo esplicita la propria personalità a beneficio dell’intera comunità, ricordandoci che il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro.
N. B. Ogni riferimento a fatti reali e locali è interamente voluto. Aggiungiamo che nella recente crisi finanziaria, le responsabilità dei dirigenti delle banche, delle finanziarie, dei trusts (anche noi usiamo l’inglese!) sono state ben accertate, ma nessuno ha pagato, anche attenuatasi la bufera, si sono riaumentati stipendi e benefits (aridagli con l’inglese!): bene pensiamo che, per risanare l’economia un licenziamento collettivo di dirigenti (anche di società pubbliche) sia quanto mai necessario! Aldo Rovito

Rovito chiede l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti presso il Comune di Alessandria

CITTA’ DI ALESSANDRIA
Consiglio Comunale

Il sottoscritto Consigliere,
premesso che:

-il pieno rispetto della persona umana e la esigibilità dei suoi diritti fondamentali sono principi basilari della Costituzione della Repubblica;

-la garanzia del rispetto e della tutela di tali principi deve, conformemente all’art. 27 della Costituzione, riguardare anche chi ha violato le leggi;

-in tale spirito si è affermato anche a livello europeo l’esigenza di dare vita ad una figura che si ponga quale promotore dei diritti di cittadinanza attiva delle persone private a qualunque titolo della libertà personale, mentre la Convenzione dell’ONU contro la tortura del 1987, cui anche l’Italia ha aderito, impone a tutti gli Stati firmatari di dotarsi di uno strumento che nel solco dell’Ombudsman della tradizione anglosassone operi nell’ambito penitenziario;

-a livello nazionale sono state presentate diverse proposte di legge al riguardo sia nella precedente legislatura che nell’attuale, ma non si è andati oltre l’esame in Commissione;

-a livello Regionale e Comunale invece sono stati istituiti e nominati i Garanti dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nella Regione Lazio, che è stata la prima ad istituire (L. R. 17.09.2003) l’”Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” ed a nominare il Garante, seguita dalle Regioni Campania, Lombardia, Marche e Sicilia, altrettanto è avvenuto nei Comuni di Bergamo, Bologna, Brescia, Ferrara, Firenze, Nuoro, Pisa, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Rovigo, San Severo, Sulmona, Sassari e Torino e nelle Province di Ferrara, Lodi, Milano e Roma.

-il nostro Comune è sede di due Istituti Penitenziari, dei quali in diverse occasioni, sia in relazione alle condizioni generali di vita dei detenuti che in particolare per l’esercizio del diritto allo studio, il Consiglio Comunale e la Commissione per le Politiche Sociali si sono occupati;

-il sostegno anche alle persone che hanno violato le leggi rientra nello spirito non solo dello Statuto del Comune di Alessandria, ma anche della “Alessandrinità” in sè e per sé intesa, se è vero come è vero che, ad opera del Rattazzi (più noto per le vicende del nostro Risorgimento che portarono all’Unità d’Italia), Alessandria conobbe l’Istituto dell’Avvocatura dei Poveri;

PROPONE
con l’approvazione della delibera di seguito estesa, la istituzione nell’ambito del Comune di Alessandria del Garante dei diritti dei cittadini sottoposti a misure restrittive della libertà personale.
Tale figura per le funzioni affidategli (promozione della cultura dell’umanizzazione della pena, promozione di iniziative d’intesa con gli Enti competenti per la fruizione di tutti i diritti da parte delle persone detenute o limitate nella libertà personale, osservazione, vigilanza e segnalazione di ogni eventuale criticità alle competenti autorità), non solo deve essere rigorosamente super partes, ma deve anche possedere acclarata competenza nel campo delle scienze giuridiche, sociali e nella tutela dei diritti, oltre che conoscenza delle realtà penitenziarie cittadine.
Alessandria 22 Ottobre2009

Il Consigliere Comunale Aldo Rovito

Proposta di Delibera di iniziativa consiliare

Avente ad oggetto: Istituzione nell’ambito del Comune di Alessandria dell’Ufficio del Garante dei diritti dei cittadini privati della libertà personale




Art. 1- Istituzione del Garante dei diritti dei cittadini sottoposti a misure restrittive della libertà personale

‘E istituito nell’ambito del Comune di Alessandria il Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, di seguito denominato Garante, al fine di tutelare, in conformità ai principi di cui agli artt. 2, 3 e 4 della Costituzione e nell’ambito delle materie di competenza comunale, i diritti di tali persone.

Art. 2. – Funzioni del Garante

1. Il Garante:
a) promuove l’esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private delle libertà personali residenti o dimoranti nel territorio comunale di Alessandria con particolare riferimento ai diritti fondamentali alla casa, al lavoro, alla formazione, alla tutela della salute, allo sport, per quanto attiene alle attribuzioni e alle competenze del Comune, e tenuto conto della loro condizione di restrizione;
b) promuove iniziative di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva;
c) promuove iniziative congiunte ovvero coordinate con altri soggetti pubblici competenti nel settore per l’esercizio delle funzioni di cui alla lettera a);
d) promuove con le Amministrazioni interessate protocolli di intesa utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite ai luoghi di detenzione, in accordo con gli organi preposti alla vigilanza penitenziaria.
2. I soggetti nei confronti dei quali il Garante espleta le sue funzioni sono: le persone ristrette negli Istituti Penitenziari, quelle in in esecuzione penale esterna, le persone sottoposte a misure cautelari personali, le persone in stato di arresto o di fermo, nonché le persone presenti nelle strutture sanitarie in quanto sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio.

Art. 3 - Nomina e durata

1. Il Garante è nominato dal Sindaco con proprio decreto, previa consultazione con la Conferenza dei Capigruppo, e previo svolgimento delle procedure previste dall’art.65 del Regolamento del Consiglio Comunale, entro 60 giorni dalla elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale.
2. Il Garante resta in carico per cinque anni. L’incarico è rinnovabile per non più di una volta.

Art. 4 – Requisiti per la nomina. Incompatibilità

1. Il Garante è scelto tra persone dotate di indiscussa e acclarata competenza nel campo delle scienze giuridiche, delle scienze sociali, ovvero delle attività sociali negli istituti di prevenzione e pena e nei Centri di servizio sociale e di esperienza acquisita nella tutela dei diritti, e che offrano la massima garanzia di indipendenza, obiettività, competenza e capacità di esercitare con efficacia le proprie funzioni.
2. La carica di Garante è incompatibile con quella di membro del Parlamento, Ministro, Consigliere o Assessore Comunale, Provinciale o Regionale, nonché di Amministratore di ente pubblico, azienda pubblica o società a partecipazione pubblica o di ente o associazione che riceva a qualsiasi titolo sovvenzioni o contributi dal Comune.
3. Il Garante non può esercitare, durante il mandato, altre attività di lavoro autonomo o subordinato.

Art. 5 – Relazione agli organi del Comune

1. Entro il 30 Marzo di ogni anno il Garante presenta una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente e sui risultati ottenuti al Sindaco e, in apposita seduta, al Consiglio Comunale.
2. Copia della relazione annuale del Garante viene inviata a tutti i responsabili delle strutture di cui all’art. 3, comma 2.
3. Il Garante può comunque riferire e richiedere iniziative e interventi all’Amministrazione Comunale di propria iniziativa ogni qualvolta lo ritenga opportuno per i fini di cui all’art. 2.

Art. 6 – Struttura, personale e indennità

1. Per lo svolgimento dei propri compiti, il Garante è assistito da un ufficio dell’Amministrazione Comunale, che sarà istituito con successiva deliberazione della Giunta Comunale.
2. Il Garante ha diritto a percepire, per tutto il periodo durante il quale esercita il suo mandato, una indennità pari al 50% di quella spettante al Sindaco.

Art. 7 – Norme transitorie e finaliIl Garante nominato per la prima volta a seguito della approvazione della presente delibera cessa dal proprio incarico contemporaneamente alla cessazione del mandato del Sindaco, e tale nomina è da ritenersi non produttiva di effetti ai fini di cui all’art. 3, Comma 2 della presente del

domenica 25 ottobre 2009

Centro Studi sull'Immigrazione e l'Emigrazione

Centro Studi sull'Immigrazione e l'Emigrazione

lunedì 19 ottobre 2009
STIAMO COSTITUENDO UN “CENTRO STUDI SULL’IMMIGRAZIONE E L’EMIGRAZIONE”, per il quale chiediamo di contattare giovani neolaureati/e in Sociologia, Economia, Demografia, Statistica, Giurisprudenza, per collaborazione. Il centro Studi si basa sulla seguente PremessaL’Italia ha conosciuto di recente il fenomeno dell’immigrazione. Il nostro è stato un popolo che ha vissuto l’emigrazione come opzione spesso stimolata dalla necessità di trovare una soluzione alla propria condizione di indigenza e insoddisfazione sociale. Molti italiani hanno rincorso, sopratuuto all’inizio del XX secolo il sogno americano dove la fiducia all’autorealizzazione ha magnetizzato un enorme flusso di popolazione.Da un recente contributo del sociologo americano Jeremy Rifkin (in Il Sogno Europeo, 2004) emerge il declino del “Sogno Americano”, privato dei suoi elementi originari e costitutivi, cui fa da contraltare il “Sogno Europeo” in ascesa con i suoi tratti innovativi, che presenta potenzialità in grado di ripercorrere, riadattandola, l’esperienza americana come polo di attrazione per individui animati dal desiderio di affermazione.Dice Rifkin:“Il sogno europeo pone l’accento sulle relazioni comunitarie più che sull’autonomia individuale, sulla diversità culturale più che sull’assimilazione, sulla qualità della vita più che sull’accumulazione di ricchezza, sullo sviluppo sostenibile più che sull’illimitata crescita materiale, sul “gioco profondo” più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sui diritti di proprietà, sulla cooperazione globale più che sull’esercizio unilaterale del potere”.Oggi l’Europa si presenta come la nuova terra delle opportunità per milioni di persone che aspirano ad inserirsi in un’area estesa in cui i rischi connessi alle opportunità di realizzazione sono mitigati, ammortizzati dagli istituti protettivi e di sostegno all’eventuale insuccesso.La scelta migratoria può avere motivazioni volontarie, indotte dall’attrazione esercitata dai paesi recettori, o imposte, originate dai paesi produttori del flusso migratorio. Entrambe le tendenze convergono delineando un ambivalente impulso declinato sia nel desiderio di opportunità ignote sia nella evasione da un ambiente ostile al quale tuttavia si appartiene.Occorre studiare i fenomeni per conoscerli e conoscerli è il presupposto essenziale, per poter agire. Per questo nasce il “Centro studi economici, giuridici e sociali sull’immigrazione e l’emigrazione”, come palestra per gli studiosi, ma anche come strumento per chi, avendo responsabilità di governo, ad ogni livello, voglia prendere decisioni, che abbiano un valore di prospettiva e non siano fondate solo sull’immediata esigenza dell’emotività.Contattateci, per ora, qui, oppure su Facebook, oppure al mio indirizzo aldo.rovito@libero.it

Principi guida per una possibile politica di integrazione

Principi guida per una possibile politica di integrazione

sabato 17 ottobre 2009 alle ore 12.30
'E UN ARGOMENTO DIFFICILE:NON PRETENDO, a differenza di tanti, DI AVERE LA VERITA' IN TASCA: CHIEDO CRITICHE,PROPOSTE E CONFRONTO Grazie!L’Italia ha conosciuto di recente il fenomeno dell’immigrazione. Il nostro è stato un popolo che ha vissuto l’emigrazione come opzione spesso stimolata dalla necessità di trovare una soluzione alla propria condizione di indigenza e insoddisfazione sociale. Molti hanno rincorso, sopratuuto all’inizio del XX secolo il sogno americano dove la fiducia all’autorealizzazione ha magnetizzato un enorme flusso di popolazione.Da un recente contributo del sociologo americano Jeremy Rifkin (in Il Sogno Europeo, 2004) emerge il declino del “Sogno Americano”, privato dei suoi elementi originari e costitutivi, cui fa da contraltare il “Sogno Europeo” in ascesa con i suoi tratti innovativi, che presenta potenzialità in grado di ripercorrere, riadattandola, l’esperienza americana come polo di attrazione per individui animati dal desiderio di affermazione.Dice Rifkin:“Il sogno europeo pone l’accento sulle relazioni comunitarie più che sull’autonomia individuale, sulla diversità culturale più che sull’assimilazione, sulla qualità della vita più che sull’accumulazione di ricchezza, sullo sviluppo sostenibile più che sull’illimitata crescita materiale, sul “gioco profondo” più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sull’incessante fatica, sui diritti umani universali e su quelli della natura più che sui diritti di proprietà, sulla cooperazione globale più che sull’esercizio unilaterale del potere”.L’Europa si presenta come la nuova terra delle opportunità per milioni di persone che aspirano ad inserirsi in un’area estesa in cui i rischi connessi alle opportunità di realizzazione sono mitigati, ammortizzati dagli istituti protettivi e di sostegno all’eventuale insuccesso.La scelta migratoria può avere motivazioni volontarie, indotte dall’attrazione esercitata dai paesi recettori, o imposte, originate dai paesi produttori del flusso migratorio. Entrambe le tendenze convergono delineando un ambivalente impulso declinato sia nel desiderio di opportunità ignote sia nella evasione da un ambiente ostile al quale tuttavia si appartiene.L’Italia ha una collocazione geografica che la espone agli sbarchi clandestini provenienti sia dall’Europa Orientale sia dal Nord Africa.Nell’affrontare la tematica relativa al flusso migratorio bisogna avere la consapevolezza che sono fallimentari gli approcci finalizzati al suo arresto; bisogna invece interrogarsi su iniziative di governo del fenomeno sia sotto il profilo della sicurezza, ispirato alla fermezza, sia sotto il profilo dell’opportunità, orientato alla solidarietà.La fermezza si esprime nel contrasto alla clandestinità che oltre a collocarsi nell’ambito dell’economia irregolare del lavoro nero, rappresenta fonte di inquietudine sociale per i suoi potenziali risvolti criminosi.L’opportunità di governare l’immigrazione parte dal presupposto che è sbagliato ipotizzare il blocco delle frontiere, perché la povertà dei paesi da cui si origina il flusso migratorio persisterà. Inoltre, il lavoro extracomunitario mantiene vitali determinati settori produttivi, pertanto ha una valenza economica positiva che non possiamo mortificare, ma assecondare, agevolando l’effettiva integrazione degli immigrati.L’integrazione costituisce un fattore di contenimento dei possibili focolai di rivolta sociale animati dalla discriminazione che promuove un risentimento dell’escluso.Dice Rifkin in Il Sogno Europeo:“…la discriminazione perpetua il ciclo povertà-alienazione e alimenta le fiamme della rivolta sociale, generando un circolo vizioso che non è facile spezzare. A ciò si aggiunga che spesso i i genitori immigrati non hanno la capacità di esercitare sui figli il controllo parentale che, nella comunità di origine, avrebbero esercitato tradizionalmente. L’indebolimento dell’autorità della famiglia, combinato con la povertà e con il senso di sradicamento, costituisce un potente fattore di innesco di comportamenti criminosi ed antisociali”.Come non sono tollerabili azioni discriminatorie verso coloro che intendono agire nell’ambito della legalità e inserirsi nella società ospitante, accettandone i valori comuni come esito di una sedimentazione culturale ancestrale, altrettanto intollerabili risultano forme di importazione della criminalità, che rifiutano il sistema cogente del diritto nazionale.L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana –ed europea- e lo scarso indice di natalità, debbono imporre una politica di promozione della famiglia e della natalità.“L’età media in Europa, oggi di 37,7 anni, nel 2050 sarà di 52,3, mentre nello stesso periodo negli Stati Uniti l’età media non toccherà i 35,4 anni”(in J. Rifkin, già citato). Le analisi previsionali sostengono che la popolazione europea al 2050 diminuirà del 13%. Sono dati sui quali riflettere e non per ritenere l’immigrazione un fenomeno “necessitato” anche per sostenere la competitività economica del sistema europeo, o per lo meno non soltanto per questo. In primo luogo una sera e programmata politica demografica, fatta di concreti sostegni alla famiglia e alla natalità. Contemporaneamente occorrerà anche dotarsi di una strategia politica che favorisca l’integrazione partecipata, rispettosa e sentita, in cui i diritti siano affiancati dai doveri, respingendo con “tolleranza zero” i fautori della decomposizione della struttura sociale e culturale dei paesi di accoglienza perché non ambiscono ad integrarsi ma a disintegrare.Dice Pera in Senza Radici:“Integrare è diverso da aggregare, profondamente diverso: l’integrazione presuppone un dialogo a partire dalla mia posizione (a partire dai valori propri), l’aggregazione presuppone l’accondiscendenza. L’integrazione non implica la parità delle posizioni di partenza; implica la pari disponibilità ad accettare l’eventuale approdo comune.”Il maggior indice di natalità proprio delle popolazioni di cultura mussulmana e non, provenienti dall’Africa è un dato di fatto: da ciò può ipotizzarsi, rebus sic stantibus, cioè in assenza di una strategia politica complessa, che ad una politica di sostegno e promozione della famiglia e della natalità affianchi una strategia di valorizzazione e conservazione dei propri connotati culturali caratteristici, una preponderanza demografica di tali popolazioni nel vecchio continente. L’inerzia sarà causa di una progressiva estinzione fisica e culturale del Vecchio Continente. Senza alimentare posizioni razziste o discriminatorie, occorre agire con la consapevolezza che abbiamo l’obbligo morale di preservarci come cultura e impedire che gli ingressi di oggi siano il primo passo della colonizzazione di domani, pretendendo e, se occorre, imponendo a chi vuole soggiornare nei nostri territori, il rispetto dei nostri valori, l’osservanza delle nostre leggi, il riconoscimento dei principi fondamentali su cui si basa la nostra Costituzione.La Carta Costituzionale contiene valori sociali che sono stati ispirati anche dalla tradizione cristiana: la sua accettazione soltanto può rappresentare la vera volontà di effettiva integrazione e di consapevole rispetto delle regole del Paese ospitante.Se non reagiamo, il rischio è l’estinzione della nostra cultura per l’effetto congiunto della depressione demografica e del radicalismo religioso.Al giorno d’oggi non esistono più sistemi culturali confinati negli ambiti nazionali. La mobilità insita nel concetto di globalizzazione rende la diaspora culturale un viaggio non di sola andata: i sistemi di comunicazione mantengono vitali i rapporti con le fonti culturali da cui si trae incessante alimento. Il modello di interazione può definirsi reticolare, instaurando un collegamento ininterrotto tra i vari nodi che compongono la rete. Difendere e perorare la propria specificità culturale, la propria identità, pretendendone il rispetto, non significa trincerarsi dietro posizioni xenofobe. Le diversità debbono coabitare, rispettarsi, riconoscersi e conservare ciascuna la propria tradizione,senza imporsi sulle altre perché la propria “origine” non deve coincidere con la “fine” delle altre fonti culturali.Come esempio concreto di integrazione in atto, possiamo esaminare la riunificazione europea a 25 stati, che rappresenta un caleidoscopio di identità e di sentimenti che si armonizzano in una nuova comunità europea che si riconosce nell’UNITA’ NELLA DIVERSITA’. Questo è il principio che meglio condensa i propositi integrativi e quelli di preservazione della ricchezza identitaria. L’Europa come collettore di identità diverse che confluiscono in una comune cornice istituzionale, integrandosi senza alcuna propensione o volontà di sopraffazione, in quanto consapevoli delle comuni radici.“Radicizzare” una identità è cosa ben diversa dal “radicalizzarla” perché non vi è alcun intento finalizzato a rivestire l’essenza di una tradizione (culturale, storica, religiosa,…) con l’abito dell’intolleranza.Il presupposto dell’autentica integrazione è rappresentato da una realtà nella quale inserirsi: NON CI SI INTEGRA NEL NULLA!Occorre per questo avere piena consapevolezza delle proprie tradizioni culturali, per potersi confrontare con “altre” tradizioni e per pretendere che queste “altre” tradizioni ad esse si adeguino.

Palermo. Dava notizie di mafia:giornalista punita.

Palermo. Dava notizie di mafia:giornalista punita
domenica 9 agosto 2009 alle ore 11.35
PalermoDava notizie di mafiagiornalista punitaInserire notizie di crona-ca giudiziaria che riguardanopolitici sotto processo per ma-fia nella rassegna stampa rovi-na “i sani interessi aziendali”dell’Ast, l’Azienda Siciliana trasporti. Per questo motivola Giornalista Valeria Giarrus-so, dipendente dell’azienda, èstata sollevata dall’incarico direalizzare, appunto, la rasse-gna stampa. Nei suoi confron-ti il Presidente dell’Ast, Dario Lo Bosco, ha pure avviato unaContestazione “a tutela” della società. Questa la notizia, come riportata dalla Stampa del 6 agosto a pag.18. Non so se e con quanta evidenza altri quotidiani nazionali l’abbiano riportata, né tantomeno so come si siano comportati i giornali siciliani. Certo, nella stessa pagina della Stampa quel giorno la notizia più importante, titolo su quattro colonne e foto, era dedicata allo sciopero dei bagnini sulle spiagge di Rimini.Qualche settimana prima tutti i giornali avevano dedicato chi più chi meno ampi spazi al ricordo dell’eccidio mafioso in cui fu assassinato il giudice Paolo Borsellino. Ma, passato l’anniversario e la sua celebrazione, torna il silenzio. Fatti come quello della giornalista di Palermo rimossa dall’incarico perché inseriva notizie di cronache giudiziarie riguardanti politici sotto processo per mafia, sono invece ancora più gravi di un omicidio perpetrato, perché spiegano meglio e più di ogni indagine sociologica o di ogni inchiesta parlamentare, come e perché la mafia in Sicilia, malgrado tutti i colpi che Magistratura e Forze dell’Ordine continuano a infliggerle continui a prosperare. Ovviamente non conosco gli sviluppi dei fatti, ma mi piacerebbe apprendere che il Sig. Dario Lo Bosco sia stato rimosso dalla carica. In attesa, vorrei non essere il solo ad esprimere solidarietà alla Sig.ra Giarrusso: propongo che le rassegne stampa realizzate dai Comuni, dalle Provincie e dalle Regioni OBBLIGATORIAMENTE contengano notizie tratte dalle cronache giudiziarie locali o nazionali riguardanti la mafia.
P.S. Dopo una settimana, sempre da La stampa si è appresa che la mobilitazione registratasi in tutta Italia, ha fatto revocare l'annunciato trasferimento della giornalista